Bilancio comunale ’20-’22: aiutare le banche, deprimere gli investimenti sul territorio

La discussione sulla previsione di bilancio comunale, recentemente approvata, può essere affrontata in tanti modi. Ad esempio puntando sugli sprechi da ridurre, sulle poste di bilancio da spostare, sulla conformità a legge delle procedure utilizzate etc.  Si tratta di una discussione entro i confini posti dalle norme, in questo caso quelle del bilancio consolidato che guardano comunque a una amministrazione pubblica che, sui territori, si ritira lasciando spazio al potere di investimento dei capitali che, da noi, non ha grande consistenza. E una discussione di questo genere è guidata sia da un pò di miti – quello, caldo, del riequilibrio di bilancio grazie al recupero dell’evasione fiscale, quello freddo della giustizia sociale ottenuta “punendo i trasgressori” –  sia , giocoforza, da uno scontro sulla allocazione di risorse comunque scarse.  Quella che qui si propone invece è una discussione fuori da questi confini che guarda 1) agli effetti che il bilancio ha sul territorio guardando alle tendenze generali e non alle spese specifiche 2) al tipo di soggetto pubblico che è diventato l’amministrazione comunale e all’impatto di questo tipo di soggetto con territorio affetto da economia in declino, poca innovazione tecnologica, un tasso di invecchiamento molto alto: insomma, i prerequisiti livornesi per una depressione economica senza limiti e con le difficilissime fasi di ristrutturazione degli anni ’20 tutte davanti, con l’innovazione tecnologica che diminuirà i residui presidi occupazionali labour intensive (pubblici e privati).

Naturalmente Livorno, che economicamente è in caduta libera dall’inizio di questa fase di crisi testimoniata dalla ricorrenza della deflazione sul territorio, salvo l’area portuale (che comunque oggi manifesta criticità)  subisce le politiche di bilancio comunali imposte dalle ristrutturazioni che si sono susseguite dal 2007 ad oggi: tagli radicali ai trasferimenti dallo stato centrale, “razionalizzazione” della spesa, esternalizzazioni, riduzione del personale, problemi di gettito fiscale, bilanci governati in buona parte dal pilota automatico della legislazione, dallo stato, accomodamenti di bilancio che guardano ai soggetti vicini all’amministrazione comunale piuttosto che ad un orizzonte complessivo. Questo in presenza di una moltiplicazione dei bisogni, della necessità di intervento della mano pubblica. che è naturale in periodo di crisi. Abbiamo invece avuto, dalla metà degli anni zero, un processo marcato di contrazione della presenza della macchina amministrativa del territorio e, contemporaneamente, la riduzione del peso della mano pubblica come moltiplicatore dell’economia territoriale. Se aggiungiamo che l’immissione di capitali su Livorno, quando c’è stata (come nel caso TDT) è stata capital intensive, ovvero senza ritorno occupazionale, allora capire a quale futuro si attrezza l’amministrazione comunale è comprendere che tipo di soggetto pubblico è egemone nei prossimi anni.

Cominciamo il nostro viaggio sulle previsioni di bilancio dell’amministrazione, e quindi sul futuro prossimo del governo del territorio, con un grafico, come gli altri qui pubblicati, prodotto dallo stesso comune: il costo futuro dell’indebitamento

 

SIAMO DI FRONTE AD UNA VOCE IMPORTANTE: chi legge i bilanci pubblici conosce un vecchio trucco: quello di evidenziare un debito un anno (es. 2020) per prevederne la riduzione a partire dall’anno successivo: il debito in questo modo appare più sostenibile, anche se l’anno successivo crescerà, legittimando nel presente una minore aggressione delle spese correnti. Invece qui la previsione del debito, composto da interessi passivi ed entrate correnti, sale ed è segno che si tratta di una tendenza non comprimibile, quacosa che ha un ruolo non proprio secondario in tutto il bilancio dell’amministrazione.  Bisogna considerare che il costo dell’indebitamento, sempre da dati forniti dall’amministrazione comunale, prevede, dal 2021, una riduzione del costo del personale lasciando quindi alla voce interessi passivi un importante rilievo. Sul costo indebitamento incidono diversi fenomeni, dalla finanza di rischio – come il derivato tossico denunciato da Stella Sorgente – ai mutui contratti, al tasso di interesse praticato dalle banche verso l’amministrazione. Su tutti questi tre fenomeni, storicamente, c’è difficoltà ad avere quadro e documentazione completa nonchè un’analisi realistica degli scenari possibili e alternativi di indebitamento. E non parliamo poi dell’assenza di studi pubblici e sistematici sull’intero sistema finanziario locale. Ma nei grafici dell’amministrazione poche cose come le tendenze rappresentate dagli stessi funzionari del comune dimostrano come all’aumento del costo dell’indebitamento, che comunque contribuisce a sviluppare l’industria finanziaria, corrisponda una netta diminuzione dell’indebitamento per investimenti sul territorio, sull’economa reale insomma.

