A Livorno si cerca l’ennesimo caso Solimano

Ormai siamo abituati ormai da anni: tutte le volte che Marco Solimano viene candidato ad una carica, riemerge la polemica sul passato di militanza in Prima Linea dello storico dirigente Arci.
Qualche anno fa, alla vigilia di una tornata elettorale, fu proprio il PD a bloccare la nomina di Solimano assessore temendo ripercussioni sul voto. Oggi, con una lettera indirizzata a Mattarella e firmata assieme a tre associazioni di parenti di vittime del terrorismo, ci prova il centrodestra livornese sperando di bloccare un nuovo mandato di Solimano a garante dei detenuti livornesi.
Terrei bene tra parentesi il fatto che, per quello che mi riguarda, Solimano non ha mai convinto né come dirigente Arci né come esponente del centrosinistra: in una sorta di Pantheon dell’affossamento di Livorno da parte di quell’area politica direi che un piccolo spazio con foto e riquadro se l’è proprio guadagnato. Terrei anche bene conto delle osservazioni di chi parla delle nomina di Solimano come restaurazione dei nessi clientelari di centrosinistra. Non c’è da stupirsi visto che la nomina è espressione di una maggioranza politica livornese che è una miscela di mummie e di persone di scarso valore.
Quello che va evidenziato, invece, è che Marco Solimano -piaccia o non piaccia – gode pienamente e LEGITTIMAMENTE dei diritti civili che gli permettono stare nella vita politica e amministrativa. Intendiamoci, Prima Linea non è stata un’organizzazione di gitanti del politico: solo uno dei suoi episodi minori – il sequestro di 190 tra docenti e studenti della scuola quadri della FIAT a Torino e la gambizzazione sul campo di dieci persone a scelta – oggi sarebbe considerato come una delle aberrazioni se non del secolo almeno del decennio. Ma oggi non è affatto ieri visto che quell’episodio, come la storia di Prima Linea, sta all’interno della guerra civile a bassa intensità che ha attraversato l’Italia per oltre un decennio e che è abbondantemente chiusa da tempo. E, fa bene ricordarlo, Solimano non si è guadagnato il godimento dei diritti civili con una amnistia, come avvenuto per i fascisti grazie a Togliatti, ma con un periodo di detenzione. Quindi Solimano gode legittimamente dei propri diritti civili e non deve rispondere a nessuno se viene messa in discussione la sua appartenenza alla sfera politica e amministrativa.
Va rimarcato che, a oltre quaranta anni dai fatti e a periodo storico completamente concluso, continuano a farsi sentire le associazioni dei familiari del terrorismo che provano a bloccare il godimento, maturato, dei diritti civili altrui nonostante il travaglio di quel drammatico periodo. Qui deve essere chiara una cosa: chi si mette a sindacare sui diritti civili maturati non cerca giustizia ma vendetta. Chi antepone il giudizio dei rappresentanti dei familiari alle procedure dello stato di diritto è fermo alla giustizia medievale. E questo non è accettabile.

nlp

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