Situazione Covid oggi in Italia: l’inefficienza del pubblico avvantaggia il privato

Il Coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati di fronte a scelte inadeguate nelle politiche di gestione della pandemia da Covid-19, come l’apertura delle discoteche sarde in agosto o la movida ripresa a pieno ritmo ovunque, che hanno inevitabilmente portato alla seconda ondata, e alla scarsa capacità del Sistema Sanitario di far fronte a quest’ultima, ha ritenuto opportuno creare un gruppo di studio guidato da un esperto e competente operatore sanitario, al fine di effettuare una indagine che da un lato fotografi la situazione sul campo e dall’altro indaghi in merito alle cause delle inefficienze e alle loro conseguenze. Di seguito proponiamo a beneficio dei lettori l’interessante risultato della ricerca.

Il Coordinamento del Giga.

 

Situazione Covid oggi in Italia: l’inefficienza del pubblico avvantaggia il privato

L’attuale situazione pandemica del nostro paese sta mostrando tutti i limiti dell’attuale Servizio Sanitario Nazionale, un’emergenza quella da Covid-19 che non è stata assolutamente gestita in modo adeguato sia sul piano sanitario che su quello sociale.
La prima ondata della pandemia aveva evidenziato il limite e l‘inutilità della sanità privata, il crollo della Sanità in Lombardia che ha lasciato ampio spazio a quest’ultima [1] lo ha dimostrato ampiamente. Prima della pandemia la sanità della regione Lombardia era considerata l’eccellenza italiana ma con la gestione delle emergenze e delle urgenze con pazienti “critici” e meritevoli di terapia intensiva o rianimatoria il castello di sabbia si è sgretolato. Ospedali pubblici (quelli non chiusi) sovraffollati, personale sanitario sottoposto a carichi di lavoro disumani e ad alto rischio per la propria salute, centinaia sono stati i decessi tra operatori sanitari, infermieri e medici, migliaia di positivi sia sintomatici che non.
Nessuna regione è stata in grado di affrontare l’esplosione della pandemia con una gestione programmata, soprattutto, a causa dei circa 37 miliardi di euro sottratti negli ultimi 9 anni al Sistema Sanitario Nazionale, e di saperne far fronte con interventi emergenziali come il riaprire gli ospedali chiusi, requisire case di cura private e farne centri Covid, questo sia per garantire una gestione meno caotica e più razionale e permettere alle strutture sanitarie di fornire un servizio adeguato a tutte le altre patologie no-Covid.
Il Sistema Sanitario Nazionale è ormai ridotto ai minimi termini dopo decenni di tagli ai quali si è sovrapposta la regionalizzazione della Sanità, introdotta con la modifica del Titolo V della Costituzione del 2001, che ha destrutturato un sistema nazionale funzionante, frazionandolo in 21 gestioni regionali diverse dando origine a sprechi, difformità territoriali e in generale al peggioramento del servizio. La diminuzione della spesa sanitaria, in Italia, è principalmente avvenuta riducendo il personale attraverso il blocco del turn over, ma non solo.

In termini concreti, secondo le indagini della Fondazione Gimbe [2], dal 1997 a livello nazionale abbiamo subito diminuzione del 40% di posti letto e, per effetto di accorpamenti, le aziende ospedaliere sono passate da 97 alle attuali 43 (-40%) e le aziende sanitarie territoriali da 197 a 120. Nel 2016, ben il 30% dei posti letto del SSN era all’interno di strutture private accreditate, in aumento di 3,2 punti dal 2007. La dotazione dovrebbe essere di 3,7 posti letto ogni 1.000 abitanti ma la media nazionale nel 2017 era di 2,9, accompagnata da sensibili e preoccupanti differenziazioni regionali che hanno ridotto il diritto alla salute di interi territori.

Secondo i dati del Ministero della Salute nel 2011 il Lazio aveva complessivamente 72 strutture di ricovero pubbliche, scese a 56 nel 2017. In particolare, nel 2011 il Lazio aveva 46 ospedali a gestione diretta, nel 2017 (ultimi dati disponibili) erano ridotti a 33. Solo a Roma il Forlanini, il Santa Maria della Pietà, il San Giacomo hanno chiuso e il San Filippo Neri, il Sant’Eugenio e il San Camillo sono stati ridimensionati. Il depotenziamento della sanità pubblica è un enorme regalo per quella privata perché le prestazioni che il settore pubblico demanda ai privati continuano ad essere finanziate dallo stato, regalando profitti agli imprenditori del settore.

