Comunicazione e culture

Da Zerocalcare a Squid Game: il futuro è tutto qui?

In questo articolo non discuteremo  di “Strappare lungo i bordi” di Zerocalcare o di “Squid Game” di cui hanno parlato ormai tutti,  gatti, piante  e muri… Ma vorremmo solo  mettere in evidenza alcuni piani economici, sociali e culturali da cui e in cui parliamo, siamo parlati e parleremo nei prossimi anni a venire, in cui sembra che qualcos’altro decida di che cosa e come bisogna parlare, scrivere e pensare.

Se Netflix è il problema

Forse non è un caso che, almeno in Italia, le due serie del momento facciano parte della grande piattaforma di Netflix. Sicuramente non possiamo dimenticare il ruolo della tecnologia digitale  che condiziona e mette a regime ogni secondo della nostra vita e che  crea, continuamente,  segni, sogni e senso. In tutto questo processo di globalizzazione e di tecnologie invasive siamo oltre il “no logo” di Naomi  Klein dove il brand era una tendenza, un modo di vivere, un identificarsi in un gruppo magari dentro un paio di scarpe, seduti in un Mc Donald o bevendo Coca Cola anche se fatto in maniera planetaria e includente (No Nike no party). Siamo oltre la società della sorveglianza di Foucault o la società di controllo di Deleuze, oltre la società dello spettacolo di Debord e oltre  il fascismo del consumismo temuto da Pasolini;   adesso il capitalismo digitale  e le sue applicazioni,   rappresentano luoghi virtuali, fisici, emotivi e relazionali d’incredibile forza e pervasività, velocità pura e consumo immediato.  Netflix, Instagram o Apex Legends non soltanto condizionano e controllano quel brodo  culturale e sociale dove si producono immaginari, orizzonti e progetti personali,  ma sono, ora più che mai, quello che siamo, pensiamo, facciamo; e sono parte di una trasformazione cognitiva e antropologica che va attraversata, combattuta e risolta a nostro favore. Ormai non è possibile stare fuori l’algoritmo, ma bisogna comprenderlo e trasformarlo con la piena e naturale partecipazione delle nuove generazioni: “Cos’è dunque l’odierno strapotere dei giganti digitali se non un tremendo squilibrio tra capitale e lavoro in cui conoscenze e risorse collettive vengono assorbite dal capitale fisso degli algoritmi e il lavoro vivo degli utilizzatori e sviluppatori viene pagato zero o comunque meno del valore intangibile creato?La tecnologia – nella declinazione capitalistica – occulta il lavoro, brilla d’una luce sottratta alla collettività e diventa la massima espressione dell’alienazione intesa come sottrazione di valore al lavoratore.” (Da “I diavoli – Cronache anticapitaliste”)

La generazione rubata

La serie di Zerocalcare esprime e mostra, anche ma non solo, i disagi e i  dubbi di una parte della generazione che va dai 25 ai 40 anni, una parte chiaramente; e riesce a farlo bene. Ma la domanda che ci dobbiamo porre è di natura diversa. 

Oggi  i giovani dove sono? Da che parte stanno? Non dovrebbero uscire in massa dalle case del mondo, asiatiche, italiane e  livornesi e protestare per mille motivi, lavoro, scuola, casa, servizi essenziali e comunque per riprendersi un futuro diverso? Ma la scuola cosa sta facendo per loro da molti anni ormai? Gli ultimi dati sull’abbandono scolastico che supera  ormai il 13%  annuo sono a dir poco devastanti. Parlare di generazioni spesso è fuorviante (generazione x, y, z, millenials…) e la contrapposizione fra generazioni (le vostre pensioni e i vostri lavori sicuri ci hanno rubato il futuro…) non porta da nessuna parte. Certamente vi sono precisi legami tra i redditi del passato e quelli presenti, soprattutto nella realtà  italiana; ma principalmente è proprio per  la presenza di risparmi dei nonni che la società italiana e le sue città, come Livorno, stanno ancora a galla. Probabilmente ancora per poco.

Questa  globalizzazione selvaggia e questo sistema onnicomprensivo ormai non lascia spazio e possibilità a una grossa fascia di  giovani e anziani e ci sta presentando  il conto in termini di migrazioni e d’insicurezza, di lavoro precario e di pensioni impossibili, di sogni e di felicità, di movida e alcol, di droga e psicofarmaci. 

