“Okja”, una fiaba animalista contro il capitalismo digitale
Il capitalismo digitale è segnato più che mai dallo strapotere delle aziende e delle corporation, anche nel campo della chimica, della medicina e della farmaceutica. Lo dimostra bene, ad esempio, Margaret Atwood, nel suo L’anno del Diluvio (The Year of the Flood, 2009) e in tutta la Trilogia di MaddAddam, a cui appartiene il romanzo, affrescando una società del futuro in cui gli scienziati di grandi aziende conducono in continuazione degli esperimenti sul DNA per creare nuovi incroci fra specie animali e addirittura fra animali ed esseri umani. La pervasività dell’universo aziendale, diramatosi ovunque attraverso la Rete, è evidente anche nel fatto che, nella società affrescata nel romanzo, i pochi benestanti rimasti vivono all’interno di complessi residenziali nati attorno alle stesse aziende, sorvegliati da un feroce corpo di polizia privata, mentre il resto della popolazione conduce un’esistenza segnata dalla violenza e dagli stenti all’interno delle “plebopoli”.
Bong Joon-ho, col suo film Okja (2017), ci offre una delicata fiaba d’impronta animalista dalle tonalità surreali, ambientata proprio all’interno di un universo sociale mondiale devastato dal dominio incessante e devastante delle multinazionali. L’amministratrice della Mirando Corporation, Lucy Mirando (Tilda Swinton), è infatti un personaggio appartenente in tutto e per tutto al mondo dello spettacolo: nel 2007, esibendosi come una vera e propria star televisiva, annuncia di aver creato una nuova razza di “supermaiale” e che, entro dieci anni, i nuovi supermaiali saranno pronti per essere uccisi e commercializzati. Vincitore di un concorso per il supermaiale migliore, promosso dalla stessa azienda, risulta essere Okja, cresciuta sulle montagne della Corea del Sud e allevata dalla piccola Mija (Ahn-Seo-hyun) e da suo nonno. Come in una fiaba, la bambina e Okja – caratterizzata come un enorme animale che, più che a un maiale, sembra assomigliare a un incrocio fra un elefante e un gigantesco cane – sono diventati due amici inseparabili e insieme compiono meravigliose scorribande nella natura incontaminata. L’ambientazione iniziale, che mostra lo spazio in cui vivono Mija e il nonno insieme a Okja, assume connotazioni edeniche, come se si trattasse di un microcosmo incantato miracolosamente sfuggito alla devastazione industriale (e digitale).
A questo universo edenico si contrappone lo spazio della città, Seul, in cui Okja viene condotta una volta riconosciuta come il migliore supermaiale e, poi, New York, di cui vediamo soltanto un piccolo scorcio segnato dalla spettacolarizzazione più ostentata. La stessa scienza appare totalmente asservita alle dinamiche spettacolari e aziendalistiche: il dottor John Wilcox (Jack Gillenhaal), lo zoologo che si reca presso la dimora di Mija per vedere Okja, appare in tutto e per tutto come uno showman, piegato alla stupidità e alla volgarità dello spettacolo più ostentato. Come già accennato, anche Lucy Mirando aveva annunciato la scoperta della razza del supermaiale all’interno di un vero e proprio show, nello stesso identico modo in cui, in Videodrome (1983) di David Cronemberg, Barry Convex, manager della Spectacular Optical (azienda che porta lo spettacolo perfino nel nome), annuncia la scoperta del terribile “Videodrome” di fronte a un pubblico di ricchi esponenti del Capitale. Quando, dieci anni dopo l’annuncio della manager, i personaggi appartenenti all’universo capitalistico, affaticati dopo una lunga salita (per raggiungere uno spazio incontaminato e edenico si deve sempre affrontare un percorso periglioso), penetrano nello spazio di Mija e del nonno, in questo stesso ambiente fa irruzione anche l’universo digitale. Mundo (Yoo Je-moon), infatti, impiegato della Mirando a Seul, accende di fronte allo sguardo stupefatto della piccola Mija il suo ultimissimo modello di computer portatile la cui unica finalità è stata quella di raccogliere dati e informazioni su Okja per mezzo di uno strumento elettronico nascosto dietro il suo orecchio. I due ambienti rappresentati dal film si contrappongono anche a livello linguistico: se Okja e il nonno si esprimono solamente in coreano, l’inglese (trasformatosi in “italiano” nella versione italiana) è la lingua di un Occidente ‘invasore’ e colonizzatore.
Nello spazio cittadino di Seul e delle sue periferie, come nei brevi scorci di New York, le persone sembrano del tutto asservite all’irreggimentazione imposta dal capitalismo aziendale e spettacolare. Mija, a Seul, si muove in mezzo a una folla di esseri umani tutti uguali che si muovono a comando come stolidi burattini imprigionati nella gabbia della produzione e del consumo. Ci troviamo di fronte, del resto, agli stessi spaccati sociali che Bong Joon-ho ci offre con Parasite (2019) e con Memorie di un assassino (2003). Ma in questo mondo fatuo c’è anche spazio per la rivolta e la ribellione: a compiere un tentativo di salvare Okja (e altri supermaiali) ci sarà infatti il “Fronte Liberazione Animali” (FLA), guidato da Jay (Paul Dana) che si schiera subito al fianco della piccola Mija.
Okja mostra come il capitalismo digitale sia ormai pervasivo e, in nome del consumo più spietato, non esiti un solo istante ad approfittarsi degli animali più indifesi. Per mezzo delle immagini dell’allevamento intensivo in cui sono ammucchiati centinaia di supermaiali in attesa di essere condotti al macello (niente di diverso, del resto da come vengono trattati i maiali veri), il film denuncia con forza anche le pratiche di allevamento intensivo ben presenti nella società reale che provocano sofferenze indicibili agli animali nonché la nascita di sempre nuove malattie infettive che si propagano anche all’uomo (tali pratiche, infatti, costituiscono probabilmente una delle cause scatenanti del Covid 19). In nome dello spettacolo e del consumo, Okja, come una sorta di nuovo King Kong, viene condotta a New York per essere mostrata su un palco e, successivamente, per essere condotta al macello. Ma, come in tutte le fiabe che si rispettino, la vicenda sarà segnata da un lieto fine che qui non sarà rivelato. Se Okja si salverà dal massacro, comunque, così non sarà per altre centinaia di supermaiali: quella che ci viene mostrata, infatti, è solo una piccola goccia di resistenza scaturita da un immaginario antagonista e alternativo. Una piccola goccia che, forse, chissà, potrebbe anche trasformarsi in mare.
gvs