Con la primavera-estate la situazione è sicuramente migliorata ma non risolta. Tutti aspettavamo una nuova recrudescenza della pandemia. Che cosa è stato fatto nel pubblico per prevenire e programmare tutto ciò? Nulla o poco più. Questi mesi estivi hanno permesso alla sanità privata di ampliare la sua recettività, mentre nel pubblico non è stato trovata nessuna ulteriore struttura per aumentare l’offerta pubblica e cercare di essere grado di sopportare l’urto della nuova ondata pandemica. I pronto Soccorso come erano “sono rimasti, sono sorte solo altre tensostrutture esterne” hanno affermato numerosi operatori interpellati..

In questo momento ci troviamo in una situazione potenzialmente peggiore di quella del marzo scorso, ma perché siamo arrivati a ciò? Da parte delle regioni non è stato investito quasi nulla per potenziare le strutture della sanità pubblica, come il riaprire ospedali precedentemente chiusi o potenziare la medicina territoriale e i medici di base. Avendo la consapevolezza che andavamo incontro ad una seconda ondata pandemica, in questi mesi vi era tutto il tempo di ripristinare ospedali e padiglioni chiusi e di renderli funzionanti. Ad esempio nel Lazio l’Ospedale Forlanini che ha ancora una parte non distrutta e, soprattutto, fino a pochi anni fa era un’eccellenza mondiale per le malattie respiratorie. Stesso discorso vale per gli ospedali di provincia, che oggi potevano essere una risposta razionale al caos che ogni giorno che passa si sta creando con l’ingestibilità dei Pronto Soccorso, delle terapie intensive e delle rianimazioni. Caserme dismesse potevano essere approntate come luogo di cura per pazienti che oggi vengono alloggiati negli hotel (Sheraton), con risorse che continuano ad essere sperperate mentre la situazione va sempre più aggravandosi.

I pazienti non Covid in questo momento hanno scarse possibilità di diagnosi e cura, perché il personale sanitario è allo stremo e quasi tutti coinvolti della gestione e cure dei malati Covid, quindi persone affette da gravi patologie cardio–respiratorie (prima causa di morte), ischemie ed emorragie cerebrali, tumori, traumi, patologie mediche e chirurgiche stanno rischiando di rimanere senza assistenza sanitaria. Negli ospedali sono stati allestiti reparti di terapia intensiva e/o rianimazione smantellando le sale operatorie (come al S. Filippo Neri a Roma), con la quasi impossibilità di effettuare interventi chirurgici in elezione.

Attese di ore e in alcuni casi di almeno un giorno nelle ambulanze perché non si è assolutamente in grado di gestire il flusso dei pazienti, in questi ultimi giorni alcuni decessi sono avvenuti all’interno delle ambulanze o nelle auto in attesa di far ricoverare un paziente in gravissime condizioni al P.S. Intanto, la Sanità Privata, da nord a sud, Italia continua a percepire fiumi di denaro pubblico. Abbiamo notizie certe che nel Lazio un altra casa di cura (privata), Villa Tiberia, a Roma è stata riconvertita centro Covid, ma con personale sotto organico, con scarse protezioni, con molti operatori sanitari già positivi, e soprattutto con i lavori in corso per la ristrutturazione dell’immobile proprio grazie al denaro pubblico. Lo stesso sta succedendo al centro Covid privato di Casal Palocco (Roma) dove si stanno effettuando lavori di ampliamento sempre con fondi pubblici. E’ doveroso specificare che questi Centri Covid non hanno una struttura recettiva per le emergenze, come un Pronto Soccorso, ma ricevono pazienti che vengono prima stabilizzati negli ospedali pubblici e successivamente indirizzati a loro.

Di assunzioni nella Sanità Pubblica, quantomeno per reintegrare il taglio di 42.800 dipendenti a tempo indeterminato degli ultimi 10 anni, vi è stato un gran parlare durante la prima ondata ma in realtà poco si è fatto, e si continua a lavorare spesso con la partita Iva, con contratti a termine gestiti da cooperative con carichi di lavoro massacranti, senza turni di riposo e il tutto con un organico ulteriormente ridotto per i molti lavoratori positivi al Covid-19.
La situazione purtroppo va peggiorando ogni giorno e crediamo che a breve sicuramente nei reparti d’urgenza ci sarà il blocco totale della capacità recettiva ospedaliera della Sanità Pubblica. E allora? Non possiamo permettere che si possa morire di Covid e di patologie non Covid mentre il privato nella sanità continua ad arricchirsi a spese della collettività e causa di una gestione inadeguata della seconda ondata, nonostante fosse stata ampiamente annunciata da tutta la comunità scientifica.

 

 
Gruppo di lavoro guidato da un operatore sanitario

 

14 novembre 2020

Note:

[1]: https://www.fedaiisf.it/sanita-piu-privato-e-meno-territorio-il-modello-lombardia-spiazzato-dal-covid-19/

[2]: https://www.gimbe.org/

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