Ma allora cosa manca ai giovani? Un lavoro, una famiglia, un’esistenza futura, un progetto politico? Gli spazi culturali?  Oppure un iPhone 13, una Google Car o essere un influencer da milione di follower? O forse soltanto dei sogni? E quali sono i sogni della gioventù livornese, italiana, tedesca, orientale, dei nuovi emigrati, di quei ragazzi che spopolano sui video patinati di Instagram o Tik Tok? Una sola sicurezza: la nuova politica a venire avrà bisogno, in maniera radicale, naturale e profonda della fantasia e  dell’intensità   delle generazioni future.

La politica e il lavoro

I temi relativi ai licenziamenti, alle delocalizzazioni, alla disoccupazione, all’autoproduzione  o alle  pensioni rappresentano alcuni punti cardine di una battaglia che la sinistra, per quello che rimane di questa parola, sembra aver perduto da decenni ormai. In questo senso la battaglia politica e sindacale intorno alla GKN è di fondamentale importanza in quanto cerca di unire più aspetti rispetto alle solite vertenze sindacali per limitare i licenziamenti.

Riprendere queste lotte però significa costruire un nuovo insieme di linee e piani  in cui il salario minimo, il reddito di esistenza, l’età pensionabile, la pensione sociale, il lavorare tutti e meno, molto meno, la tecnologia digitale, la robotica, il rifondare nuove tecniche  di produzione di segni, simboli e linguaggi devono essere legati fra loro e uniti  ai temi dell’ecologia sociale e del futuro della terra, della miseria e della fame del mondo, della società patriarcale e del neocolonialismo del capitale  per una nuova politica a venire.

Fin troppo evidente che i giovani non vedranno mai arrivare  la pensione, salvo fasce privilegiate, con una vita di contratti precari, “salari da fame” e ritmi di vita insostenibile per decenni. Bisogna battere questo chiodo per cercare di unire le varie fasce di età della società reale.

La questione del reddito di esistenza  è fondamentale per capire come questo capitalismo non regala nulla, non vuole concedere più nemmeno quella miseria che è il reddito di cittadinanza attuale in Italia, nulla a che vedere con il vero reddito incondizionato di base, per sfruttare i lavoratori e imporre le paghette mensili che rifilano di questi tempi, per non parlare degli infiniti stage gratuiti per farsi le ossa e l’esperienza per sfondare. Ma sfondare che cosa?

Comunque nessuna critica avrà senso se non mettiamo in discussione che cosa è il lavoro, che cosa serve produrre, costruire, ristrutturare e che cosa ci serve davvero per un altra vita e per un futuro da vivere e da riconquistare fino in fondo. In questo senso bisogna ripensare davvero ogni forma d’informazione, di comunicazione, di spettacolo e d’immaginario per scoprire un nuovo orizzonte di senso possibile. 

Il futuro che non c’è

Tra  Zerocalcare e Squid Game possiamo però tracciare un filo rosso profondo che unisce le due serie, oltre Netflix, che riguarda il futuro, i sogni e le possibilità delle nuove generazioni a venire, che siano italiane o asiatiche, come se il capitalismo e la globalizzazione in atto avessero una forza terribile sugli eventi da poter cancellare ogni forma di speranza dalla terra, dove  non solo  il lavoro o la stabilità economica sono messi in discussione, ma sono anche oggetto di battaglie individuali infinite e terribili, con milioni  di vittime in termini di povertà, migrazioni, precariato e malattie. E comunque qui  la posta in gioco è ancora più alta in quanto si tratta di non dimenticare mai  che la vita è anche amore, amicizia, essere insieme, legame sociale e rivoluzione a venire. Scusate se è poco.

«Non esiste più alcun noi; esistono solo loro, e il collettivo, che sia familiare, politico, professionale, confessionale, nazionale, razionale o universale, non è più portatore di alcun orizzonte: appare totalmente vuoto di contenuto». (Reincantare il mondo – Bernard Stiegler)

Certo i piani e temi in questione sono davvero tanti e sarebbe utile coinvolgere settori della società, del territorio e delle nazioni molto ampi, cercando nuove linee di lettura e nuovi strumenti di lotta, cominciando a riprendersi quel futuro che sembra ormai negato a troppe persone da questo capitalismo realista…

“ L’evento più minuscolo può ritagliare un buco nella grigia cortina della reazione che ha segnato l’orizzonte delle possibilità sotto il realismo capitalista. Da una situazione in cui nulla può accadere, tutto di colpo torna possibile”. (Realismo capitalista – Mark Fisher)

Oppure, più semplicemente, ascoltare lo zio Lou:

“Questo è il momento di agire

Perché il futuro è a portata di mano

Questo è il momento

Perché non c’è tempo

Non c’è tempo”

(Lou Reed – There in no time)

 

https://www.youtube.com/watch?v=ygNAnIG8g_E&ab_channel=BrianEno