La vicenda dell’Ippodromo: un’occasione per il patrimonio culturale di Livorno

Del futuro dell’area dell’ippodromo se ne parla a vario titolo, da diversi mesi sui social e nei quotidiani locali. Avevamo già scritto della necessità di “valorizzazione nel rispetto dei molteplici interessi collettivi”. Siamo convinti che sia fondamentale approfondire la questione Ippodromo e fornire un contributo al dibattito per consentire una riflessione improntata all’interesse generale. Nel breve intervento si cerca riflettere in particolare su due temi principali, la programmazione urbanistica e il “valore” del patrimonio pubblico.

È auspicabile che l’amministrazione fornisca un’analisi e informi la cittadinanza sullo stato di pianificazione dell’area in modo dettagliato su alcuni aspetti quali i vincoli paesaggistici e patrimoniali, le destinazioni possibili, i criteri di compatibilità e sostenibilità, in base agli strumenti urbanistici comunali, regionali, provinciali, al piano paesaggistico, piani e varianti intervenute a modificare il contesto, emergenze ed eventi straordinari che hanno investito la zona e tutti gli altri aspetti urbanistici connessi.
Risulta estremamente necessario per la cittadinanza conoscere lo stato di pianificazione dell’area, che soltanto l’amministrazione, con l’apporto degli enti e dei soggetti competenti può fornire e mettere a punto.
La variante del Nuovo Centro ha vanificato la creazione dell’area funzionale a parco, l’alluvione ha determinato pesanti interventi commissariali lungo il Rio Maggiore, con la pandemia si è utilizzato l’area sportiva per allestire presidi sanitarie, nell’area è sorto il nuovo centro di raccolta e riciclo rifiuti, di recente è crollata la Torre Belvedere poco prima che partissero i restauri, a Villa Letizia è stata realizzata la sede universitaria di logistica, l’albergo Atleti ha chiuso definitivamente; un contesto di trasformazioni d’uso, abbandoni e chiusure, crolli ed emergenze ambientali.
Le previsioni contenute nel nuovo Piano Strutturale del 2018 per la “cittadella dello sport”, pongono al centro della strategia l’area dell’ippodromo entro un programma più ampio d’interventi mirati al potenziamento delle strutture sportive e alla riqualificazione dello spazio pubblico e del parco della Ceschina, con inserimento di funzioni legate alla attività universitaria, turistica e a carattere ludico-sportivo. Ulteriori previsioni urbanistiche sono contenute nel Regolamento urbanistico del 1998, riferito al precedente Piano strutturale datato 1995. Ci chiediamo come leggere e interpretare la situazione urbanistica attuale e quale strada si intenda seguire per avere una pianificazione complessiva pubblica che guidi i vari interventi, in modo equilibrato, evitando di congestionare l’area e consentire la creazione di un parco fruibile per manifestazioni culturali e connesso alla costa urbana.

Per qualsiasi intervento di riuso e riconversione di beni e aree è indispensabile una ricognizione dello stato dei luoghi, delle criticità, dei valori in gioco, dello stato di conservazione sia degli immobili che del patrimonio verde, del valore ecologico, etc…
L’area dell’ippodromo è inserita in un ampio isolato, circa 24 ettari tra aree a prato, boschi e attrezzature affacciati sul mare nel tratto compreso tra la spiaggia Accademia e il porticciolo Nazario Sauro. Al suo interno la pista e le attrezzature ippiche per circa 16 ettari, l’area del tennis e dell’albergo, per circa 1,5 ettari, altri 5,6 ettari occupati dalla Villa Letizia con il parco botanico e il parco della Ceschina. Secondo la LIPU nazionale rappresenta “uno dei complessi semi-naturali più rilevanti di Livorno, per la presenza d’importanti alberature, siepi e altra vegetazione, nonché di numerose specie di uccelli, anche nidificanti”.
A fronte di un valore collettivo sociale, storico, culturale, artistico, ambientale, della memoria che va in qualche maniera messo in conto e valutato, si assiste alla totale chiusura alla cittadinanza e alla inaccessibilità di un complesso di “beni comuni d’interesse pubblico”, un perimetro invalicabile da decine di anni, che dovrebbe costituire un insieme di luoghi, vissuti dalla collettività e parte integrante del nostro quotidiano.

Se consideriamo la programmazione urbanistica e lo stato patrimoniale dei beni e delle aree ci rendiamo conto della complessità e dell’importanza di tutta la fase amministrativa che precede e dovrà legittimare un uso futuro, tanto più se si sceglie la strada della concessione a operatori di mercato.
Il caso dell’Ippodromo-Ceschina è ancora più strategico poiché rientra in una duplice casistica, quella dei “beni vincolati” e dei “beni di proprietà di enti locali”.
Nel 1948, un decreto dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione, istituì, su proposta della Commissione Provinciale particolarmente illuminata, l’inclusione del tratto litoraneo dal Cantiere al rio Ardenza, nell’elenco delle “bellezze” ovvero cose da sottoporre a tutela paesistica, visto “il notevole interesse pubblico”. Oggi tutta l’area è soggetta a tutela, conservazione e valorizzazione in base all’art. 136 del Codice dei beni culturali.

