Se cade la Calabria…

Tesi:La manovra a tenaglia del capitano longobardo di aprire due fronti di lotta uno a nord, L’Emilia-Romagna, e l’altro al sud, la Calabria, segue l’obbiettivo di sfondare al sud per rompere definitivamente gli equilibri politici e andare ad elezioni politiche.

Si fa un gran parlare delle elezioni regionali dell’Emilia Romagna mentre delle elezioni calabresi pochi ne parlano. In questa regione per ironia della sorte, per il centro sinistra, corre un imprenditore che si occupa della produzione e commercializzazione di tonno e di altri prodotti ittici che i sondaggi danno come sfavorito, diversamente dalla candidata del centro destra di forza Italia sostenuta da lega e fratelli d’Italia data sopra il 50%. In Calabria la situazione è molto diversa rispetto all’Emilia-Romagna sia dal punto di vista economico-sociale che politico. In Calabria c’è uno scenario politico più frammentato e il movimento delle sardine sembra non abbia dato indicazioni di voto. Ma la novità calabrese che dovrebbe porre queste elezioni all’ordine del giorno dell’agenda politico-mediatica è la presenza della Lega tra le forze del centro destra che corrono per la presidenza della regione e questo è la prima volta che avviene in Calabria. L’eventuale successo della coalizione di destra sarebbe da leggere come un successo della Lega. Le elezioni europee avevano sancito, pur senza radicamento nel territorio, l’ingresso della lega nelle regioni del sud. Tale evento avrebbe dovuto essere motivo di un attenta analisi a sinistra per calibrare opportune contromisure. Nel nostro paese il sud risultava un bacino di voti del movimento cinque stelle e impermeabile alla narrazione leghista basata su tematiche separatiste, sovraniste e xenofobe ma nell’ipotesi che in Calabria vinca il centro destra, in forza della spinta verde, ci metterebbe di fronte ad un ribaltamento dello scenario politico da interpretare anche sociologicamente. Ma il pericolo non è stato avvertito a sinistra, anzi, si è preferito concentrare le forze al nord a difesa dell’Emilia-Romagna. Nell’immaginario collettivo della sinistra, l’Emilia-Romagna rappresenta da sempre la roccaforte del PD da difendere ad ogni costo sacrificando anche il vessillo di partito con una strumentale lista civica ad ampio raggio, posizione abbondantemente profusa da stampa e tv organici al sistema. Presumo che la presa della Calabria da parte della destra a trazione verde sarebbe una vera caporetto per la sinistra italiana. Se la narrazione leghista riesce a far breccia nel meridione, in realtà economico-sociali che differiscono radicalmente da quelle del nord, vuol dire che qualcosa è cambiato nella società italiana in modo irreversibile. Certamente tale svolta non può essere tradotta semplicemente come frutto di transumanze elettorali causate dalla perdita di fiducia nel movimento 5 stelle e dalla disgregazione di forza Italia, qui c’è dell’altro di molto più complesso. Il sud con molta probabilità premia la Lega non per le promesse del capitano longobardo che vuole ridurre le tasse a chi i soldi già ce l’ha, incrementare l’autonomia delle regioni del nord più ricche e imporre in luogo del vecchio separatismo il sovranismo-federativo-patriottico, ma per le politiche securitarie centrate sulle presunte conseguenze negative dell’immigrazione e dei suoi costi sociali, scaricati sulle fasce più deboli della popolazione che alimentano il terreno di coltura caro alla lega dell’insicurezza, della fobia dell’assedio e della contaminazione etnica. Pertanto lo slogan “prima gli italiani” trova molti consensi in un paese spaventato e impoverito dalla crisi e dai continui tagli sul sociale e sui servizi per pagare il pizzo del debito pubblico. La svolta neo liberista attuata dopo la caduta del muro di Berlino della sinistra politica e sindacale “double face” di piazza e di governo ha disorientato e sfiduciato il bacino elettorale di sinistra spingendolo verso destra, in quanto ha sentito e visto nel capitano e nel suo linguaggio populista a presa diretta un possibile farmaco ai problemi del vivere quotidiano. La sinistra deve urgentemente comprendere che la battaglia si gioca ora anche al sud dove si è aperto un altro importante fronte di lotta. Non sono sufficienti i richiami alla politica dolce ed eticamente sostenibile, il politicamente corretto, le buone e garbate maniere, l’evocazione verbale ai formali principi costituzionali e la santificazione delle liturgie del lavoro. Tutto questo oltre ad avere il retrogusto amaro di una nuova demagogia populista non può sconfiggere la destra e contestualmente fornire risposte efficaci e funzionali ai problemi reali della popolazione sempre più strozzata dalla crisi. Invece sarebbe necessario una decisa inversione di rotta verso qualcosa veramente di sinistra che passi anche con il recupero della memoria e delle utopie in chiave critica. Se la tattica a tenaglia nord-sud del capitano fosse confermata dai fatti con lo sfondamento del fronte sud ci potrebbero essere effetti negativi sia a livello nazionale che sugli equilibri di governo. Il voto regionale, di per sé è molto più vicino alle persone e ai territori rispetto a quello europeo, e se questo dovesse premiare la Lega anche in Calabria congiuntamente ad un incremento dei votanti ed ad una vittoria di misura del centro sinistra in Emilia-Romagna potrebbe significare l’inizio del definitivo e irreversibile tracollo della sinistra in Italia con o senza sardine.

{Dattero}

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