Sovranisti & Samaritani (seconda parte)

Sovranisti & Samaritani (seconda parte) 4
Sovranisti & Samaritani (parte seconda)
Ritengo suicida per la sinistra la scelta del sovranismo anche se declinato sul versante democratico-costituzionale. Il sovranismo non riesce ad annichilire i devastanti effetti sociali ed economici della globalizzazione. Il termine di nazione richiama, seppur nelle sue più rosee interpretazioni, alla prepotenza dello stato borghese, il quale non ha mai aperto il suo palazzo d’inverno alle classi popolari. Anzi, ha coperto il suo regime pseudo democratico con i sacri paramenti della rappresentanza elettiva, ma senza la possibilità del controllo popolare sui rappresentanti né sul vicolo di mandato. Nella sua forma di una democrazia che non c’è (P.Ginsborg), “La borghesia, dopo l’impianto della grande industria e del mercato mondiale, si è infine impadronita del potere politico, ad esclusione delle altre classi, nello stato rappresentativo moderno il governo moderno non è che un comitato amministrativo degli affari della classe borghese(K.Marx)”.In altre parole l’arte di governare è sempre stata al servizio degli interessi dei padroni e mai in favore dei servi! E’ vero che nei gloriosi trent’anni di ordoliberismo tedesco, dal 1945-1975, i servi hanno beneficiato di briciole di benessere, ma ciò è avvenuto a scapito dei paesi del terzo mondo, i quali vedevano divorate le loro risorse naturali senza un’ adeguata contropartita. Non lamentiamoci se oggi il sud del mondo bussa, con le migrazioni di massa, alle porte della ricca Europa per riscuotere i suoi legittimi crediti storici. Negli anni passati, la sinistra, per assicurare una quota di redistribuzione del reddito ai lavoratori, dette luogo ad un accordo col capitale barattando il controllo dei mezzi di produzione e l’ autonomia di classe con la sicurezza sociale. In questo modo la sinistra istituzionalizzata ottenne livelli di reddito necessari ai lavoratori per il consumo individuale di massa, dando prova schiacciante della sua incapacità politica a rovesciare i rapporti di forza fra le classi all’interno dei rapporti di produzione. Parafrasando quello che diceva Gobetti a Turati si è trasformata “una classe di combattenti in un popolo di mendicanti”. Questo è stata a conti fatti l’eredità dello stato sociale! Gli effetti collaterali della scelta dello stato nazionale, come forma di organizzazione degli interessi di classe, ha portato alla detronizzazione di tutte quelle forme organizzative che dal basso avevano segnato l’ascesa delle classi lavoratrici nelle sue prime fasi di costituzione del movimento operaio (Bauman Memorie di classe). Mi riferisco alle forme associative orizzontali, al mutualismo, alla partecipazione come perno dello sviluppo di relazioni umane di reciprocità, solidarietà e di cooperazione, e di tutta una struttura che si poneva, seppur in forma ancora embrionale, come possibile rete di protezione sociale e di socialità auto-organizzata, auto- gestita alternativa alla organizzazione centralistica e burocratica dello stato borghese. Il tradimento burocratico della sinistra statalista ha causato un irrefrenabile processo di gerarchizzazione disciplinare soffocando libertà ed uguaglianza. Il progressivo assorbimento dello stato delle varie forme di socialità popolare ha permesso, come osserva M.Revelli (Le due destre,93), la creazione di un monopolio statale della socialità in varie tipologie di istituzioni:scuola, sanità, previdenza, cassa integrazione,ecc. Tale struttura, se ha permesso di fare da salvagente nei momenti di crisi, è stata poi d’un colpo ridotta ai minimi termini dai processi di globalizzazione che hanno colpito lo stato sociale lasciando, a piedi e nudi , senza alcuna protezione le classi popolari. Anche i corpi intermedi che dovevano tutelare gli interessi di classe, come i partiti e le associazioni, hanno assunto la forma stato centrica nella struttura dei loro organi direttivi e di rappresentanza, incasellando le loro strutture nelle maglie rigide del diritto civile. Si veda, a tale specifico riguardo, la camicia di forza a cui devono sottostare le associazioni riconosciute per trovare dignità presso la pubblica amministrazione. Purtroppo nello scontro tutto interno delle varie anime del movimento operaio ha prevalso il modello stato centrico anche in maniera piuttosto violenta, si pensi alla fine drammatica degli Spartachisti in Germania, ai compagni di Kronštadt uccisi dai bolscevichi comandati da Trockij. Successivamente, con l’affermarsi del partito stato di Stalin si è raso al suolo qualsiasi aspirazione di democrazia diretta dei Soviet. Soviet che all’inizio si alimentavano anche delle esperienze della Mir e dell’ Obščina proprie del mondo contadino russo. In quest’ultimo caso Il pericolo di derive in senso autoritario del partito stato, era già più volte stato previsto da Rosa Luxemburg. Il totalitarismo e il liberalismo, nella forma dello stato nazione, appaiono come evidenti forme del dominio borghese (R.KÜHNL liberalismo e fascismo due forme di dominio borghese). La borghesia non si fa molte premure ad indossare l’abito politico più adatto alla cura dei propri interessi di casta oligarchica. Anche lo