Perché la destra italiana è ancora fascista: “La continuità del male” di Tomaso Montanari
La continuità del male di Tomaso Montanari è un libro importante che fa accapponare la pelle se, dopo averlo letto, pensiamo a chi ci governa: dimostra, infatti, con ineccepibili dati alla mano, “perché la destra italiana è ancora fascista”, come suona il sottotitolo. Assumendo un punto di vista diverso rispetto alle idee espresse da Umberto Eco nella sua conferenza, tenuta nel 1995 alla Columbia University, dal titolo “Il fascismo eterno”, Montanari sottrae al concetto di “fascismo” qualsiasi carattere di ‘eternità’ per reinserirlo nella storia, dal momento che si è trattato di un preciso fenomeno storico. Rispondendo alla domanda “chi è fascista oggi?”, lo studioso fa sua la risposta data dal maggior storico attuale del fascismo, Emilio Gentile: è fascista chi si considera erede del fascismo storico e “chiunque ostenta idee, linguaggi, gesti che erano tipici del fascismo storico” (E. Gentile, Chi è fascista, Laterza, Roma-Bari, 2019, p. 6). E aggiunge che “è proprio il caso di Fratelli d’Italia e della sua leader Giorgia Meloni, e almeno in parte anche della Lega di Matteo Salvini”, “partiti che esprimono posizioni etnonazionaliste, bio-identitarie, islamofobe, genderfobiche, securitarie, autoritarie” (p. 16). Il libro è corredato di diversi brani tratti da discorsi, dichiarazioni e affermazioni della stessa Meloni e di diversi esponenti del partito in cui, tramite un linguaggio infarcito di luoghi comuni di ascendenza aulica, viene esaltata la tradizione insieme a tanti non ben identificati ‘miti’ del passato, a cominciare dall’espressione “le radici che non gelano”, tratta da un brano di Il Signore degli Anelli di Tolkien, amata e utilizzata da moltissimi esponenti della destra attuale. Le modalità con cui la tradizione e il passato vengono esaltati dai fascisti di oggi sono le stesse descritte da Furio Jesi in Cultura di destra, saggio fondamentale a cui più volte si richiama lo stesso Montanari. Così scrive Jesi:
“Gli elementi culturali sono per così dire omogeneizzati in questa pappa, dichiarata preziosa, ma anche ben digeribile da tutta la classe mediamente istruita, non ci sono più veri contrasti, vere punte, spigoli e durezze. Il suo veicolo linguistico è composto di luoghi comuni, ma non di luoghi comuni del parlare profano quotidiano, bensì di luoghi comuni decantati dal parlare letterario. Questo linguaggio per luoghi comuni di provenienza aulica è dichiarato modello di chiarezza, si dice che tutti lo capiscono, e di fatto (sebbene si debba molto esitare qui sull’uso della parola capire) non provoca sconcerto, tutti vi sono abituati. Non ha rapporto con la ragione, né con la storia: nasce da roba di valore che viene chiamata il passato, ma che è così storicamente indifferenziata da poter circolare nel presente. È sfruttabile, ed è generalmente sfruttato, come veicolo dell’ideologia della classe dominante; ma serve a difendere quell’ideologia anche quando non mostra apparenti contenuti ideologici. È già di per sé, per quanti vuoti restino in certi casi i suoi topoi ricorrenti, strumento efficiente di quell’ideologia. È l’elemento più caratteristico e diffuso della cultura di destra: possiede tutta la sua oscurità che è dichiarata chiarezza, tutta la sua ripugnanza per la storia che è camuffata da venerazione del passato glorioso, tutto il suo immobilismo veramente cadaverico che si finge forza viva perenne” (F. Jesi, Cultura di destra, Feltrinelli, Milano, 1979, pp. 109-110).
