IL RITORNO DI GUIDO LOPEZ : L’UOMO CHE NON DOVEVA TORNARE di Giuseppe Genna
IL RITORNO DI GUIDO LOPEZ :
“L’UOMO CHE NON DOVEVA TORNARE” di Giuseppe Genna, Feltrinelli
“Fa schifo questo tempo. Troppe novità, perché ci sia qualcosa che risulti qualcosa di nuovo”
Dopo ben 17 anni, l’ispettore Guido Lopez – che sta al Genna Giallista e a Milano come Pete Bondurant e Los Angeles stanno a James Ellroy – torna in pista nonostante fosse stato lasciato dall’autore nel 2009 in coma nel finale de Le teste. L’ultimo thriller : è ancora miracolosamente vivo e in azione, torna acciaccato, in uno dei peggiori scenari che si possa immaginare, quello dell’Italia del post- Covid, governata dal governo più di destra della sua storia, mentre L’Europa è devastata da una guerra micidiale di cui non si vede la fine, il mondo assiste inerte all’indicibile spettacolo di un genocidio in diretta nella polveriera del Medio Oriente più esplosiva di sempre, mentre si attende con una discreta ansia l’insediamento del Nuovo Imperatore USA, Donald Trump.
Lopez è – più che mai – l’uomo sbagliato nel momento sbagliato, ma non c’è niente di giusto in questo mondo in cui polizie, ‘ndrina e servizi (per lo più russi) si incrociano ostili tra la Capitale Morale e il suo sempre desolato e squallido hinterland. Ritorna con una lesione al cranio e la prima cosa che fa è telefonare da un oggetto ormai ridotto a residuo archeologico, utilizzando qualcos’altro che si usa sempre meno : infila una moneta dentro un telefono in una cabina, chiamando addirittura un numero fisso. Come ha detto lo stesso scrittore in un’intervista a Fahrenheit su Radio tre, Lopez si muove in uno spazio che è un po’ una terra di mezzo tra analogico e digitale, è rimasto identico ed è allo stesso tempo differente, attraversando questo limbo dei diciassette anni che sono trascorsi dalla sua ultima storia.
Qual è il compito di questo eroe riluttante, che ha abbandonato da tempo ideali che sono solo nominati di passaggio, che si ritrova al servizio contemporaneo di più “bandiere” (si fa per dire) come spesso capita ai personaggi chiave di questo genere di narrazione, più thriller che noir secondo il suo autore, anzi più che altro mix di vari generi vicini o meno?
Come dice nello stessa occasione già citata l’autore, il compito del thrillerista (o come lo volete chiamare) è distinguere i sintomi dalla causa, individuando quale sia quest’ultima : Guido Lopez si aggira per una Milano i cui esterni sono ormai resi solamente con i nomi delle vie percorse, un reticolo di Google Maps a cui manca solo la fredda asettica voce artificiale che ti dice di voltare a destra e a sinistra, delle strade che prima sono percorse dai personaggi, poi passano e ripassano più veloci o più lente sotto l’occhio dell’umano grazie ad una rete di telecamere che ormai sono parte del paesaggio comune di ogni città, non solo delle metropoli; una serie di interni istituzionali oppure interni high tech vari , affollati dalla fauna che si conviene, spazi e luoghi dove si muovono agenti russi (anche uno che è altrettanto redivivo come Lopez, anzi che dovrebbe essere proprio morto), capi e manovalanza della ‘ndrina, poliziotti, uomini dei Servizi, creativi, barboni ; anzi c’è una barbona, che diventa più funzionale alla scoperta del vero del Tycoon dell’informazione e non solo, talvolta qui nominato, Elon Musk, accostato spesso al compare non ancora ufficialmente insediato, Donald Trump.
Non c’è solo Milano, però, c’è anche il suo immediato hinterland e la provincia lombarda più profonda, vero regno delle ’ndrine (qui piazzate soprattutto a Cesano Boscone, per chi non conosce i luoghi, un incisto di provincia tra i territori del Comune di Milano) : se si pensa che il mondo di provincia è il territorio in cui si ambientava il True Crime di Yara, il precedente libro di Genna, che queste zone sono anche quelle della diffusione del Covid (un fantasma che torna ad aleggiare in queste pagine, ma che era anche l’argomento del testo dello scrittore Reality del 2020); se si ricorda anche che prima del reportage sul Covid Genna aveva rilasciato alle stampe la potentissima distopia di History dove la storia di un corpo bambino (come quello di Yara, come quello delle “minurine” di cui si parla qui) si interseca con una serie di visioni tecnologiche del presente, ad una nuova intelligenza di fronte a cui l’umano non può che inchinarsi, almeno questa è la visione/sogno di una nuova genia di tecnocrati, se si mette insieme tutto questo si arriva all’inizio di questo libro, anzi al suo esergo, che è una frase di Chat – Gpt
“Fammi sapere se devo perfezionare”.
L’intelligenza ci guiderà, forse, ma intanto siamo NOI che la dobbiamo addestrare, e dopo?
Il ritorno di questo corpo imperfetto investigante, quello di Lopez, dopo l’indagine collettiva e tecnologica di Yara (a cui però non è estranea l’intuizione umana), dopo la pandemia globale e l’esperimento di cattività mondiale, dopo l’ibridazione carne/intelligenza sintetica che forse – come qualcuno ha predetto- è il nostro futuro, questo corpo, questa imperfezione serve quindi a guidarci in questo territorio senza speranze, senza riscatto, in cui la terribile realtà appare da subito come tale, in cui c’è solo da chiarire e dipanare l’intreccio per arrivare all’Orrore Finale (che ovviamente qui non vi rivelerò fino in fondo, perché il libro lo dovete leggere!).
Un orrore di corpi violati, di abusi e di morti, un orrore che arriva dal passato ma che è qui ben presente in mezzo a noi, che Genna rende vivo e pulsante con il suo linguaggio fatto di un accumularsi denso di periodi brevi e incalzanti, di dialoghi secchi , di frasi che si spezzano spesso nel reticolo delle interpunzioni e lasciano a fiato mozzo il lettore, che non sa dove aggrapparsi , dove trovare il respiro che non c’è , non nella scrittura e nel romanzo, non c’è proprio nel nostro mondo dove il corpo dei bambini violato, anche quando sono centinaia, migliaia, non diventa sovente nemmeno la prima notizia di un telegiornale mainstream.
“C’È’ SEMPRE UN DOMANI DA PAGARE. E ANCHE UN DOPODOMANI. SEMPRE.”
Falco Ranuli


