COVID-19 e Sport Giovanile

Se in questa pandemia ci fosse da cercare chi è stato più penalizzato sotto l’aspetto sociale, certamente il primo posto andrebbe a tutta la nuova generazione e quando parliamo di nuova generazione si intende tutti quei giovani che, ad oggi, si sono visti togliere ogni diritto possibile e immaginabile a tutela della sicurezza sanitaria nazionale.

Questo primato che nessuno gli riconosce e che nessuno ha pensato mai di dover spiegare o giustificare a questi ragazzi, che si sono visti, da un giorno all’altro, togliere ciò che è fondamentale sotto l’aspetto psico fisico: la quotidianità.

In tal senso risultano fondamentali sia la socializzazione scolastica, che prevede contatti umani con i propri coetanei ed emozioni varie date dal confronto che l’ambito scolastico è in grado di fornire, ma che non è possibile assolutamente avere con la tanto acclamata Didattica a distanza, sia quello che più di tutti ha caratterizzato un cambiamento socio-psicologico nella personalità di questi ragazzi che non è altro che la perdita totale di ogni attività motoria con le rispettive emozioni, sia fisiche sia psichiche, che si ritrovano nello sport che ognuno di loro svolge con molta dedizione e ambizione.

Sport giovanile che è stato interrotto bruscamente, senza alcuna considerazione da parte di nessuno, nel motivare e nell’aiutare a digerire mentalmente tale perdita quotidiana a tutti questi ragazzi; inoltre essi vedono e sentono gli sforzi che le federazioni fanno per cercare di far riprendere i campionati più importanti; eppure le stesse Federazioni non menzionano mai la loro attività sportiva che in fondo è fondamentale ed essenziale per l’esistenza stessa di questi Campionati maggiori che molti vogliono far ripartire a tutti i costi.

Per questo ci sentiamo di far nostre le tematiche affrontate in un articolo di Tuttocampo.it con un’intervista al Prof. Pozzoli perché spiegano bene quali sono le problematiche che si trovano a dover gestire tutti questi ragazzi, senza che nessuno se ne preoccupi, ignorandoli completamente e lasciandoli in pasto a tutto quel mondo di didattica a distanza, di videogiochi e di social che li stanno  assorbendo totalmente.


Foto di copertina di Paolo Monti, Venezia 1960.

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