Una prima vittoria per Julian Assange

Come già anticipavamo nell’articolo “Perché fa tanta paura Assange?”, ieri c’è stata la sentenza sulla richiesta di estradizione di Julian Assange da parte del governo statunitense. E a dispetto delle aspettative per fortuna la giustizia britannica ha bloccato l’estradizione in Usa di Julian Assange.

La sentenza è stata quindi favorevole ad Assange, che per ora non sarà estradato negli USA, ma nel merito non è andata poi così bene, tutt’altro.

Infatti, se vero che l’estradizione è stata negata, le motivazioni dell’accusa son state ritenute “credibili”. Anche durante la lettura della sentenza da parte della giudice Vanessa Baraits il pessimismo la faceva da padrone. E leggere man mano i commenti dei pochi giornalisti che han seguito in diretta la sentenza alimentava questo pessimismo. Ogni capo di accusa veniva in pratica confermato, salvo poi sul finale negare l’estradizione per “motivi di salute”. Questo perché la sentenza sostiene che Assange è a forte rischio suicidio, avendo le capacità intellettuali e la determinazione per aggirare qualsiasi misura di prevenzione del suicidio.

Ricordiamo che Julian Assange negli USA rischia 175 anni di carcere per l’accusa di pirateria informatica per aver violato illegalmente computer governativi e aver pubblicato documenti segreti sul sito Wikileaks. Per un quadro della vicenda rimandiamo a Perché fa tanta paura Assange? e Snowden, Assange, la sorveglianza globale e l’informazione scomoda.

Buon per lui per ora, anche se per ora rimane in carcere (domani 6 gennaio ci sarà la sentenza per la libertà provvisoria) e in futuro dovrà sostenere il nuovo processo di appello. Ma respingendo le motivazioni della difesa, per cui Assange sarebbe protetto dalle norme sulla libertà di espressione, e affermando che la sua condotta coinvolgerebbe reati non protetti dalla libertà di espressione e di stampa, la sentenza ha messo un forte dubbio sulla libertà di stampa. Inoltre non ha avallato la tesi della difesa secondo cui Assange rischierebbe “un processo politico” negli USA, dicendosi convinta che “i diritti costituzionali di Assange sarebbero pienamente rispettati”. Ha dato ragione alla difesa solo su un punto, sul fatto che le condizioni di detenzione a cui sarebbe sottoposto Assange negli Stati Uniti non sarebbero compatibili con il suo stato mentale, anche in virtù del fatto che l’assistenza psichiatrica nelle carceri USA è “molto limitata”.

Con queste motivazioni ha dato anche un forte “aiuto” all’appello degli USA, che infatti lo hanno già preannunciato tramite il rappresentante legale dell’ambasciata.

Non è stata insomma, come detto da più parti nei nostri media, una vittoria della libertà di stampa. Bisogna anche dire che l’ignoranza sull’argomento dei media italiani non stupisce. Fin dal principio, a parte qualche significativa eccezione, son sempre stati menefreghisti, se non addirittura ostili, nei riguardi di Julian Assange e della vicenda Wikileaks.

Vediamo come evolveranno le cose, anche in virtù del cambiamento alla Casa Bianca, sperando che intanto possa tornare libero dopo anni di reclusione e vessazioni, e che sulla vicenda rimanga alta l’attenzione.

Conraid

UPDATE 7/01/2021: Ad Assange è stata purtroppo negata la libertà provvisoria

 


Photo by Facundo Arrizabalaga

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