I giovani dimostranti contro la monarchia stanno cambiando la Thailandia per sempre

Mentre le vecchie generazioni avevano scelto la reverenza, i giovani Thai chiedono libertà di parola e diritti fondamentali

Pravit Rojanaphruk (*)

In Thailandia sta ribollendo una rivoluzione giovanile. Lo scontro generazionale-ideologico sta avendo luogo sia on-line che nelle strade di Bangkok e oltre.

Negli ultimi mesi, i dimostranti per la riforma della monarchia hanno messo in scena proteste ogni settimana. Lo scioglimento del Future Forward Party, enormemente popolare tra i giovani elettori, a febbraio, ha allontanato molti giovani Thai, spingendoli a cercare il cambiamento al di fuori del sistema parlamentare. In centinaia in agosto si sono radunati al Monumento alla Democrazia a Bangkok al seguito di Arnon Nampa, un difensore dei diritti umani e attivista politico, chiedendo pubblicamente riforme della monarchia. Da allora il numero e la determinazione dei dimostranti sono solo cresciute. Il 16 ottobre, dopo che due giorni prima erano stati arrestati molti leader, dimostranti disarmati hanno resistito alla polizia in tenuta antisommossa che usava cannoni ad acqua ad alta pressione nella quale erano disciolte sostanze chimiche irritanti e colorante blu per identificare i dimostranti. Almeno una dozzina sono stati arrestati, così come altri 60 circa in successive proteste.

Al centro delle richieste dei dimostranti non c’è stato l’appello per le immediate dimissioni del Primo Ministro, Gen. Prayut Chan-ocha, un ex leader della Giunta militare che aveva messo in atto un golpe nel 2014, o il progetto di una nuova costituzione, ma il desiderio di riformare la monarchia Thai.

Diversamente da quanto accade nel Regno Unito o in Giappone l’opinione pubblica Thai e la stampa normalmente si autocensurano da qualsiasi moderata critica della monarchia. Raramente vanno in onda notizie o informazioni negative sul re, bloccando ogni significativa discussione critica sulla monarchia. Tuttavia con l’esplosione dell’uso dei social media e degli smartphone negli ultimi anni, l’efficacia di questa censura si è ridotta. I media mainstream thailandesi sono stati scavalcati, e ora un certo numero di utenti Twitter e gruppi Facebook di frequente diffonde informazioni critiche sulla monarchia. Ciò accade nonostante il clima di paura che continua ad essere alimentato dall’anacronistica e draconiana legge sulla lesa maestà, che prevede per ogni capo d’accusa di questo tipo una detenzione fino a un termine massimo di 15 anni.

Molti tra i Thai più anziani, particolarmente realisti ed ultra-realisti, hanno dovuto affrontare un duro e doloroso risveglio quando si sono resi conto che decine di migliaia di giovani dimostranti non condividevano la loro reverenza verso la corona. Alcuni dimostranti hanno apertamente espresso l’aspirazione di vedere il Regno di Thailandia diventare la Repubblica di Thailandia, non solo sui social ma anche nei luoghi della protesta.

Questa nuova generazione, di età compresa tra i 15 e i 25 anni, vuole il cambiamento. Non vogliono ereditare una vecchia Thailandia dove i diritti fondamentali come la libertà di espressione sono sospesi in nome della reverenza verso il re. Vogliono una Thailandia nuova e più libera dove criticare il re, o la regina, non è un crimine ma un diritto fondamentale. I giovani dimostranti Thai vogliono essere sicuri che se malgrado tutto ci fosse un altro colpo di Stato, il re Vajiralongkorn, salito al trono dopo la morte del suo popolare padre, re Bhumibol nell’ottobre 2016, non lo approverebbe –come fece il suo defunto padre molte volte mettendo la sua firma su ordini che in effetti legittimavano un golpe. In media, la Thailandia ha vissuto un colpo di stato militare ogni sette anni dalla fine della monarchia assoluta nel 1932.

Tra le altre richieste c’è il controllo della quantità di denaro dei contribuenti che finanzia il privilegiato stile di vita della famiglia reale. Con il patrimonio netto del re stimato intorno ai 40 miliardi di dollari dal Financial Times questo mese, il re Thai è uno dei monarchi più ricchi del mondo. Mentre il salario minimo di un lavoratore Thai è poco al di sotto di 11 dollari al giorno.

Molti giovani dimostranti con cui ho parlato nelle scorse settimane hanno la forte sensazione che una riforma al vertice della società Thai sia assolutamente necessaria. Tra i dimostranti arrestati la settimana scorsa tre erano accusati di voler bloccare il corteo delle auto reali e fare del male alla regina, compreso il leader ventenne degli studenti Bunkueanun Paothong. Ora rischia la pena massima dell’ergastolo secondo l’articolo 110 del codice penale. Ciò la dice lunga su quanto sia iniqua la legge Thai quando si tratta di proteggere i cittadini normali Thai dalla corona.

L’interruzione il 22 ottobre dello stato di emergenza a Bangkok durato una settimana può permettere una ripresa provvisoria. Comunque la dispersione con il pugno di ferro di giovani dimostranti disarmati e l’arresto dei leader della protesta non sono riusciti a stroncare la volontà dei dimostranti. Anzi ne sono venuti fuori altri, legati da un desiderio comune di battere le tattiche della risposta dura governativa. Invece di accusare la mancanza di leader, il movimento ha dispiegato tattiche di flash mob da guerriglia simili a quelle di Hong Kong. I dimostranti Thai dicono di aver imparato molto dai loro pari di Hong Kong –come vestirsi completamente di nero, rendendo gli individui indistinguibili nella folla; evitare di avere un singolo leader identificabile; e usare apps criptate sui social, come Telegram, per evitare possibili censure di Stato. Esiste un’alleanza online tra attivisti democratici di Thailandia, Taiwan e Hong Kong, che si chiama #MilkTeaAlliance.

I realisti e gli ultrarealisti, la maggior parte dei quali non più adolescenti o ventenni ma molto più vecchi, si sentono sempre più feriti man mano che il loro ordine del mondo svanisce davanti ai loro occhi. Per loro, la reverenza alla monarchia è come una religione: una reverenza a Dio, o almeno a una figura semi-divina in una società dove la religione dominante, il Buddhismo, non ne ha una. Per i realisti, la monarchia è anche un simbolo di unità nazionale e continuità.

Molti nelle vecchie generazioni hanno preferito la reverenza al diritto di libertà di espressione molto tempo fa. Quella reverenza ora è in rotta di collisione frontale con le rivendicazioni dei giovani dimostranti. Anche se è ancora presto per definire la rivolta un successo, in questo momento in Thailandia si sta producendo una scossa tellurica ideologica che è irrevocabile. Forse per le vecchie generazioni è l’ora di farsi da parte e lasciare che la gioventù crei la Thailandia di domani.

(*) Pravit Rojanphruk è un giornalista Thai che lavora come senior staff writer per Khaosod English. Ha ricevuto il premio dell’International Press Freedom award dal Comitato per la Portezione dei Giornalisti nel 2017

Fonte: https://www.theguardian.com/commentisfree/2020/oct/23/young-protesters-monarchy-thailand-freedom-of-speech

Traduzione per Codice Rosso di Andrea Grillo

 

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