Parlando di passato aulicizzato e trasformato in mito, le famose “radici che non gelano” a chi si riferiscono? Chi sono quelle “persone che non ci sono più e che meritavano di vivere questa nottata” (come scrive Meloni in occasione della vittoria elettorale nel 2022), alle quali la leader di Fratelli d’Italia dedica la vittoria? “Fino a dove si estende questo ricordo affettuoso?” – si chiede Montanari – “fino a Giorgio Almirante, a Pino Rauti? Fino a Julius Evola, a Adriano Romualdi? Fino a Benito Mussolini?” (pp. 19-20). Con Meloni ha vinto – scrive lo studioso – una storia che passa attraverso Alleanza Nazionale, il Movimento Sociale e, prima, il Partito Nazionale Fascista. E, ricordando le parole di Furio Jesi, leggiamo queste affermazioni scritte dal ministro della cultura Alessandro Giuli, tratte dal suo libro Gramsci è vivo. Sillabario per un’egemonia contemporanea (Rizzoli, Milano, 2024) riportate da Montanari: “Siamo figli della terra e del cielo stellato, celeste è l’origine. Le radici nazionali non possono gelare poiché s’immergono in profondità intangibili che travalicano la favola e l’intreccio storico e si saldano nel nostro genius loci meridiano espresso in una lingua universale di assolata Concordia”. Che cosa? Abbiamo letto bene? Un ministro della repubblica italiana (e della cultura poi) che scrive roba del genere? O è il frutto di una droga pesante o, cosa assai più probabile, di quella cultura di destra analizzata lucidamente da Jesi. Il ritorno di questo passato mitico sulla scena politica, addirittura al governo del paese, viene presentato dalla leader e dagli altri esponenti di Fratelli d’Italia come una rinascita dopo un lungo periodo di ‘esilio’ e di emarginazione nella storia repubblicana (anche se, diciamocela tutta, le trame nere hanno sempre attraversato e, spesso, dominato le dinamiche politiche della repubblica, soprattutto fra anni Sessanta e Settanta). Oggi, la “macchina mitologica” del fascismo ha ripreso a funzionare a pieno ritmo, con una sua precisa ideologia e filosofia. Vediamo dunque, punto per punto, quali sono le principali caratteristiche di questa “continuità del male” analizzata da Tomaso Montanari.
1) La difesa della razza
L’autore inizia il primo capitolo del suo saggio affermando che “la notizia più importante sulla presidente del Consiglio è che crede all’esistenza delle razze umane: cioè crede che l’umanità si divida in razze” (p. 29). Come la premier afferma nel volume di Alessandro Sallusti, La versione di Giorgia (Rizzoli, 2023), “la razza è cosa siamo fisicamente, l’etnia è cosa siamo culturalmente”. D’altra parte, come ricorda Montanari, “la genetica e la biologia hanno da tempo dimostrato che le razze umane, semplicemente, non esistono” (p. 30). Esiste un’unica specie Homo sapiens che non conosce suddivisioni genetiche. La premier, quindi, crede in un concetto che non solo la scienza ha ripudiato ma che è stato alla base delle leggi razziali del fascismo. Inoltre, il partito che ci governa crede fermamente alla “sostituzione etnica”, una specie di complotto ordito da un’Europa che – come si legge in una delle tesi rifondative ufficiali di Fratelli d’Italia – tradisce le sue radici giudaico-cristiane e classiche” (!). In Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee (sempre Rizzoli, Milano, 2021, editore che ha pubblicato anche Giuli e Sallusti), Meloni afferma che in Italia è quanto mai stringente, per salvare la razza bianca, europea e italiana, incentivare le nascite con modalità discorsive che ricordano un bel discorso nientepopodimenoche di Mussolini! E di chi se no? Si tratta dell’introduzione scritta dal duce a R. Korherr, Regresso delle nascite, Libreria del Littorio, Roma, 1928. Ci sono anche discrete somiglianze con il famigerato La mia battaglia (Mein Kampf) di Adolf Hitler, nel momento in cui il führer dichiara che la missione suprema dello Stato deve essere la conservazione e il miglioramento della razza; la premier italiana, dal canto suo, afferma che “allo Stato la famiglia formata da un uomo e da una donna che si sposano, serve” perché fanno bambini bianchi e italiani (cfr. pp. 54-55).
