L’elicottero e l’immaginario di guerra

L’elicottero che, puntualmente, ogni sabato notte sorvola Livorno ci rimanda inequivocabilmente a un immaginario di guerra. Oltre che alla guerra in senso stretto, il nostro immaginario corre immediatamente agli scenari bellici del Vietnam, solcati da elicotteri da combattimento e rappresentati da film ormai classici come Il Cacciatore (1978) di Michael Cimino, Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola, Rambo 2. La Vendetta (1985) di George Pan Cosmatos, Full Metal Jacket (1987) di Stanley Kubrick. Cacce nella giungla, vittime designate braccate, l’elicottero che, come un falco, piomba sul nemico da annientare, indifeso come un topolino. L’elicottero accompagnato dall’inquietante e assordante suono delle eliche e dalla sua luce blu che fende la notte cittadina ci può far pensare anche a film che mostrano inseguimenti, fuggitivi braccati, fughe nella notte, e allora il nostro immaginario va a Fuga da Alcatraz (1979) di Don Siegel e a 1997 Fuga da New York (1981) di John Carpenter. In quest’ultimo film, il rumore degli elicotteri è unito a un insieme di note basse in un sonoro che contribuisce a creare un’atmosfera ansiogena e angosciante.

Per provare tali emozioni inquietanti non occorre più vedere il Vietnam cinematografico di questi film, non occorre più assistere a rocambolesche fughe da carceri di massima sicurezza o dalla città di New York trasformata in enorme penitenziario: basta farsi una passeggiata per Livorno il sabato sera. Come ho già avuto modo di scrivere su “Codice Rosso”, l’emergenza Covid ha scatenato una serie di provvedimenti atti a ricreare uno stato di guerra: il coprifuoco, la presenza di soldati armati nelle strade, l’uso di droni, la presenza pervasiva di mezzi delle forze dell’ordine che intimavano, per mezzo di megafoni, ai cittadini di non uscire di casa, l’ossessiva campagna mediatica per imporre la mascherina all’aperto, come se le strade fossero solcate da terribili gas tossici scatenati da una catastrofe nucleare. L’elicottero è quello che mancava. Ma attenzione, non crediamo che – come tutti i provvedimenti sopra ricordati – il controllo della movida serale da un elicottero abbia una funzione pratica per limitare il contenimento del Covid. Come il coprifuoco, la mascherina all’aperto, ecc., esso ha una funzione soprattutto psicologica. Serve a comunicarci: dovete stare attenti e dovete avere paura, perché non c’è niente da scherzare, siamo in guerra con il virus. E allora, come si vede, niente di nuovo sotto il sole: ancora quella assurda retorica del “siamo in guerra” sbandierata dai media già da marzo dello scorso anno. Inutile che la destra (la Lega e Fratelli d’Italia) contesti le varie restrizioni in nome della libertà: ma quale libertà vorrebbero loro, che sono stati i primi a patrocinare queste misure, a partire dalla risposta militare alle manifestazioni di Genova, nel 2001, fino all’operazione “Strade sicure” del 2008, che prevedeva la presenza dell’esercito nelle strade, e ai controlli urbani contro qualsiasi personaggio non inquadrato in una ‘normalità’ sociale (i blocchi sulle panchine per evitare che fungano da giacigli per gli homeless, ad esempio, è una di queste). È sbagliato slegare i provvedimenti anti-Covid da provvedimenti di disciplinamento sociale preesistenti all’emergenza. Non dobbiamo perciò ascoltare le proteste contro le restrizioni fatte dalla destra, proteste che agiscono solo in nome del Capitale e della sua difesa. Ciò non vuol dire, certo, che dobbiamo starcene zitti: io penso che vadano contestate, sì, ma nell’ottica di continuità con il controllo e la militarizzazione della vita quotidiana preesistente all’emergenza. Quindi contro quella stessa destra che, in fin dei conti, le ha promosse e patrocinate.

Perciò, dobbiamo stare in guardia e tenere bene aperti occhi e cervello, perché la presenza ossessiva dell’elicottero serve solo a farci sentire colpevoli: colpevole non è un governo che distrugge la sanità pubblica, che non offre cure sanitarie adeguate, che non aggiorna un piano pandemico, che annienta la scuola e la cultura, ma siamo noi cittadini, e soprattutto i giovani, pericolosi “untori” del virus. Non è un caso che l’elicottero sorvegli soprattutto la movida dei più giovani (additati fin dall’inizio dell’emergenza come i più colpevoli), i quali si sono visti negate per mesi tutte le loro attività, dallo sport alla scuola. Perciò ci dovevamo chiudere in casa, non ci si poteva allontanare più di duecento metri dalla nostra abitazione, non ci si poteva assembrare (!), non potevamo incontrare amici e parenti, si poteva uscire solo con un’autocertificazione, umiliandoci di fronte a polizia e militari. E ora il coprifuoco e l’elicottero. Quest’ultimo, col suo suono ossessivo e angosciante, ci fa gravare addosso una mostruosa macchina bellica, ci fa sentire colpevoli in uno scenario di guerra. Cacce, inseguimenti, rumori di elicotteri che ci angosciano, restrizioni, divieti, libertà di circolazione sul territorio negata, documenti da compilare per uscire di casa ma, sia chiaro, tutto per il nostro bene.

Guy van Stratten

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