La Sanità 4.0

Chiunque rifletta sulla storia può evitarne l’oblio e la revisione strumentale a scopi di lucro politico. Tale mantra vale anche per la storia locale come quella sul nuovo ospedale utilizzato troppo volte a fini di puro marketing politico e di riduzione della spesa pubblica. Partiamo dall’inizio. Al tempo i media dettero ampio spazio alle lamentele istituzionali sui costi di manutenzione del vecchio ospedale, mentre si investiva sul nuovo pronto soccorso e si ristrutturavano i padiglioni. All’epoca si sosteneva la tesi che occorreva fermare lo spreco di pubblico denaro, che veniva gettato nel pozzo senza fondo in una struttura ospedaliera vecchia e irrecuperabile. Tutto questo mentre la politica applicava alla lettera i principi neoliberali di razionalizzazione e privatizzazione delle spesa pubblica tagliando risorse, servizi, lavoro e posti letto. È in tale ottica che va letto l’uso del “project financing” come strumento per finanziare la costruzione del cubo ospedaliero di Montenero, e sul quale a tutt’oggi rimane poco definita la dimensione economica costi-benefici derivanti dell’appalto per un lungo periodo dei servizi sanitari e di supporto ai privati. Inoltre il dispositivo politico usò strumentalmente la narrazione dell’intensità di cura per creare consenso su tutta l’operazione. Sul malato doveva ruotare tutta una serie di servizi, maestranze e strutture territoriali in sinergia funzionale tra di loro e con ospedale. Ma dietro questa promesse tutte rose e fiori, si applicava sul territorio una pesante riduzione dei servizi (taglio delle ex mutue), dei tempi di degenza, di posti letto e di occupazione. Nei fatti si costruiva una struttura polivalente con posti letto non sufficienti alle reali necessità locali. Su tutta la vicenda gravano pesanti interrogativi come: 1°) non erano stati indicati i costi di manutenzione e di gestione della nuova struttura; 2°) a Montenero ventisei ettari venivano mangiati dal cemento con le RSA che sarebbero state rilocalizzate e ricostruite ex novo nell’area di viale Alfieri, invece che a Monterotondo, in un ambito più pertinente e gradevole per gli anziani; 3°) veniva cestinato tutto il progetto che prevedeva la costruzione del monoblocco all’interno dell’area di Viale Alfieri, al posto dei padiglioni 4°, 5°, e 6° con le ristrutturazioni degli altri reparti già programmate, causando un ulteriore accollo di 30 ml di euro di mutuo. Dal punto di vista dei flussi di traffico e del cronotopo della città l’area di Viale Alfieri rispetto a Montenero risultava facilmente raggiungibile sia con i mezzi pubblici che privati, ed aveva un ottima posizione strategica, oltre che essere già servita da aree di parcheggio, le quali potevano essere potenziate con l’area della ex Pirelli; 4°) il contesto storico-ambientale era segnato dalle vicende: della terza linea del termovalorizzatore del Picchianti, dalla urbanizzazione a edilizia privata della piazza del Luogo Pio e delle porta a mare, del Rigassificatore nel parco dei cetacei della Meloria, dalla discarica del Limoncino, dalla mancata attivazione di un inchiesta epidemiologica sui tumori dei quartieri Nord dove gli abitanti chiedevano la delocalizzazione delle attività industriali maleodoranti; 5) i molti dubbi sugli aspetti urbanistici del progetto che alimentavano forti timori di una possibile urbanizzazione a fini residenziali privati, delle l’aree del vecchio ospedale e delle strutture sanitarie messe in vendita con lo scopo di drenare risorse per la costruzione (vedi ilTirreno del 25.10.2009 pagina III); 6°) la mancanza di un percorso partecipato e trasparente che il referendum non riuscì mai sanare. Quindi è stato un bene che il nuovo ospedale sia stato fermato in tempo. Oggi continuo ad essere convinto che il vecchio progetto del 2008 fosse il migliore. Quello che mi preoccupa ancora sono gli aspetti di forte opacità del futuro modello sanitario (predittivo o per intensità di cura o entrambi?) che verrà impiegato. Come mi preoccupa la completa assenza di partecipazione cittadina e di trasparenza nella formazione dei processi decisionali. Pertanto, penso che non sarebbe male lanciare l’idea di un pubblico dibattito. Certo è che le logiche neoliberiste continuano a produrre effetti devastanti e a guidare la mano politica della regione, si veda a riguardo il riordino in tre macro aree delle USL e la vicenda delle case della salute. In tale contesto si innestano anche nuove pseudo strategie che si richiamano alla tecnica di ingegneria genetica e che forse potrebbero trovare applicazione anche sul nuovo progetto ospedaliero Pirelli-Alfieri. In una scheda del Ministero della Salute si definisce la medicina predittiva come: “quell’approccio che, prima e/o dopo la nascita, tende a scoprire e valutare in termini probabilistici i fattori che, per una specifica persona e in un dato contesto, possono favorire l’insorgenza di una malattia. Per definizione, la medicina predittiva si rivolge agli individui sani o senza malattie evidenti, nei quali cerca i segni della fragilità o del difetto che conferiscono loro una certa predisposizione a sviluppare una malattia. Conseguentemente, la medicina predittiva è probabilistica e individuale e come tale consente la massima personalizzazione degli interventi. La medicina predittiva permette di determinare il profilo di rischio di ciascuna persona, di monitorarne l’evoluzione e di realizzare appropriati interventi preventivi oltre che di selezionare la terapia, la dose e il tempo di trattamento migliori. La medicina predittiva quindi si pone come medicina dell’individualità”. Di fatto ci troviamo di fronte ad un mutamento di strategia e di modello ma pur sempre in linea con il criterio della massimizzazione dei profitti e della progressiva riduzione delle spese sanitarie. Utilizzare la tecnica dell’analisi Genetica sul DNA come strumento di indagine predittiva volta all’individuazione di probabili future patologie può essere condivisibile, se non fosse per le ricadute negative e strumentali in termini di riduzione della spesa sanitaria, una volta messo a regime questo nuovo modello di indagine. Il principio di curare il sano per non farlo ammalare è cosa buona e giusta ed è una strategia vincente di più di quella dell’intensità di cura, in quanto gioca sulla sponda della paura di una possibile malattia facendo grip sull’immaginario collettivo. Ma c’è un risvolto della medaglia poco gradevole che deve essere mostrato ed è quello che di fatto si darà luogo ad una schedatura di massa su base biologica. Dati che se legati ad altri provenienti dai big data potrebbero essere utilizzati per la profilatura di mutui sulla casa, assicurazioni, contratti di lavoro, matrimoni, nascite, piani di investimento e gli imprenditori potranno scegliere e assumere su base biologica ecc… Ci aspetta quindi un futuro dove oltre alle telecamere di riconoscimento facciale, la informatizzazione completa di ogni attività di lavoro e di vita, si assocerà la tecnica scientifica della medicina individualizzata come strumento di controllo sul bios a 360°. La cosa sarà condivisa felicemente da buona parte della popolazione resa artificialmente immune ai virus e alle malattie e selezionata per compiti di lavoro specifici compresa la possibile costruzione su base genetica di super eserciti o superuomini, senza parlare poi della possibilità di clonare organi di ricambio geneticamente compatibili che di fatto doneranno la vita eterna a chi se la potrà pagare, uomini politici compresi. Mamma mia!
{Dattero}

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