Lockdown, Sport e Socializzazione

Gli effetti che una guerra mondiale provoca sull’umanità si riescono a vedere soltanto dopo qualche anno dalla sua fine ed anche in questo caso, dal nostro punto di vista, il resoconto di una pandemia globale, come il covid 19, si vedrà al termine di questa situazione. Non stiamo parlando di dati economici o di numero decessi, quelli purtroppo sono visibili da subito, ma dei vari lockdown che privano di quella libertà mai mancata, negli ultimi anni, nei paesi occidentali.

Oggi vogliamo trattare proprio quest’ultimo argomento rapportato a quella fascia di età che è stata maggiormente colpita e che dovrebbe essere considerata come fascia debole, prevalentemente a rischio: i bambini e gli adolescenti.
Di colpo si sono visti privare di tutte quelle libertà e sicurezze che davano loro sicurezza e spensieratezza, la consapevolezza di una vita da vivere. Quali certezze? quelle certezze date da una socializzazione che avveniva tra i banchi di scuola, durante le attività sportive, di quelle amicizie coltivate e da coltivare; di colpo tutto il loro mondo di svago è andato perduto.
Spesso diamo per scontata l’importanza dell’attività sportiva e adesso che siamo limitati nel praticarla abbiamo percepito la sua rilevanza.

Nel nuovo secolo il 70% dei ragazzi, tra gli 11 e 14 anni, pratica sport e si scende al 64% tra i 15 e 17 anni; come di può evincere, a questi ragazzi improvvisamente è venuto a mancare la valvola di sfogo principale, poiché è stato loro imposta l’impossibilità di praticarli, non riuscendo a garantire le misure previste. Troviamo assurdo svolgere uno sport di squadra individualmente, provate voi a fare una partita di Basket o calcio senza contatto. Tutto questo è stato tolto senza dare loro una spiegazione plausibile, perché purtroppo, una spiegazione plausibile, non c’è; soprattutto se poi sono obbligati ad andare a scuola o vedere i genitori andare a lavoro. Non possiamo meravigliarci se ci sono studi psicologici che dimostrano che il disagio infantile e adolescenziale è andato ad aumentare vertiginosamente.
I casi sociali sono drammaticamente più gravi, con sempre meno risorse per contrastare il disagio.
Per i ragazzi che stabiliscono relazioni più complesse con i coetanei, la deprivazione sociale può avere effetti a lungo termine sulla salute psicologica. Gli studi delle psicologhe Amy Orben, Livia Tomova e Sarah-Jane Blakemore stanno dimostrando che l’adolescenza, oltre ai cambiamenti biologici e ormonali della pubertà, può essere considerata un periodo sensibile per lo sviluppo sociale, parzialmente dipendente dalla maturazione di quelle aree cerebrali implicate nella percezione e cognizione sociale. Le autrici sottolineano come l’adolescenza sia anche un periodo di alta vulnerabilità per le difficoltà psicologiche e per l’ambiente sociale può essere sia un fattore di rischio in caso di bullismo ed esclusione, ma, fortunatamente, rappresenta in molti casi, un fattore protettivo quando si vivono delle buone relazioni.

Il disagio da noi denunciato si protrarrà e si amplierà, oltre la ripresa della normalità. Infatti molte società sportive, che offrivano un servizio sociale, non avranno più la forza economica per ripartire.
Questo perché negli anni abbiamo dato per scontato che le sopracitate società riuscissero, con le proprie forze economiche, a mantenere un elevato servizio sociale e sportivo. Sono però bastati 6 mesi di inattività per far saltare il banco. Adesso, le varie federazioni, sono chiamate a intervenire in modo perentorio, per far sì che non venga meno la libertà e la certezza di poter ricominciare a socializzare.

 

Leans

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