Bolivia: il MAS e un trionfo travolgente

Vittoria elettorale della sinistra in Bolivia

Nel novembre 2019 uno dei primi articoli che abbiamo pubblicato sul neonato sito di Codice Rosso è stato uno speciale su quanto stava avvenendo in Bolivia (https://codice-rosso.net/speciale-bolivia-rischio-golpe/): il presidente Morales, nonostante la vittoria del suo MAS alle elezioni, era stato destituito da un cosiddetto “golpe suave”. Il malcontento provocato dalla decisione di Morales di forzare le disposizioni di legge per ricandidarsi aveva creato il contesto favorevole per false accuse di brogli, pressioni internazionali, tumulti provocati dall’estrema destra fascista e appoggio dell’esercito al tentativo di golpe. Il potere era quindi passato nelle mani di un gruppo impresentabile di reazionari che ieri 19 ottobre 2020 il popolo boliviano ha costretto a tornare nell’oscurità. Sulle elezioni appena concluse pubblichiamo la seguente traduzione (red)

 

Por Pablo Jofré Leal | 19/10/2020 | Bolivia

Arce e Choquehuanca (MAS) hanno ottenuto il 52,4% contro il 31,6% del candidato di destra Mesa nonostante l’intervento vergognoso dell’OSA (Organizzazione degli Stati Americani), del Dipartimento di Stato nordamericano e di un’ultradestra subordinata agli ordini di forze esterne. Nonostante tutto questo il MAS e il suo binomio formato da Luis Arce Cataroa come presidente e David Choquehuanca alla vicepresidenza hanno conquistato una vittoria clamorosa e indiscutibile nelle elezioni alle quali erano chiamati 7,3 milioni di boliviani.

Il 53% e una differenza di 20 punti su Carlos Mesa Gisbert (31,2%) e quaranta punti su Luis Fernando Camacho (14,1%), sono cifre straordinarie, che rappresentano aria fresca per la lotta dei popoli. Con questo si conferma, così come si sosteneva, che c’era stata un’operazione diretta a impedire la vittoria del MAS da parte della destra nelle elezioni del 2019, con l’avallo dei governi di destra latinoamericani e il silenzio complice degli organisi internazionali. C’è stato un colpo di Stato orchestrato da Washington e dai suoi alleati incondizionati e il trionfo di questo 18 ottobre permette al popolo boliviano di tornare al Palacio Quemado e inoltre controllare le due camere del parlamento. Una vittoria che comporterà un enorme impatto regionale e internazionale, che dà nuovo respiro al progressismo in America Latina e che ripristina la democrazia per la Bolivia e il suo popolo, che saggiamente torna a confidare in coloro che gli hanno dato dignità, e dice no al razzismo, alla rapina, alla sottomissione a Washington e no alla corruzione.

Tanto più la destra golpista rimandava la convocazione delle elezioni, con una strategia politica sbagliata del governo de facto presieduto da Jeanine Añez, più le sue possibilità si indebolivano. Questo perché ci si trovava di fronte alla politica suprematista, razzista, di estrazione fascista, di insulto al popolo indigeno e ai suoi simboli e cultura e in questo contesto la società boliviana, i più umili, avevano più tempo di fare un confronto con quello che era stato un processo rivoluzionario che per 14 anni aveva cambiato il volto e l’organismo intero a questa Bolivia. Una rivoluzione che aveva nazionalizzato le risorse naturali, che aveva portato gli indigeni a occupare Palacio Quemado e dire al mondo che la Bolivia esisteva, che aveva una dignità che aveva bisogno di emergere dopo centinaia di anni di sottomissione e abuso. Ogni giorno che passava il popolo metteva sempre di più sulla bilancia i golpisti e il MAS.

Il ministro del governo della dittatura, l’imprenditore Arturo Murillo ha passato lunghe ore la notte del 18 a premere sui mezzi di comunicazione, sul Tribunale Supremo Elettorale e gli istituti demoscopici perché non dessero notizia di quello che si sapeva già alle 20 e la cui visibilità è stata ritardata di quattro ore: la vittoria del MAS era indiscutibile essendoci stata una maggioranza schiacciante. Una manovra che aveva iniziato ad essere cucinata durante le visite fatte da Murillo alla sede della OSA alla fine di settembre e al Dipartimento di Stato diretto da Mike Pompeo, che avevano dato gli ordini e gli appoggi necessari per impedire che il MAS tornasse a presiedere il governo. Un piano che ha mostrato il suo fallimento assoluto, una sconfitta dell’impero e dei governi di destra latinoamericani coordinati da Almagro.
Il risultato del riconteggio è stato chiaro e premeditatamente ritardato. Lo stesso ex presidente Evo Morales, in conferenza stampa dall’Argentina ha sostenuto “Gli istituti demoscopici si rifiutano di pubblicare gli exit poll. Si sospetta che stiano nascondendo qualcosa”. Da parte sua Sebastián Michel, portavoce del MAS, ha segnalato che esisteva una strategia del governo de facto per ottenere che non si desse informazione e generare così un clima di violenza con l’obiettivo finale di annullare le elezioni. L’enorme distanza nelle cifre tra Arce e Mesa ha reso impossibile portare a termine quello che il Dipartimento di Stato nordamericano, insieme all’OSA, avevano progettato con l’estremista di destra Ministro di Governo Arturo Murillo.

