Protti non segna più: Ripensare Livorno, Sport e Futuro

Ormai sono passati due decenni da quando Protti giocava nel Livorno e risolveva molte partite con i suoi gol, i suoi dribbling e le sue invenzioni. Ma oggi Livorno deve giocare ben altre battaglie di fondamentale importanza per il proprio futuro.

Prefazione

L’emergenza del Coronavirus ha fatto esplodere una serie di problemi economici, sociali e culturali che erano già devastanti da alcuni anni nel nostro paese. In particolare il settore legato allo sport ha risentito della chiusura generalizzata di campionati di ogni categoria, impianti sportivi, piscine, palestre e ogni forma di attività sportiva delle persone. Questo processo degenerativo in atto, oltre l’emergenza in corso, ha colpito anche la nostra città, famosa per aver regalato campioni e società importanti in varie discipline sportive, come dimostra l’ultima classifica del 2019 dell’indice di sportività che retrocede Livorno dalla quarta all’undicesima posto. Si tratta di capire che, come per altri settori della vita cittadina, i problemi sono legati ad una serie di cause che si legano e si attraversano fra loro, dove la politica attuale, quella legata al potere economico e culturale dominante, e quella di un eventuale opposizione, non riescono e non vogliono vedere.

1. Sport e salute

Si legge nel rapporto su salute e sport pubblicato dalla Regione Toscana 2018 : “Nel biennio 2017-2018, In Italia si stimano circa 2 milioni e 130 mila bambini e adolescenti in eccesso di peso, pari al 25,2% della popolazione di 3-17 anni”, per non parlare dell’aumento di problemi psichici e nervosi legati allo stare ore a casa davanti ad un videogioco o ad una serie Tv. Mai come oggi dobbiamo riscoprire il valore della salute della persona e della sanità come bene pubblico da salvaguardare e in questo senso lo sport deve rappresentare un invito a valorizzare il corpo in tutte le sue funzioni teraupetiche, relazionali e salutari. Ma è così davvero? I casi di doping e l’utilizzo di sostanze nocive pur di arrivare primi, vincere o superare l’altro confermano che la direzione intrapresa dall’attività sportiva, non solo agonistica, segue la strada del capitale; basta vedere la decisione di continuare a giocare i campionati di calcio delle serie maggiori oppure quello di voler ottenere subito risultati attraverso allenamenti e programmi specifici e professionali nello sport giovanile; nessuno invito istituzionale fatto da Organi Federali o Regione può servire se poi le regole del gioco parlano un’altra lingua.

2. Sport e scuola

La didattica a distanza proposta per l’emergenza di questi mesi è l’ultima pennellata per allontanare scuola e sport dai ragazzi, per dividere sapere e classi sociali, tra chi può permettersi connessioni, tecnologie e linguaggi e chi invece deve convivere in 40 metri quadri e pensare solo ad arrivare a fine mese; tra chi può regalare palestre, iscrizioni a società di calcio e sport vari , tute e scarpe adatte, magari Nike ( No Nike No Party) e chi deve restare nella strada, nei muretti, nell’alcool  e nell’eroina che sia. Scuola e sport invece devono essere parti integranti della vita di ogni ragazzo; inoltre gli impianti sportivi devono essere vissuti all’interno dell’insieme scolastico con una sensata condivisione di tempi, di spazi e di progetti. Ma dove vanno invece, in questa fase storica, Ministeri, Regioni e Comuni?

3. Sport ed economia

La crisi economica ormai perdurante dal 2007 si è fatta sentire nelle società sportive, soprattutto dilettantistiche, dove non sono bastate le fusioni per risolvere i problemi legati al bilancio, al pagamento degli affitti, allenatori e operatori, alle trasferte delle squadre, a programmare la stagione senza l’aiuto di volontari, magari genitori di ragazzi iscritti. In questo senso l’interruzione della presente stagione, causa emergenza sanitaria in corso, sta lasciando un segno indelebile per il proseguimento di molte società sportive e per i ragazzi stessi che sono stati lasciati soli, davanti al bombardamento mediatico e digitale, già devastante anche prima del Coronavirus. Viene sempre meno la cultura del praticare sport perché le pseudo agevolazioni che vengono fornite alle società non permettono quel volontarismo che porta a non avere figure professionali che possono insegnare correttamente e far amare uno sport, che porterebbe alla conseguenza naturale di non chiudersi nel mondo virtuale.

