Non ce n’è Coviddi – L’Italia non ce la fa più

Dopo il tormentone estivo, girato sulla spiaggia di Mondello, dove la signora Angela Chianello urlava all’intervistatrice: “Non ce ne Coviddi, non c’è niente”, quasi 2 milioni di visualizzazioni su YouTube e addirittura più di 4 milioni su una versione remix, dopo almeno due apparizioni strappalacrime nel salotto pomeridiano della D’Urso, in questi giorni è comparso un video musicale della signora Angela assecondata da alcuni rapper nostrani, con relative denunce e nuove versioni tagliate e remixate.
Nel momento più difficile degli ultimi decenni della storia italiana, con migliaia di morti per Covid ed con una struttura economica e sociale praticamente a pezzi, il mondo dello spettacolo non si ferma più e riesce a toccare dei vertici assoluti in termini di trash e di volgarità.
Ma è davvero così? Bastano davvero la denuncia penale, lo scandalizzarsi e dare la colpa solo ai negazionisti?
Forse sarebbe il momento di mettere in discussione alcuni punti fermi del nostro attuale momento storico e riflettere su alcune linee di pensiero per capire meglio cosa sta succedendo nel campo dell’intrattenimento e dell’informazione.

Il video.

Il video parte con il gigantesco Hummer bianco, spesso usato dai Vip, un breve parlato ed il solito ritornello finto rap che imperversa da alcuni anni. Nella versione ultima si è pensato bene di togliere la parola Coviddi, viste le denunce in corso. Verso metà il cantante, con capelli tricolori, passa direttamente alla critica politica, con un attacco diretto a Conte che non conta nulla e al suo Governo senza un consenso. Dopo il refrain continuo del titolo la canzone finisce, con tanto di mascherine lanciate sul tavolo, con una dedica diretta al governo dei potenti che hanno tolto il lavoro a tante persone. Perché loro, Angela, i rapper, i ballerini del video stanno con i lavoratori!

Trash e spettacolo.

Questo video è soltanto un piccolo granello di quello che giornali, tv e social hanno sfornato negli ultimi decenni; le grandi ristrutturazioni economiche degli anni 80 sono state accompagnate da una profonda trasformazione dei giornali e delle tv pubbliche, con le tv del nulla di Berlusconi, i vari Drive In e Dallas, il Grande Fratello, il pomeriggio della D’Urso, l’Isola dei Famosi, che è riuscita a modificare radicalmente il nostro modo di vedere e di ascoltare. Il bombardamento mediatico è stato così esaustivo che il trash, anno dopo anno, ha preso il posto dell’informazione e non vi è ormai programma televisivo, articolo di giornale o titolo di un post che non miri ad aumentare l’audience con provocazioni, notizie false, corpo della donna come specchio delle allodole, nomi e cognomi di ladri e spacciatori svelati da un solerte giornalismo di bassa lega.

La destra non è stata a guardare.

Se pensiamo a Trump, Bolsonaro, Salvini e Meloni non possiamo non accorgerci che di fronte a questa grande trasformazione dello spettacolo e dell’informazione, nel vedere tv e leggere giornali, la destra ha sfruttato quel potenziale di consensi che questo mondo rappresenta per i loro scopi elettorali. Dati privati e selfie personali, post, like e tweet, fake news e account falsi, immagini vecchie di repertorio, slogan a favore del popolo o della patria sono riusciti a convogliare temi e filoni da sfruttare e sono parte integrante di un insieme culturale, fatto di spazzatura, musica e intrattenimento confezionati da influencer e fondi d’investimento e giornalismo urlato a tavolino. Le teorie del complotto, dalla terra piatta ai seguaci di QAnon, sono il terreno fertile in cui si sviluppano le critiche della destra ad un sistema capitalistico che si guarda bene da essere veramente messo in discussione.

Il mondo digitale.

il capitalismo digitale con i suoi social, i suoi motori e le sue applicazioni ha ulteriormente atomizzato il nostro immaginario collettivo e il modo di essere e vivere, di lavorare e di sognare, di sentire la musica e di capire la società.
Rimane il dubbio che “La domanda centrale è se gli effetti negativi del capitalismo delle piattaforme sulle nostre vite siano specifici del capitalismo – nel qual caso le piattaforme sarebbero legittimi beni comuni da liberare dall’avidità del mercato – o se invece non siano proprio le piattaforme stesse, un po’ come per le automobili, ad essere connesse in maniera inestricabile alle leggi distruttive della società capitalista.( (*Benjamin Y. Fong – Possiamo fare a meno di Twitter e Facebook).

La vita vera.

Di fronte a questo momento decisivo della nostra vita politica e sociale la Pandemia Covid, con i suoi riflessi drammatici in termini di lavoro, sanità, scuola e vita reale, rappresenta una delle sfide decisive contro il sistema liberista attuale, che non può essere lasciato in mano a questa Destra sovranista, cialtrona e falsa. Diventa fondamentale riconoscere le prossime battaglie a venire e i nuovi soggetti che le faranno come i disoccupati di sempre , la gente realmente rimasta oggi al palo, rider, informatici sottopagati, movimenti femministi, studenti, giovani e anziani.
Bisogna riprendere in mano la vita vera, reale, i sogni, la natura che sembra non aspettarci più, le persone in difficoltà e tutte quelle cose che non possono più aspettare.
Di Covid ce n’è troppo e ci sono anche quei morti che chiedono ancora giustizia, vendetta e futuro.

 

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