La parte più difficile viene ora, per riportare alla normalità una vita distorta dalla dittatura che ha violato i diritti umani in tutti gli ambiti nei quali possono essere violati; sanitari, integrità fisica, nell’accesso al lavoro, all’educazione, nei diritti civili e politici. Ora arriva la giustizia per i morti, e per gli umiliati la guarigione dalle ferite provocate da un governo de facto che ha calpestato i diritti di milioni di boliviani e boliviane.
In un’interessante analisi di Mario Rodríguez, giornalista ed educatore popolare boliviano con una specializzazione in interculturalità, i risultati di queste elezioni del 18 ottobre “sono state una vittoria nel territorio del nemico, in un campo conservatore dove si è coagulato quanto di più fascista possa avere la politica. Articolato nei settori più retrogradi che ci possono essere in un Paese. Una vittoria sul denaro, il potere mediatico, i poteri egemonici. Questo quadro permette di evidenziare che in primo luogo è evidente che si tratta di una vittoria del popolo boliviano, che supera la conformazione partitica e immerge la società nella ricerca del suo futuro.
In secondo luogo, per l’analisi interna di quello che è stato un punto centrale nel masismo, si è definito il soggetto del plurinazionale, con un ampio ventaglio di possibilità che è necessario rafforzare. Una vittoria controvento e contro la marea, che permette di pensare a trasformazioni profonde. Un terzo elemento è che c’è bisogno di una profonda riflessione e di una critica rispetto a quello che sono stati i governi del MAS per ricomporre elementi che sono stati erosi e che necessitano di essere ricostituiti nella capacità di partecipazione popolare. E in quarto luogo questa vittoria è un enorme impulso per le lotte popolari in Latinoamerica, la patria grande.

Chiaramente questo è un alloro ottenuto dal MAS, una conquista enorme, che riflette la correttezza di tre lustri di governo trasformatore in Bolivia, che nell’ora della comparazione ha battuto di centinaia di migliaia di voti questa destra riottosa. Una sconfitta del fascismo che farà male alla destra, al gruppo di Lima, al convertito Luis Almagro che dovrà rispondere di questa sconfitta di fronte ai suoi padroni statunitensi, che ha speso centinaia di milioni di dollari per cercare di consolidare un governo de facto e dare delle possibilità alla destra boliviana di cercare di tornare a esercitare i suoi governi nefasti, fallendo clamorosamente in questa missione che li rende visibili per quello che sono: opportunisti, razzisti, superbi e di visione limitata, per far contare pienamente il pensiero e le aspirazioni di un popolo che ha imparato a difendere la sua dignità.
Per il trionfatore di queste elezioni del 18 ottobre Luis Arce Catacora, la sfida è chiara “Abbiamo recuperato la democrazia e la speranza, così come stiamo recuperando anche la certezza di poter favorire la piccola, media e grande impresa, il settore pubblico e le famiglie boliviane. Governerò per tutti i boliviani e lavorerò per rimettere in cammino, soprattutto, la stabilità economica del Paese”. Luis Arce ha ringraziato il popolo boliviano per la fiducia, i militanti del MAS, la comunità internazionale e gli osservatori che sono venuti per supervisionare le elezioni.

Il MAS ha ottenuto una vittoria inappellabile, nonostante il Covid 19, le minacce del governo e i tentativi di impedire che si votasse. Il MAS ha vinto in modo schiacciante nelle grandi città e nell’ambiente rurale. Non c’è stato un luogo in Bolivia dove il mondo masista non sia riuscito a far mordere la polvere della sconfitta a Carlos Mesa, Luis Fernando Camacho e ai loro sostenitori. Il MAS ha vinto nonostante l’opera di destabilizzazione dell’OSA e della marionetta Luis Almagro segretario generale di questa organizzazione, definita il Ministero delle colonie degli Stati Uniti. Il MAS ha vinto nonostante le potenti forze contrarie, perché alla marcia giusta non ci sono freni possibili.
Il MAS ha vinto perché il saggio popolo della Bolivia ha capito che nonostante tutte le critiche che si potevano fare al suo movimento ha fatto un lavoro che aveva al centro i più svantaggiati della Bolivia, per la difesa dei loro diritti e la costruzione di quelli negati, a quelli che per centinaia di anni sono stati umiliati, denigrati e che con il MAS hanno cominciato a camminare a passi da gigante. Non c’è freno possibile quando un popolo difende il suo.

Fonte: www.rebelion.org/el-mas-y-un-triunfo-arrollador

Traduzione per Codice Rosso di Nello Gradirà

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