Dal 2004, secondo Montanari, la legislazione “ha chiuso fermamente le porte a una interpretazione economicistica della valorizzazione”, e per valorizzazione si deve oggi intendere “l’esercizio delle funzioni e la disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio […] al fine di promuovere lo sviluppo della cultura.
I beni vincolati, secondo un interessante studio dal titolo “Orientamenti per la gestione del patrimonio immobiliare pubblico” del 2013, impongono “la necessità di temperare le ragioni della tutela, garantita dai vincoli, e quelle dello sviluppo”, in base a due orientamenti proposti, “una prospettiva in cui emergano relazioni possibili e interazioni virtuose con altri beni e risorse del contesto” o “lo spostamento da una condizione in cui il singolo bene tutelato da vincoli è dismesso o niente affatto fruibile alla predisposizione di condizioni entro le quali sia possibile valorizzarlo attraverso un progetto che ne contempli usi compatibili”. Diventa strategico sviluppare le potenzialità dell’intero bene in una visione più complessiva sia sul piano di attrattività economica ma anche entro una “una cornice che contempli politiche e azioni coerenti con i caratteri e le vocazioni di uno specifico territorio”.

Appare in tal senso poco costruttivo procedere con una sorta di “lotteria progettuale” da parte di singoli gruppi d’interesse, in cui a competere sono i singoli operatori di mercato, mentre è opportuno che l’amministrazione locale, di concerto con i soggetti competenti, ponga al centro la finalità dell’interesse generale per l’utilizzo futuro.
È utile guardare a esperienze ben riuscite di valorizzazione di patrimonio vincolato e di proprietà pubblica sul piano delle procedure, degli obiettivi, della collaborazione tra enti e soggetti competenti, dell’intercettazione di fondi europei.
Interessante sul piano più propriamente urbanistico e paesaggistico individuare alcuni modelli di riferimento ed esperienze di parchi pubblici moderni e contemporanei che hanno fatto scuola. Vondelpark ad Amsterdam è un parco di 47 ettari che attira ogni anno dieci milioni di visitatori, al suo interno troviamo teatro all’aperto, ampi prati, campi sportivi, sculture, campi gioco, il Parco Citroen a Parigi progettato nel 1992 improntato all’ecologia del paesaggio, le “Gartenschau”, mostre di giardinaggio che hanno consentito la creazione di alcuni dei più importanti parchi urbani europei, tra queste la Floriade di Amsterdam 1982, alcuni parchi nord-europei per famiglie consentono di trascorrere giornate a contatto con la natura grazie a fattorie didattiche, percorsi a cavallo, spazi all’aria aperta a contatto con animali e natura.
Molte e varie sono state le proposte avanzate da parte di associazioni, singoli cittadini, gruppi organizzati di quartiere, dalla cura e manutenzione delle alberature esistenti nel parco della Ceschina, al mantenimento del suolo permeabile e dei percorsi esistenti evitando l’impiego di materiali impropri e pavimentazioni impattanti, alla salvaguardia degli habitat naturalistici per la fauna che nidifica nella zona dell’ippodromo, con la creazione di strutture per ippoterapia, di un parco pubblico e di aree verdi per lo svago e il tempo libero, di musei didattici ed educativi legati alle energie rinnovabili e alle tematiche ambientali.
Il racconto del futuro dell’area passa dall’ascolto dei bisogni e delle idee delle categorie di soggetti meno forti, per costruire una visione di medio-lungo termine, che altrimenti è appiattita sul breve periodo e orientata da una narrazione dell’area da parte di soggetti forti che intendono continuare a esercitare la gestione del bene e sfruttarlo in futuro.
Obiettivo prioritario per la città è coniugare “dimensione urbanistica e di tutela paesaggistica” con un lavoro conoscitivo sul “valore patrimoniale” civico dei luoghi, dei beni e delle aree. Da qui si dovrebbe ripartire per traguardare un orizzonte temporale più ampio in cui sviluppare una narrazione dei luoghi più vicina al sentire comune e collettivo e per individuare le aspirazioni e le potenzialità territoriali al di là delle soluzioni di breve periodo, condizionate da interessi forti e narrazioni parziali.

Per Codice Rosso, Simona Corradini

Print Friendly, PDF & Email

In questo sito usiamo cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire al sito di funzionare correttamente e per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore .

Privacy policyCookie policy.