“SPEDALI RIUNITI AFFITTASI POSTI LETTO”

La nostra provincia non ha una salute eccellente. Lo ha rilevato il sole 24 Ore il 20 maggio 2019. Dall’indagine è emerso che Livorno, nei vari ambiti, non è tra le prime della classe.
In una classifica dove i dati allarmanti sono all’ultimo posto, la nostra città si piazza per la mortalità causata da tumore al 91° posto su 107, per infarto all’82°posto e dulcis in fundo al 98°posto per la recettività ospedaliera. I dati dovrebbero spingere la Regione Toscana e la diarchia che gestisce la sanità regionale a potenziare le strutture sanitarie, ma ciò non è avvenuto. Anzi, le strutture sanitarie labroniche hanno subito una pesante cura dimagrante spingendoci al 41°posto per flusso di emigrazione ospedaliera verso strutture di altre province. Un altro dato che dovrebbe rendere i miei concittadini molto arrabbiati, è quello relativo al numero di posti letto ospedalieri ogni mille abitanti. I posti assegnati a Livorno negli anni passati dal triumvirato (formato dal compagno governatore, e dai responsabili provinciali dell’Azienda USL per Livorno, e dall’assessore regionale), è pari al 2,2 contro i 3,6 della media regionale. In pratica Livorno ha, ad oggi, 362 posti letto per circa 159.000 abitanti invece di 572 previsti dal decreto Balduzzi. Nel concreto la regione è in debito di 210 posti letto. Mi pare ovvio, inoltre, che tale incremento di posti letto deve corrispondere ad un proporzionale aumento di personale paramedico, tecnico e medico, visto che quello attualmente in servizio è insufficiente, con ricadute negative sulla qualità e quantità del servizio medico. Una prova oggettiva di quanto fin ora affermato sono le attese lunghissime presso il pronto soccorso, frequentemente associate alla cronica mancanza di letti nei reparti che impediscono il ricovero in tempi umanamente decenti. La maggior parte delle persone che sono passate dal pronto soccorso hanno dichiarato attese troppo lunghe anche di giorni. Inoltre hanno lamentato una organizzazione piena di buchi, servizio non adeguata al numero di utenze giornaliere, scarsi posti a sedere per i familiari, bagni insufficienti, locali super affollati e promiscui, nessun rispetto della differenza di genere, sala d’aspetto non adatta alle lunghissime attese, numero di medici e dei paramedici in servizio chiaramente sottodimensionato, disumani turni di servizio dei medici, tempi di risposta delle analisi ematiche lunghissimi e ingiustificabili con le attuali tecnologie di laboratorio, posti insufficienti nei reparti e all’ OBI (Osservazione breve Intensiva). Si pensi che il numero di accessi medi ordinari giornalieri varia dalle 150 alle 170 persone.
Questo quadro non è certo roseo e dovrebbe invogliare il triumvirato odierno a porsi qualche domanda. A tale riguardo sono rimasto basito dalla notizia della visita a sorpresa fatta nei giorni scorsi al pronto soccorso da un dirigente apicale dell’Azienda USL 6. Visita fatta per poter verificare la consistenza del disservizio lamentato dai cittadini. Ritengo tale sopralluogo inutile, in quanto il problema persiste già da parecchi anni come conseguenza degli inopportuni tagli alla sanità. Occorre rilevare la fame di posti per la lungo degenza, la riabilitazione, e gli striminziti 21 posti dell’ospedale di comunità, ben al di sotto delle esigenze locali. A seguito dei tagli dei servizi e delle strutture sanitarie territoriali di sostegno, i malati acuti e cronici, gli psichiatrici le persone diversamente abili, gravano esclusivamente sulle famiglie. Si doveva prima istituire la rete territoriale poi, una volta testata su campo l’efficienza della rete di supporto, procedere ad una riorganizzazione della struttura ospedaliera. Invece le grandi teste pensanti della politica hanno seguito il passo del gambero rovesciando la procedura, ovvero prima si taglia poi si vede. Quindi, cosa c’è da vedere? Cosa c’è da capire? Cosa ci si aspettava succedesse continuando a tagliare risorse sulla sanità? Nel 2012 Livorno aveva 413 posti letto, 382 nel 2013, 375 nel 2014, 354 nel 2015, poi risaliti a 362 ad oggi. Questa serie la dice molto lunga sulle strategie di approccio alla sanità pubblica labronica. Sembra chiaro che la razionalità dominante sia di origine spiccatamente ragionieristica. Ma le ragioni contabili poco hanno a che vedere con