stato nazione fondato sul compromessi capitale-lavoro, seppur in un clima di apparente benessere e di libertà individuali e sociali, non è riuscito ad realizzare quella democrazia economica che sta alla base del uguaglianza tra le classi, anzi ha portato alla polarizzazione delle ricchezze e del potere in mano ad oligarchie economico-burocratiche. Le quali oligarchie, minacciate dal calo del saggio del profitto e dalla limitatezza dei mercati e dei consumi, hanno mutato in breve tempo il modello produttivo, con la complicità della politica e dei serbatoi di pensiero universitari, uscendo di fatto dal novecento con il post fordismo. Mentre tutto cambiava e i muri crollavano la sinistra non è stata in grado di interpretare questi fenomeni. Anzi, ha abbracciato in toto il neoliberismo rinnegando il suo passato mutandosi geneticamente, ma continuando a pensare alle antiche vestigia dello stato sociale di keynesiana memoria, rimanendo così intrappolata dentro le sabbie mobili delle vecchie categorie di analisi otto-novecentesche. Gli attuali flussi commerciali e finanziari creati dalla globalizzazione dei mercati e dalla forte mobilità di capitali non si fermano evocando il ritorno del passato e della sovranità nazionale in chiave keynesiana. Questi Flussi si sono ampiamente denazionalizzati e de localizzati, hanno formato centri di potere nelle metropoli dei vari stati lasciando fuori le periferie (C.Formenti la variante populista). Il capitalismo globalizzato, preso atto dei limiti dei mercati e della produzione, ha scelto di dominare finanziariamente tutta la superficie del pianeta e il bios umano. Non c’e nazione che tenga botta, anche quelle più forti che sembrano apparentemente ritornare ad anacronistiche politiche protezionistiche, di fatto sono governate dal globale che tutto contiene all’interno della sua sfera (Impero negri). Pertanto, le alternative vanno ricercate in altre direzioni, al di fuori della sfera imperiale. Interessanti sono le prospettive che fanno riferimento ad un ritorno ai luoghi: la democrazia dei territori di Magnaghi, la federazione di municipalità di C.Berneri, il municipalismo Libertario e l’ecologia sociale di Bookchin, il confederalismo democratico del Rojava basato sulle teorie del PKK di Ocalan. Sono questi tutti i possibili punti di applicazione di un nuovo fronte di resistenza, di un contro potere che si voglia porre come ostacolo ai meccanismi della globalizzazione neoliberista. Diversamente, non ritengo percorribile neanche la strada tracciata dal nuovo sovranismo federativo Europero di alcune aree della sinistra, come nuovo fronte di una possibile trincea di resistenza e base per un controattacco alle politiche dei flussi globali che limitano la sovranità economica e sociale dei paesi. Tale tipo di sovranismo federativo non tiene in debito conto del carattere di non riformabilità dell’unione europea (C.Formenti). il quantitative easing né è stata una prova conclamata. Inoltre l’Europa non ha mai espresso un proprio sistema fiscale e di sicurezza sociale e la qual cosa dimostra il suo carattere di unione spiccatemente oligarica del capitale finanziario-bancario. Continua a sfuggire il fatto che l’unione europea non è mai stata, né potrà mai essere, espressione di una spontanea sovranità democratica di popoli. Le alternative della sinistra, di una nuova sinistra tutta da venire, devono essere cercate nella contrapposizione di luoghi contro i flussi (C.formenti) a livello capillare. Luoghi che come tante piccole casematte, legate in una rete senza centri non gerarchizzata, siano in grado di espressione pratica di altri modi di fare economia politica, superando la dipendenza dell’ equivalente generale delle merci, e di mettere i comuni, le città, al centro della loro struttura federativa. Su queste basi si può cercare di costruire un nuova egemonia che sia espressione di un blocco sociale che trova radici nel municipalismo federativo libertario. Questa potrebbe essere un’interessate strada da tentare magari sperimentalmente. Purtroppo l’unica esperienza che si avvicinava a questo modello, quella del Rojava, è stata spazzata via dall’imperialismo turco. Ciò non significa ritornare ai comuni di medievale memoria, o alle polis greche, ma tentare di contrapporre al modello stato centrico un’organizzazione capillare di comunità orizzontale di territori federati tra di loro dove la partecipazione popolare, la democrazia dal basso, recuperino la dimensione del controllo popolare sui propri rappresentanti e sulle risorse dei territori esprimendo una forma di economia altra da quella dominate. Anche il tema ambientale dovrebbe trovare dignità politica ed economica in questa nuova struttura. Ciò a fronte dei limiti di sopportazione del nostro pianeta soffocato dall’esplosione demografica che sta divorando egoisticamente il pianeta su cui vive lasciando alle future generazioni poche speranze di un mondo migliore.
{ Alcuni Riferimenti bibliografici di cui si consiglia la lettura:M.Revelli: Le due destre; C.Formenti: La variante populista; R.KÜHNL: liberalismo e fascismo due forme di dominio borghese; P.Ginsborg: la democrazia che non c’è}
{Dattero}

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