insomma si fa cassa, con previsioni di recupero fiscale ottimistiche vista la crisi del territorio, per gli interessi passivi e si evitano di raccogliere fondi per gli investimenti che vedono, in questo modo, un bel crollo a partire già dal 2019. Insomma, seguendo fedelmente le policy implicite nelle norme nazionali, adattandole agli interessi locali, ne viene fuori una amministrazione che si preoccupa prima di tutto del rapporto con le banche e, di conseguenza, di limitare quello con l’economia territoriale. Sempre se le previsioni di recupero crediti, a fronte di un territorio che ha poche risorse, si rivelino azzeccate (e qui ci sono dei dubbi ma un’altra volta..). Altrimenti tra interessi passivi da pagare e investimenti da implementare non c’è molto da capire quale voce vedrà una riduzione.

sui tagli agli investimenti parlano le percentuali ufficiali: l’amministrazione della “svolta culturale” taglia, in un triennio, quasi l’87 per cento delle spese di investimento per il diritto allo studio, il 47 per cento sulle politiche giovanili (tanto quando il sindaco ha fatto il selfie con gli amici di Greta è tutto ok..), e la stessa amministrazione che ha decretato un surreale stato di emergenza ambientale, rimasto ovviamente sulla carta dopo fiumi di retorica, prevede di tagliare in un triennio il 39 per cento di investimenti sullo sviluppo sostenibile e il 66 per cento dei fondi di questo tipo destinati alla mobilità. Tutto questo ammesso, e non concesso, che il recupero crediti, in un territorio dove proliferano insolvenze e fallimenti, proceda spedito altrimenti queste percentuali, in peggio, andranno riviste.

Ora chi scrive, su differenti testate nel tempo ha fatto notare, seguendo un filone consolidato di analisi, come tagli agli enti locali, e conseguente legislazione rigida sulla spesa, siano stati forti (qui un prospetto del 2017) ed abbiano avuto, lungo tutto il decennio passato, almeno due conseguenze 1) deprimere lo stimolo pubblico alle economie territoriali 2) comprimere i l’autonomia reale dei territori che è sempre un’autonomia di spesa. Poi conosciamo bene i difensori dell’amministrazione, anche quelli che formalmente sarebbero all’opposizione: la lingua comune che parlano, che ha condotto Livorno al disastro, è quella che tende sempre a minimizzare i problemi e a esternalizzare le responsabilità di quanto accade. C’è un problema però: il tipo di animale che esce da queste previsioni di bilancio è esattamente il contrario di quello che il territorio ha bisogno: perfettamente adattato alle esigenze bancarie, naturalmente repellente a quelle di investimento sul territorio che è in crisi economia, poco innovativo e con alto tasso di invecchiamento.

E la prima grande cosa di cui avrebbe bisogno il territorio è di una trattativa e di una moratoria con le banche, e con i soggetti finanziari con i quali ha contratti e rapporti, per diminuire il peso degli interessi passivi sul bilancio pubblico in modo da dirottare risorse altrove. La prima, poi la governance economica del territorio, per produrre benefici, dovrebbe essere radicalmente differente da quello che si prefigura con le varie iniziative di cui si ha notizia dai giornali. Ma questo in altro articolo, un pò di realtà alla volta, che diamine, siamo livornesi.

E la sinistra?  Diciamo solo che, entrare nel dettaglio  inquieterebbe troppe anime che si pretendono candide . Lasciamo quindi alla realtà l’onere di presentare il conto, che non sarà leggero, a chi se lo merita  Certo, prima il conto arriva meglio è perchè solo un ciclo politico completamente nuovo può favorire una inversione di tendenza, sul territorio, che può avvenire solo in modo profondo se si intende cambiare in meglio la vita della nostra città. Altrimenti Livorno è attesa da un futuro di consiglieri tanto presenti nei selfie e nei post da simpatici quando assenti e inutili – non solo per logiche da cortile e docilità verso il potere ma anche per reale ignoranza dei problemi – di fronte ad estese criticità  strutturali di un territorio a rischio agonia.

 

per codice rosso, nique la police

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