il diritto alla salute e alle cure che dovrebbero spettare ad ogni persona. I servizi sociali non possono essere fatti in economia né tanto meno essere fonte di profitto per privati. Infine voglio toccare velocemente un argomento da approfondire successivamente che riguarda il futuro nuovo ospedale. Ebbene su tale argomento ultimamente la politica cittadina in plancia di comando si è riempita molto la bocca mettendosi in vetrina con un ambizioso percorso partecipativo. La cosa ha trovato eco nel circuito mediatico e una debolissima, quasi inesistente, opposizione in consiglio comunale. Il monoblocco di nuova costruzione all’interno dell’attuale area ospedaliera è centrato sull’intensità di cura, sistema tipicamente anglosassone che cela, dietro il paravento della centralità del malato intorno al quale devono girare i medici, ulteriori tagli che hanno la forma degli accorpamenti di specializzazioni e reparti e riduzione dei tempi di degenza. Questa scelta fa nascere nuove perplessità: le aree occupate attualmente dalle RSA a Montenero una volta liberate a cosa serviranno? Parco pubblico o edilizia popolare o privata di lusso? Non era forse più razionale continuare ad utilizzare l’area per le RSA ripristinandola a dovere? Le alienazioni previste per reperire i fondi necessari a costruire il nuovo ospedale a Montenero rimaste invendute cosa diventeranno? Durante la presentazione pubblica al Cisternino del progetto del nuovo ospedale è stato più volte confermato che non si farà ricorso alla devastante finanza a progetto, ma senza fare chiarezza sul pericolo si eventuali esternalizzazione dei servizi, per cui tutto rimane ancora nell’indeterminato. Perché non si è coinvolta la popolazione attraverso lo strumento del dibattito pubblico come previsto dalla legge Regionale n°43 del 2013 art.7 e successivi, inerente la partecipazione? Perché non si è mai fatta una valutazione su campo delle reali e oggettive necessità mediche del territorio prima di procedere al calcolo dei posti letto e delle specializzazioni mediche da attivare nel nuovo ospedale di Livorno? La cittadella della salute (finanziamento regionale triennale pari a 245 milioni di euro) richiede secondo gli esperti almeno dai 6 agli 8 anni per essere costruita, cosa nasconde un tempo così disteso? Non mi convincono le giustificazioni addotte di natura burocratica e tecnica. Come mai da altre parti si è andati molto più veloci? Concludo con uno sguardo al futuro. L’uomo e la donna anziani di Livorno saranno colpiti prevalentemente da patologie degenerative, cardiovascolari, tumorali e traumatiche legate al progressivo invecchiamento. Oltre il 10% dei cittadini supererà gli 80 anni, con famiglia monocomponente e con reddito al limite della povertà.
Alla fine dei giochi, l’orientamento privatistico che sta assumendo il servizio sanitario statale inficerà, se non addirittura impedirà al cittadino l’accesso effettivo alle cure mediche costringendolo a subaffittare il proprio posto letto all’ospedale per pagarsi le medicine!!! Infine e bene ricordare che dopo la cura dimagrante di questi anni gli ospedali della Toscana sono passati da 93 a 41, mentre i posti letto da 22000 a 13500 riducendosi da 6,1 a 3,6 posti letto ogni mille abitanti, Livorno, Prato e Pontedera risultano ben al disotto della media regionale.
{Dattero}
Note: i nuovi ospedali saranno “strutture orientate ad interventi rapidi e di grande complessità e specialità, riservate a pazienti con forme acute, caratterizzate da numero di letti e tempi di degenza sempre più contenuti. Queste aree, anche in futuro, dovranno avere un dimensionamento orientato al bacino di riferimento. Al loro interno saranno allocate funzioni specialistiche e tecnologiche in rapporto alle esigenze assistenziali, garantendo una equilibrata distribuzione nell’ambito della USL e dell’ Area Vasta di competenza per assicurare adeguati elementi di fruibilità e di qualità”.(???)
“L’ospedale deve essere visto come una risorsa estrema, da usare solo quando indispensabile e per il tempo strettamente necessario e che deve essere ideato ponendo al centro il paziente, con la sua esigenza di cura ed i suoi bisogni d’assistenza”. (???)
[tratto dalla Deliberazione Consiglio Regionale Della Toscana n°31 del 12.2.2003-allegato A.1.2]

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