Assetization, il nuovo capitalismo tecnomorfo

Pochi anni fa, per una rivista della Sage, esce un articolo Rethinking Value in the Bio-economy veramente importante per capire il passaggio dal capitalismo della commodification a quello della assetization. Le tesi dell’autore, Kean Birch, sono abbastanza nette, in un percorso di analisi che va dalla finanza alle life science: questo passaggio trova le bioscienze come elemento paradigmatico sia di spiegazione che di creazione di valore. Di cosa stiamo parlando? Per Birch di un processo di valorizzazione capitalistico dei prodotti delle bioscienze che non è più legato alla loro commodification,  la “semplice” trasformazione in merci, ma ad una più complessa assetization. Ovvero ad un processo di produzione di valore dei prodotti delle bioscienze che vede l’intervento della finanza e, quindi, la trasformazione di questi prodotti in asset ovvero in beni che, secondo Birch, producono reddito o rendita piuttosto che commodities che possono semplicemente solo essere vendute. Naturalmente anche gli asset possono essere venduti ma si rivelano, in questo caso, qualcosa di più complesso della commodity perché, oltre ad essere commerciabili, producono reddito (o rendita) e si riproducono grazie all’intervento di due elementi ad alta complessità: la finanza e l’evoluzione tecnologica. In poche parole, Birch attualizzava esplicitamente l’analisi di Veblen di On the Nature of Capital del 1908,  legate al concetto di asset, stando attento alle evoluzioni della finanza, che comunque all’epoca di Veblen raggiungeva già elementi di alta complessità, e a quella delle mutazioni tecnologiche.  All’inizio di questa decade Birch, assieme a Fabian Muniesa, ha editato un testo, Assetization,  per la MIT Press Academic dove queste analisi passano dalla bioeconomia all’economia e alla società tout court con enormi implicazioni per la morfologia sociale.

Nel testo tutti gli autori intervenuti ruotano, lavorando su campi diversi, attorno a un terreno comune: l’asset è divenuto il fondamento del capitalismo tecnomorfo quello nel quale vita, comportamenti e relazioni sono plasmate da un intreccio indistinguibile tra interazione umana e tecnologia. In questo processo l’assetizazion è maggiormente funzionale alle esigenze di riproduzione della finanza, rispetto alla commodification, e la questione teorica diviene quindi capire quali sono le attività, gli interessi, le specializzazioni, le modalità organizzative, i rapporti sociali che mutano in questo scenario.  Naturalmente, nel libro, oltre al settore delle life science, vengono messi ad analisi i processi di assetization della conoscenza, delle infrastrutture, della stessa natura e dell’educazione.  Quest’ultima, nel testo, passa da essere un diritto ad essere un asset pubblico che deve svilupparsi secondo i criteri della produzione di redditività e in sinergia con le esigenze della finanza e dell’evoluzione tecnologica. Un testo, già da ora, imprescindibile per capire cosa sia il capitalismo oggi.  Magari vi si trovano affermazioni troppo nette, che aiutano poco a capire dove si annidi, e non di poco, la commodification ancora oggi, o troppo sottili (nella differenziazione tra tipologie di assetization) ma sicuramente entro un lavoro ineludibile per capire la quarta rivoluzione industriale oggi.

 

nlp

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