2) L’idea di nazione: sangue, destino, Sparta
Così si intitola il secondo capitolo del libro di Montanari. Lo studioso analizza allora l’idea di “nazione” che ha Fratelli d’Italia rilevando come Meloni non parli quasi mai di Repubblica, che sente estranea, ed invoca sempre la nazione. Nei suoi discorsi, come in quelli degli altri esponenti del governo, spariscono inoltre quasi del tutto, oltre a “Repubblica”, anche i termini “Stato” e “Paese”. Si infittiscono, invece, “Nazione” e “Patria”, naturalmente con l’iniziale maiuscola. Perché sia bandita la parola “Repubblica” è facile da capire: ai tempi di quelle “radici” che non gelano, d’altra parte, la Repubblica ancora non esisteva perché c’era il regime fascista. “Patria” e “Nazione” del resto, sono termini assai cari al capo del fascismo storico (basta leggere i discorsi di Mussolini riportati nel saggio in cui si esalta la Nazione). Montanari, tra le altre cose, riporta un brano di Io sono Giorgia che si presta benissimo a essere analizzato con la lente di Furio Jesi. Rileggiamo la lunga citazione da Cultura di destra di Jesi riportata in precedenza e poi leggiamo questo stralcio del libro di Meloni (Io sono Giorgia, p. 266) riportato da Montanari; secondo la premier, testimonierebbero un forte senso della comunità nazionale “oltre al Risorgimento, le trincee della Prima guerra mondiale, lì dove il sangue degli italiani si mischiò diventando un unico indissolubile. Lo dimostrarono gli eroi di El Alamein, e ce lo ricordano spesso gli italiani”. Una vera e propria “pappa” del passato cucita insieme in cui si mescolano il Risorgimento, il sangue ‘eroico’ dei morti della prima guerra mondiale (e consigliamo alla premier di leggere perlomeno alcune poesie di Ungaretti per ‘demitizzare’ quello che fu solo un enorme massacro) e la battaglia di El Alamein, combattuta dall’esercito italiano fascista insieme a quello nazista contro gli Alleati. E il diritto di cittadinanza, secondo la premier, si deve basare esclusivamente sul sangue perché, come deplora Hitler, “un negro vissuto nei vecchi protettorati tedeschi, ora residente in Germania, mette al mondo un figlio che è ‘cittadino tedesco’. Lo stesso diritto può reclamarlo ogni figlio di ebreo, di polacco, di africano o di asiatico” (La mia battaglia, Torino, 2017, p. 360). Non sia mai! Perché, come scrive la premier sui social, “la cittadinanza italiana non può essere in alcun caso un automatismo: va meritata e concessa solo a chi ama e rispetta la nostra cultura e la nostra identità” (p. 73). E Sparta che c’entra? Beh, nella battaglia delle Termopili nel 480 a.C., Sparta ha respinto l’esercito persiano di Serse, l’invasore straniero, orientale, ‘effeminato’ e pericoloso. Inutile dire che Sparta ha sempre rappresentato un mito per la destra: il bollettino mensile di Fratelli d’Italia si chiama “Agoghè”, un termine greco antico che indica le scuole spartane per i giovani e il “lambda” (Λ), simbolo dei guerrieri spartani (chiamati in greco “Lacedemoni”, quindi con iniziale “lambda”, equivalente alla nostra “elle”), è ormai diventato un simbolo utilizzato dall’estrema destra che ha spesso sostituito la più terribile e appariscente svastica. Attenzione quindi a questo simbolo.
3) L’identità bio-culturale e l’uso della religione
Inutile ricordare quanto l’italianità sia stata esaltata dal fascismo storico; Montanari, nel suo saggio, riporta diversi esempi ponendoli sempre a confronto con le dichiarazioni degli esponenti del governo attuale. E, “per l’estrema destra italiana, la ferrea difesa dell’identità bio-culturale nazionale non è affatto incompatibile con un’altrettanto intransigente battaglia ‘per la civiltà europea e occidentale’”. Quella di Meloni è “l’Europa delle patrie”, “patria anch’essa”, un insieme di “movimenti” che compongono una “internazionale dei nazionalismi” nei quali si possono inserire, tra gli altri, Orbán, Le Pen, Netanyahu e Trump. Per difendere questo baluardo occidentale un’arma molto importante è la religione. Infatti, come nota Montanari, “è la religione che serve (che è serva) al progetto politico” (p. 99), non il progetto politico che è subordinato alla religione. La stessa difesa del crocifisso appeso nelle scuole ha un fine strumentale: serve non per fini religiosi o cultuali ma per mostrare ai ‘diversi’ “ciò che ci caratterizza come civiltà” (Io sono Giorgia, cit., p. 223). Se Meloni si riconosce pienamente nei pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, dice di non aver sempre compreso quello di papa Francesco (ivi, p. 216). Del resto, lo stesso fascismo storico ha sempre strumentalizzato la religione in chiave storico-culturale; come scrisse Gian Galeazzo Ciano nei suoi diari, “il duce è violento contro il papa” affermando di essere “cattolico e anticristiano”. Una religione così strumentalizzata ai fini del potere, un instrumentum regni perfetto, un “mito tecnicizzato” a dovere, direbbe Furio Jesi, non può essere altro che l’ornamento esteriore di una “destra cattolica e anticristiana” (p. 100).
