Ma perché avete chiuso cinema, teatri e musei, ignoranti che non siete altro?

Ma perché avete chiuso cinema, teatri e musei, governanti ignoranti (una rima proprio azzeccata) che non siete altro? Non mi venga a dire, lo sceriffo di turno, perché c’è un pericoloso virus letale in circolazione. Lo so molto bene che c’è un pericoloso virus, non voglio certo negarlo, il che sarebbe gravissimo. Ma non vi rendete conto che abbiamo bisogno di cinema, teatri e musei nello stesso identico modo in cui abbiamo bisogno di cibo o di vestiario? Avete lasciato aperti i supermercati, i negozi e i centri commerciali durante la settimana e avete chiuso cinema, teatri e musei? Che pericolosità maggiore rispetto a supermercati e centri commerciali avrebbero rappresentato? Potevate predisporre cinema e teatri per una capienza al 50 %, anche al 25 % e magari tenerli aperti solo tre giorni a settimana, ma non chiuderli. E predisporre una serie di prenotazioni online fino a esaurimento posti. Avremmo poi fatto più volentieri la fila per entrare in un museo o ad una mostra (i cui ingressi sarebbero stati naturalmente scaglionati), piuttosto che per entrare in un centro commerciale. Oltre ad avere distrutto il mondo dello spettacolo cinematografico e teatrale, avete distrutto e annientato il nostro bisogno di cultura. In un momento duro come questo, poter vedere una mostra o un museo, poter guardare un film (non certo nel salotto di casa, su Netflix o Sky) col giusto distanziamento e con la mascherina, sarebbe stata – tra le poche – una “consolazione in questa disperazione vile”, come scrisse Arthur Rimbaud riguardo alla voce di una sfuggente immagine femminile. Chi poi non ci volesse andare perché teme il contagio, bene, liberissimo di starsene a casa. E poi, ditelo, avete chiuso tutti i teatri perché, in realtà, volevate colpire il Teatro dell’Assurdo, perché eravate invidiosi e, con l’assurdità dei vostri DPCM, non volevate avere rivali.

Voi governanti, tra l’altro, avete permesso che molti cinema nei centri delle città, in Italia, andassero in fallimento e venissero chiusi per lasciare spazio a quei mostruosi “non-luoghi” che sono le multisala, dislocate nelle più tristi periferie cittadine, inglobate da altrettanto mostruosi centri commerciali. Là, dove andare al cinema significa essere avvolti da un enorme tunnel colorato da luci oppressive, in mezzo all’odore acre di pop corn e di altre cibarie artificiali, fra automobili e altre merci esposte, in un prolungamento infinito del centro commerciale. Se guardiamo, poi, la realtà locale di Livorno (simile a quella di numerose altre città italiane), avete permesso che venissero abbattuti cinema storici, con un indubbio valore artistico e architettonico, per lasciare spazio a palestre e parcheggi, invece di interdire l’accesso alle automobili e creare zone pedonali nei centri storici.

Una delle prerogative della satira è sempre stata quella di dire la verità ridendo: come scrisse Orazio, ridentem dicere verum: quis vetat? cioè, “chi vieta che ridendo si dica la verità”? Anche se adesso c’è poco da ridere, vorremmo buttare lì una modesta proposta per il futuro, quando questa tragedia sarà passata: che le città si riapproprino dei loro spazi culturali, dei vecchi cinema cittadini ancora sopravvissuti, che si ricreino cinema, teatri e luoghi di cultura là dove ci sono parcheggi, palazzi in rovina e zone ‘morte’ e che i governanti (invece di farci chiudere in casa) vengano rinchiusi loro nelle multisala delle periferie, fra auto in vetrina e popcorn, e che si butti via la chiave. Sarebbe già una piccola rivoluzione culturale.

gvs

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