Gli anni ruggenti della mafia negli USA

Anniversari: ottobre 1931, processo e condanna di Al Capone

Il 16 gennaio 1920, dopo anni di pressione da parte delle organizzazioni religiose fondamentaliste, finanziate anche da ricchi imprenditori come Rockefeller e Ford, entrò in vigore negli Stati Uniti il proibizionismo. Il senatore Volstead, autore della proposta di legge, usò toni trionfalistici:” Le prigioni e i riformatori resteranno vuoti. Tutti gli uomini cammineranno di nuovo eretti, tutte le donne sorrideranno e tutti i bambini rideranno. Le porte dell’inferno si sono chiuse per sempre”.
A ridere invece fu la criminalità organizzata, che si trovò tra le mani l’affare del secolo: il prezzo dell’alcool, come sempre accade quando un prodotto viene messo fuorilegge, salì alle stelle. Gli alcolici venivano contrabbandati dall’estero o distillati clandestinamente negli USA, e nacquero decine di migliaia di locali detti “Speak easy” (Parlate piano) dove si poteva consumare alcool illegale, spesso di pessima qualità e “tagliato” con varie sostanze.
Gli enormi profitti del traffico di alcolici, che si aggiunsero a quelli derivanti dai “tradizionali” racket della prostituzione e del gioco d’azzardo, permisero ai boss mafiosi di corrompere poliziotti e politici, garantendosi un’impunità pressoché totale, e di controllare la vita pubblica di molte città statunitensi.
Il personaggio più emblematico dei “ruggenti anni Venti” fu senz’altro Al (Alphonse Gabriel) Capone, detto “Scarface” per una cicatrice sulla guancia sinistra lasciatagli dalla rasoiata di un gangster che non aveva apprezzato un complimento rivolto a sua sorella.
Nato a Brooklyn nel 1899 da una famiglia originaria di Angri (Salerno), sale rapidamente tutti i gradini della gerarchia malavitosa. A vent’anni si trasferisce a Chicago dove prende in gestione un locale notturno del mafioso Johnny Torrio e poi ne diventa socio.
Fonda un vero e proprio impero: arriva ad avere sul libro paga metà della polizia di Chicago, e controlla militarmente vari sobborghi della città, come Cicero, soprannominato “Caponeville”. Qui i suoi uomini girano armati per le strade come se fossero loro la polizia, e in occasione delle elezioni del 1924 decine di scagnozzi picchiano elettori e candidati per imporre un sindaco “amico”.
Le guerre tra bande per il controllo del territorio sfociano spesso in battaglie campali e i regolamenti di conti avvengono con modalità volutamente clamorose.
Nel settembre 1926 ben dieci macchine piene di killer del boss Moran crivellano di colpi il ristorante dove Capone sta pranzando e tutto l’isolato, ma “Scarface” riesce a scamparla.
Il 14 febbraio del 1929 uomini di Al Capone travestiti da poliziotti fanno irruzione in una distilleria clandestina di Moran ed uccidono sette persone.
Dopo il massacro di San Valentino Al Capone è al suo apice: viene intervistato come un divo e non tralascia la beneficenza per i poveri creati dalla Grande Depressione. Ma è diventato “il nemico pubblico numero uno”: nell’impossibilità di attribuirgli la responsabilità degli omicidi per l’assoluta omertà, le autorità pensano di incastrarlo per evasione fiscale. Buona parte dei proventi delle attività illecite, però, vengono reinvestiti in attività legali e quasi mai sono riconducibili al vero proprietario. Dopo cinque anni di ricerche, gli agenti delle tasse federali riescono ad incriminarlo.
Il processo si apre il 6 ottobre 1931. Ci sono fondati sospetti che la giuria popolare sia stata corrotta, e il giorno dopo con un clamoroso colpo di scena i giurati vengono sostituiti. Il 17 ottobre Al Capone viene condannato a undici anni.
Inviato nel penitenziario di Atlanta vive tra lussi e privilegi e continua a controllare il business. Viene allora trasferito nel famigerato carcere di Alcatraz dove i contatti con l’esterno sono praticamente impossibili. Per uscire sceglie la strada della buona condotta, che gli vale una riduzione della condanna. Viene scarcerato nel 1939, ma soffre di una forma di demenza causata da una sifilide. Si ritira in Florida, dove morirà prematuramente il 25 gennaio 1947.

Nello Gradirà (tratto dall’archivio di Senzasoste)

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