Ummagumma – Pink Floyd Novembre 1969. Soltanto mezzo secolo fa..
“Ne è testimone l’uomo che farnetica davanti al muro
Tracciando la forma della sua domanda al cielo
Se il sole tramonterà nella sera
Ricorderà la lezione insita nel donare?
(Set the Controls for the Heart of the Sun- Pink Floyd)
Soltanto mezzo secolo fa, nel novembre 1969 usciva “Ummagumma”, il quarto album dei Pink Floyd che si presentava con due dischi: uno dal vivo che comprendeva quattro splendide versioni live dei cavalli di battaglia psichedelici del gruppo come Astronomy Domine, Set the Controls for the Heart of the Sun e la splendida A Saucerful of Secrets con un intenso finale d’organo e canto. Il quarto brano, questa volta inedito, era la misteriosa e trascinante Careful with the Axe Eugene esaltata dal grido più lancinante della storia del rock: https://www.youtube.com/watch?v=O8OE4gedQuc
Il secondo disco, qualitativamente più debole e meno potente di quello live, è stato registrato in studio e comprendeva brani di tutti i componenti del gruppo che davano sfogo, in misura e con esiti diversi fra loro, alla loro capacità creativa e musicale.
“Ummagumma” risulta un disco fondamentale nella discografia del gruppo in quanto costituisce il punto più maturo dalla musica dei primi Pink Floyd, psichedelica e stralunata , ancora sotto l’influenza del genio di Syd Barrett, e rivoluzionaria rispetto alla forma canzone rock tradizionale. La musica del quartetto londinese inseriva, all’interno dei brani, effetti, suoni e diavolerie varie mai sentiti in quell’epoca e si racconta che, nei primi tempi, quando il gruppo usciva fuori dal circuito londinese, soprattutto dal famoso Ufo Club dove si esibivano insieme agli incredibili Soft Machine, i concerti non finivano troppo bene vista la musica acerba e ostica (per il periodo ovviamente) che veniva eseguita.. L’importanza e la forza di questo suono sarà avvertita soprattutto in Germania dove costituirà una delle influenze maggiori del fenomeno del Kraut Rock. Poi nel 1972 arriverà l’altra parte del fluido rosa, il cambio di rotta verso lidi più commerciali e orecchiabili che culminerà nel famosissimo “The Dark Side of the Moon” , che rappresenta comunque un prodotto interessante per la freschezza e la novità del suono e per le linee armoniche presenti nei singoli brani. “Ummagumma” rimane un capolavoro senza seguito e appartiene ad un età dell’oro del rock ( ma anche della politica e della società ..) difficilmente raggiungibile nei giorni attuali. Basti pensare che In Inghilterra, soltanto un mese prima, usciva In the Court of the Crimson King ( vedi : https://codice-rosso.net/in-the-court-of-the-crimson-king-1969-2019/) e che solo questi due dischi insieme pesano più dell’intera discografia dell’ultimo decennio musicale..