4) Antisemiti per Israele
Sembra che l’antisemitismo sia assai diffuso nella membership di Fratelli d’Italia: “alcune inchieste giornalistiche e la pubblicazione di chat telefoniche interne hanno documentato la persistenza di idee, slogan, canti brutalmente antisemiti nel mondo di Fratelli d’Italia” (pp. 101-102). Montanari riporta poi diversi esempi per giungere alla conclusione che, “tuttavia, nessuna di queste macroscopiche evidenze ha scalfito il rapporto di stima e fiducia che lega almeno una parte dell’ebraismo italiano al partito che raccoglie l’eredità del fascismo” (p. 105). Infatti, alla luce delle recenti manifestazioni pro Gaza, una parte considerevole dell’ebraismo “ha spinto nella totale identificazione tra ebraismo e Israele” (p. 105). In Italia, “il risultato è stato vedere accolti con tutti gli onori nelle sinagoghe personaggi politici che rivendicano pubblicamente la loro continuità ideologica con il fascismo storico, cioè con l’efferato complice del nazismo nell’attuazione della Shoah” (p. 106). Non bisogna però dimenticare, come osserva l’autore, che il rapporto tra sionismo e fascismo è assai antico e coinvolge lo stesso Mussolini; ed è inutile ricordare come al potere in Israele oggi (ma è avvenuto anche in passato) ci sia l’estrema destra di Netanyahu il quale ha dichiarato che lo stesso Israele dovrà diventare una “super Sparta”, quella stessa Sparta che Adolf Hitler esaltava come “il primo Stato razzista”. Un modello che, “in un atroce cortocircuito storico, oggi appare realizzato proprio in Israele” (p. 114).
5) Il ruolo delle donne
È nota la determinazione di Giorgia Meloni a non usare il femminile per definirsi (“Signor presidente del Consiglio dei ministri”) nonostante la stessa Crusca abbia dichiarato che l’articolo migliore per chiamare Meloni sia il femminile. Cosa vuole conservare la premier fino al punto di fare torto alla lingua italiana? Una certa idea della donna e del suo ruolo in netta opposizione all’evoluzione di quella stessa idea provocata dai femminismi (cfr. p. 116). Infatti, la donna per Fratelli d’Italia è inscindibile dall’idea di madre e deve rimanere al servizio della vera priorità politica: la “questione demografica”. Insomma, la figura della donna per gli esponenti del governo sembra un po’ un instrumentum regni come la religione: serve per mantenere l’identità italiana e europea contro gli ‘invasori’ stranieri, gli immigrati che fanno più figli degli italiani. Anche in questo caso agisce la continuità del male perché lo stesso pensiero fascista non faceva altro che esaltare la donna come emblema mistico della maternità come sacrificio. Niente di nuovo sotto il sole, che le donne stiano al loro posto in un paese profondamente patriarcale dove quasi ogni giorno cresce drammaticamente il numero dei femminicidi.
6) Contro l’eguaglianza
Se “la retorica di Meloni” – sostiene Montanari – non conosce le forti tinte anticapitalistiche del fascismo storico”, tuttavia, “è identico il cuore ideologico: quello per cui la nazione non ammette conflitti, al suo interno” (p. 129). Il bene di ogni individuo e di ogni categoria è “interpretato autenticamente” dal partito il quale stabilisce in modo paternalistico quale sia il bene della nazione italiana. Come giustamente chiosa Montanari, “si tratta di un punto di vista antitetico a quello della democrazia sociale tratteggiata dalla Costituzione” (p. 130) e che affonda le sue radici nel fascismo. Se Mussolini, in un discorso ai minatori del Monte Amiata, affermava che gli interessi di categoria devono essere subordinati a quelli della Nazione, diversi esponenti del governo attuale hanno parlato di “weekend lungo” e di scioperi pretestuosi e politici in occasione delle recenti manifestazioni contro il genocidio a Gaza. I lavoratori non possono e non devono rivendicare i loro diritti perché l’ordine naturale, secondo il fascismo, è quello della diseguaglianza: per mantenerla in atto e operare contro gli interessi dei lavoratori – come spiegava Mussolini ai dirigenti del sindacato fascista – i “camerati” devono diventare dei “soldati della Rivoluzione fascista”; ed anche Meloni chiude Io sono Giorgia, con la frase: “è la guerra dei nostri tempi, e io sono un soldato” (Io sono Giorgia, cit., p. 323).
