Ma un po’ di autocritica mai?

La quarantena, ispirata da senso di civismo, da un senso di sacrificio verso la collettività, ma anche dalla mera paura e dall’egoismo. Da un lato, condizione necessaria e sufficiente per evitare il contagio e la contagiosità. Dall’altro, una via di fuga per i nostri profondi egoismi, un meccanismo che trasforma il cittadino QUALUNQUE in un infame. Dove sta l’equilibrio insomma? Difficile da dirsi. Di certo l’introiezione dei meccanismi repressivi, la gente che si fa poliziotto in una fase di piena e dura recessione economica, con l’esercito nelle strade, solo esercito e forze dell’ordine, potrebbe non fare presagire il meglio. Non a caso la destra sta salendo in cattedra rivelandosi per quello che è, nelle sue richieste: una destra FASCISTA. Sentono l’odore del sangue, è chiaro, caldeggiano il colpaccio, cioè un’involuzione autoritaria della nostra società. L’occasione è invitante d’altronde. Noi, compagni o gente comune che si sia, siamo davvero sotto scacco al momento: da un lato costretti in casa dal nostro senso civico mentre i fascisti iniziano già a fare i conti della serva. Ma i compagni per es dove sono adesso: poche voci, alcune testate giornalistiche, qualche partito ed i soliti sindacati di base a sudare sette camicie per fare fronte alle difficoltà del momento. Senza dire chi, come e quando. Non è questo che ci interessa. Quanti comunicati abbiamo letto in questi giorni? Pochi, pochissimi. Eppure gli operai, da sempre il “cuore pulsante” della sinistra “rivoluzionaria”, sono stati fino ad ora mandati forzatamente in trincea, nelle loro fabbriche. Dove sono le “avanguardie” ora? Si, quelle che se provi in tempi di pace a mettere in discussione il sistema fabbrica ti danno dell’”intellettuale” o del freak, quelli che si rifugiano dentro il “working class hero” un po’ per alleggerire le loro coscienze culturalmente fragili, un po’ per alimentare le loro burocrazie di sindacato o partito, questi maiali che ingrassano sul mito della classe operaia, perché fa comodo avere un soggetto di riferimento da “difendere” per potere guadagnare lo stipendio o la pensione a fine mese: vivi o morti, a queste persone gli operai servono. Veniamo a noi. Dove eravamo quando questi disgraziati in questi giorni venivano inviati nelle trincee della fabbriche? A raccontarci novelle ed a fare qualche storiella su Instagram? Sembra che la sinistra “rivoluzionaria” abbia scambiato la quarantena per una rappresentazione del Decameron: a cose fatte, a peste finita usciremo di nuovo dalle case come eletti in un mondo che va a rotoli. Alla faccia della solidarietà che da sempre paventiamo. Ma davvero non possiamo fare niente? Per esempio, con l’ingorgo informativo attuale, cazzate su cazzate, costruire marxianamente (visto che piace tanto) un “GENERAL INTELLECT”, un’intelligenza collettiva capace di portare almeno a noi stessi un po’ di chiarezza non potrebbe risultare utile? Oppure stiamo tutti scindendo l’atomo tra le quattro pareti di casa? Giusto per fare un esempio. Pensiamoci sopra, perché di cose da fare ce ne potrebbero essere. Rimbocchiamoci le maniche, fosse anche oltre alcune divisioni, perché la storia si sta facendo davvero fosca , brutta, dura.

 

Diego Sarri

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