4. Sport e luoghi

Lo spazio è il momento essenziale per sviluppare il rapporto tra cittadino e sport; in particolare La Legge Regionale Toscana n. 21/2015 , all’art. 3, chiarisce le diverse caratteristiche e finalità di:

”a) attività sportiva: attività agonistica e non agonistica praticata in forme organizzate dalle federazioni sportive nazionali e b) attività ludico-motoria-ricreativa: attività svolta singolarmente o in gruppo per fini di benessere e ricreativi. In questo senso i luoghi dello sport possono essere: a) strutturati, vale a dire gli impianti veri e propri, che devono rispondere a determinati requisiti tecnici/strutturali rispondenti a normative statali e al CONI; e b) non strutturati, cioè spazi accessibili e aperti in cui l’attività motoria viene liberamente autogestita dal cittadino, singolarmente o in gruppo (percorsi pedonali urbani e non, ciclovie, playground interdisciplinari …)”.

Questo sulla carta; ma poi in realtà cosa accade nei luoghi dedicati allo sport a Livorno? Sarebbe necessario un censimento degli impianti sportivi a norma, una visione dei contratti ceduti a privati o A.S.D e verificarne l’uso e la continuità. Basti pensare alla questione delle piscine comunali ancora chiuse, con le conseguenti preoccupazione per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori legati ad esse, e della stessa utenza, come evidenziati nei comunicati del sindacato USB Livorno. Inoltre è necessario un progetto, reale e concreto che recuperi quegli spazi perduti, primo fra tutti l’Ippodromo. e quei parchi che non consentono un reale utilizzo, da parte di tutti i cittadini, di percorsi ginnici, giochi per bambini e eventuali palchi per esibizioni di piccoli concerti, di teatro o danza sportiva che sia. Un progetto esauriente che comporti il coinvolgimento di tutte le società sportive minori, le associazioni, i comitati di quartieri e la scuola naturalmente, in ottica di una nuova rigenerazione degli spazi sportivi cittadini.

5. Sport e gioco

Nella società digitale che stiamo vivendo, le nuove generazioni avvertono lo sport come qualcosa di estraneo allo loro città, ai loro spazi e alle loro amicizie; ma lo ritrovano, potente e invasivo come mai, nell’offerta infinita di video giochi, muovendo un volume d’affari di miliardi; in questo senso Lupetti ci dice “eSports nasce per essere sia gioco sia spettacolo ed è costantemente piegato alle necessità del suo essere spettacolo”.
Ma lo sport deve rimanere gioco reale, creazione, fantasia e soprattutto relazione con altri, amicizia profonda, momento aggregativo fondamentale dello sviluppo di ognuno di noi e come tale va ripensato e ricostruito per affrontare le nuove sfide del futuro: le nuove generazioni, con l’aiuto di progetti condivisi e luoghi dello sport rigenerati, devono attraversare e mettere in discussione i modelli imposti dal capitalismo digitale che continua a rubare loro spazio, tempo, sogni e futuro.

6. Sport e Livorno

Senza svalutare l’importanza degli altri sport, bisogna però rilevare che mai come oggi la città di Livorno, i suoi cittadini, i suoi quartieri, i campi sportivi di periferia e i sogni dei bambini si sono allontanati dalla propria squadra del cuore: il Livorno calcio sembra ormai luogo sconosciuto ai livornesi; se si pensa che c’è stata una migrazione di ragazzi del settore giovanile del Livorno per andare a giocare nel Pisa. Senza rapporti con le squadre giovanili, i suoi allenatori e quei ragazzi che amano ancora il calcio. L’amministrazione comunale deve inserire, nei suoi programmi pur difficili e complessi, quello di ricercare una progetto generale che investa la proprietà del Livorno Calcio, i suoi legami con la città e con un contenitore più vasto di idee e di ricerche, che tenga conto dei vari spazi dello sport, dall’Ippodromo agli impianti sportivi pubblici, alle scuole e ai campi di periferia, ai programmi delle società sportive minori, cercando di ricostruire quei legami emotivi e quel cuore amaranto che sembra, al momento, fortemente incrinato.

Bisogna sbrigarsi perché, a Livorno e da tempo ormai, Protti non segna più.

Coltrane59 e Leans01

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