7) Cultura e scuola
Come osserva Montanari, il punto più avanzato del tentativo di “condizionamento e formazione della mentalità” è offerto dalle “Nuove indicazioni nazionali 2025” per il primo ciclo di istruzione emanate dal ministro Valditara. In opposizione alle precedenti “Indicazioni” del 2012, le “nuove” (ma in verità vecchissime) mettono al centro l’educazione all’appartenenza nazionale italiana e alla pretesa supremazia culturale dell’Occidente. La scuola, secondo le indicazioni, dovrebbe dare ai giovani “il senso della nazione” (perché l’insegnamento ha al centro la “dimensione nazionale italiana”) in un’epoca in cui ci dovremmo aspettare il contrario – dice Montanari. Il pieno sviluppo della persona umana prospettato dalla Costituzione non dovrebbe essere vincolato a una “dimensione nazionale” ma dovrebbe collocarsi in una prospettiva che vada al di là dei confini nazionali, aspirando a una dimensione “umana”. Se in un passo agghiacciante delle “Indicazioni” leggiamo “solo l’Occidente conosce la Storia”, l’autore commenta dicendo che “è davvero difficile accettare che tanta violenza ideologica e tanta grossolana superficialità scientifica abbiano potuto trovare posto in un documento ufficiale del Ministero dell’Istruzione della Repubblica” (p. 151). È davvero difficile accettarlo, ma è la pura realtà. Notizia di questi giorni, dulcis in fundo, è che il canale Rai Scuola chiude per lasciare il posto a “Italiana”, un nuovo canale. Si sacrifica la scuola e l’istruzione per lasciare spazio all’esaltazione dell’italianità. O, meglio, si tende a trasformare la scuola e l’istruzione in “pappe” che esaltano pseudo-appartenenze culturali o, peggio ancora, di sangue, a ‘radici’ comuni.
8) Guerra alla Costituzione
In Io sono Giorgia, la politica è chiamata “guerra” e Meloni stessa si definisce “soldato”, ovviamente al maschile. Si tratta di “parole fasciste”, afferma Montanari, “e francamente eversive” (p. 154). Secondo gli esponenti del governo, il Parlamento distorce la volontà popolare e viene additato come il “traditore sistematico della sovranità popolare” (p. 154). Anche in questo caso, niente di nuovo sotto il sole (nero), in quanto per Mussolini il “Parlamento è lontano dall’anima della nazione” e la stessa Camera dei Deputati è “anacronistica” (p. 155). Per ovviare a questo “tradimento”, Meloni propone l’elezione diretta del capo dello Stato e/o del Governo. Un esecutivo investito di tutti i poteri sottratti al Parlamento è pronto per attrarre su di sé tutti i poteri: dopo quello esecutivo è la volta di quello giudiziario, per cui è necessario mettere i “magistrati al guinzaglio” (p. 159). I continui attacchi ai magistrati e alla magistratura – scrive Montanari – “hanno soprattutto questo fine: costruire una legittimità di fatto per un progetto politico opposto a quello della Costituzione antifascista” (p. 163); del resto, dice Meloni, dov’è lo scandalo se si cambia la Costituzione, visto che è stata cambiata continuamente? Questa è la retorica della destra al potere, la quale non fa poi altro che costruire un’altra retorica della libertà, fondata sulla repressione del dissenso. “La libertà di scegliersi un capo, la libertà di licenziare, la libertà delle donne di realizzarsi come madri” (p. 167). La libertà del governo di togliere la libertà. Di cancellare i principi fondamentali della Costituzione: l’inviolabilità dei diritti umani, la laicità dello Stato, l’eguaglianza senza differenze di sesso, di “razza” e di condizione sociale, il diritto d’asilo agli stranieri, il ripudio della guerra; è in ognuno di questi principi, conclude Montanari, “che la Costituzione è intimamente antifascista” (p. 168). Mai considerare scontato l’antifascismo: oggi ce n’è davvero un disperato bisogno.
Per Codice Rosso, Guy van Stratten
Tomaso Montanari, La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista, Feltrinelli, Milano, 2026, pp. 184, euro 18,00.


