S.O.S. Sicurezza Livorno – Se questo è un giornale…

Sabato 1 agosto 2020. La cronaca locale del maggior quotidiano livornese conteneva le seguenti notizie:

  1. Si gettano in mare dalla nave cinque migranti, due soccorsi, un mistero la sorte degli altri.
  2. Si scatta la foto seduto sulla volante giovane denunciato ed espulso.
  3. Anziani storditi con lo spray: i ladri rubano 15mila euro.
  4. Furto alla Cambusa Livornese via un computer e 300 euro.

Le prime tre pagine di un giornale labronico sembrano regalare uno spot elettorale a Lega e Fratelli d’Italia.
Chiaramente gli ultimi fatti accaduti (spari al Kebab, Asian Market, Archi Shanghai, molotov al negozio cinese e incendio alla tabaccheria di Stagno) hanno fornito materiale per svariati articoli estivi su sicurezza, criminalità e attentati vari con la creazione di tre figure immaginarie che circolano in città: la Vendetta, il Fanatico e il Clan.

Sabato 29 agosto 2020. La cronaca locale dello stesso giornale insiste: picchiato e rapinato in strada via il cellulare e anche le scarpe; tenta di strangolare una donna e si scaglia contro un pensionato; rissa di notte in Borgo Cappuccini..

Alcune considerazioni di fondo si rendono necessarie per capire le dinamiche che attraversano la stampa cittadina e nazionale con relativi riflessi sociali e politici sull’immaginario collettivo delle persone.

Vendere è vendere.

Ormai da anni i giornali italiani hanno seri problemi di natura economica con una perdita del fatturato lordo costante. Rispetto ai monopoli dell’informazione sono i giornali quelli che soffrono maggiormente perdendo 240.000 copie al giorno. Soltanto la pubblicità digitale compensa le perdite subite. Di fronte a questa crisi editoriale i giornali, non solo quelli legati a gruppi editoriali di destra, scelgono sicurezza, criminalità, omicidi, furti e paura come temi preferiti. E la paura paga sempre in termini di vendite, visualizzazioni e interessi della politica.

Libertà di stampa.

La classifica sulla libertà di stampa 2020 pubblicata da Reporter senza Frontiere rispetto ad un indice che tiene conto del pluralismo dell’informazione, l’indipendenza dei media, l’ambiente, l’Autocensura, la trasparenza, l’esistenza di monopoli e regolamentazione dei Media vede l’Italia in 41esima posizione (la peggiore in Europa Occidentale ad esclusione della Grecia).
I maggiori gruppi editoriali che controllano e diffondono giornalmente l’informazione italiana sono Cairo RCS (quello del video dove sprona la vendita dei suoi prodotti sfruttando l’emergenza del Coronavirus..), Mondadori ( Berlusconi..), Gedi ( Exor=FCA=Ex Fiat.) e Confindustria..

Gli anni 80.

Il problema dell’informazione di questi ultimi anni fa parte di un processo più ampio di grande trasformazione del modo di raccontare grandi eventi storici, fatti politici e piccoli eventi quotidiani. La società dello spettacolo e del consumismo, superando anche  le previsioni di Debord e di Pasolini, ha cambiato radicalmente il modo di descrivere e di mostrare i fatti che ci riguardano, che siano grandi guerre, attacchi terroristici o piccola criminalità di sempre: ” C’è qualcosa dei media che si nutre dei cataclismi e di tutto ciò che è fosco e mette in atto un meccanismo che permette ad ognuno di crogiolarsi nel proprio terrore” (Don DeLillo). Le grandi ristrutturazioni economiche degli anni 80, il Reaganismo, la Thatcher, le tv del nulla di Berlusconi, Dallas, Puffi e Drive In che sia, non hanno solo cambiato il modo di raccontare le cose ma hanno trasformato il nostro modo di essere, conoscere e vedere.

Fake news e social.

Nella attuale società digitale le notizie si leggono e si mostrano con Google news ( il Vero Giornale per eccellenza), Facebook, Twitter, WhatsApp, ecc. Proprio attraverso questi motori di ricerca e social in ogni secondo della nostra giornata vediamo, giriamo, condividiamo e pensiamo gli avvenimenti e i fatti del giorno. Sono loro i veri quotidiani e i giornali nostrani si devono soltanto adattare al loro modo di leggere, ai loro titoli coinvolgenti e alla relativa velocità e facilità di lettura. Perché, in questo mondo digitale, si legge poco e male.. In questa modo, con l’aiuto di capitali nascosti, spin doctors e account falsi, riescono a girare fake news, notizie vecchie di 5 anni e teorie del complotto, dove si può dire tutto e il contrario di tutto e dove la destra riesce a navigare piuttosto bene.

La percezione.

Moltiplicate la società del consumo, dello spettacolo, gli anni 80, le immagini del crollo delle torri gemelli e delle guerre del Golfo, la vastità e la complessità del mondo digitale, anno dopo anno.. e capiremo meglio che cosa è  la percezione.
Un semplice fatto di cronaca può essere amplificato, mille volte, per distorcere la realtà e spostare i criteri e le modalità della percezione. Per fare un esempio In Italia la percezione del numero di migranti presenti nel paese è la più alta d’Europa ( 24,6% di percezione rispetto alla percentuale effettiva 7%). La partita della percezione si gioca attraverso mille linee e piani, nei giornali, nelle Tv, nei social, ma anche nella scuola, nel sistema educativo e negli spazi culturali delle nostre città.

 

Queste riflessioni non vogliono sottovalutare il problema della sicurezza e della criminalità, ma cercare di inserirlo in un contesto economico, storico e sociale mondiale, italiano e cittadino che riguarda rapporti economici, Media, Social, informazione, comunicazione e problemi reali del Territorio.

Livorno, come altre città italiane, soffre di una profonda crisi economica con alta disoccupazione giovanile, deflazione, povertà in aumento, fascia media in difficoltà, partite Iva reali e finte senza futuro, porto e industrie senza sbocchi occupazionali decisivi. Livorno è ormai un paese per vecchi dove ci sono solo il 12,3% di giovani da 0 a 14 anni e dove stanno finendo i risparmi delle generazioni precedenti..
A Livorno non si nasce più, non si lavora più o si lavora poco e pagati male, si legge poco o nulla; a Livorno non c’è più nulla..
Crediamo che un giornale, un progetto culturale od un semplice articolo debba contribuire a ricostruire un tessuto sociale e culturale (tenendo conto della complessa trasformazione economica, antropologica e digitale in corso) per cercare di cambiare i rapporti di forza esistenti. In questo senso bisogna ripensare profondamente cosa vuol dire scrivere, leggere, condividere e conoscere.

Qui potete leggere un nostro precedente articolo su Livorno e sicurezza: https://codice-rosso.net/livorno-ordine-pubblico-fuori-controllo/

 

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