Soggetti e Potere

Primato della resistenza: potere, opposizione e divenire

Questa scheda libro del testo di Marco Checchi, pubblicato per Bloosmbury Academic, ci riporta su un piano fondamentale dell’innovazione politica: quello della riflessione sul primato del concetto di resistenza. La pubblichiamo come strumento di estensione di dibattito proprio su retroterra filosofico-politico e potenzialità del concetto di resistenza.

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Che ce ne facciamo della resistenza oggi? Facciamo ancora resistenza? Resistenza a cosa? Attraverso lo sguardo microfisico di Michel Foucault, la resistenza la si può osservare in tutte quelle pratiche, quei comportamenti, quei gesti che non si piegano al potere e tracciano un’alternativa: uno sciame di forze ribelli che attraversano sia la società che gli individui. Piccole, disperse, spontanee, mobili, incoerenti e camaleontiche: dall’incontro collettivo di queste resistenze, dalla loro codificazione, a volte emergono movimenti, lotte, barricate e rivoluzioni. Questi macro-eventi di resistenza però sono rari, specialmente rispetto alla continua presenza del potere.

La rarità dei macro-eventi ci impedisce di apprezzare a pieno il potenziale della resistenza. Ma soprattutto ci impedisce di pensare, strategicamente, a come espandere questa forza resistente. Oltre al problema della rarità, c’è quello della sconfitta. Spesso pare che la resistenza sia futile e che porti solo repressione e disfatte. Del resto il potere è più forte, è più potente, altrimenti non sarebbe potere. Il terzo problema è quello di pensare la resistenza come una reazione contro il potere di turno. Abbiamo appiattito la resistenza al punto che ogni volta le diamo il nome del nemico di turno a cui si oppone: contro il fascismo, contro il capitale, contro il patriarcato.
In The Primacy of Resistance: Power, Opposition and Becoming, Marco Checchi traccia una traiettoria per ripensare il concetto di resistenza ribaltando questi tre aspetti. Innanzitutto bisogna evitare di ridurre la resistenza a una pratica semplicemente di opposizione e scontro. La necessità dello scontro infatti appartiene al potere e non alla resistenza.

Al di là delle varie forme in cui si presenta, in generale il potere non è altro che una serie di azioni e pratiche coercitive volte a indurre i soggetti su cui opera a comportarsi in una maniera specifica, estendendo questi comportamenti al funzionamento di una società. Se tali comportamenti fossero spontanei, non ci sarebbe affatto bisogno di nessuna forma di potere. Il potere esiste perché quello che ci chiede è assurdo e a volte intollerabile. E per esistere deve esercitare continuamente un’opposizione contro di noi, contro i mondi che desideriamo, contro le nostre esistenze resistenti, contro le nostre (r-)esistenze.
Per il potere quindi l’opposizione è una necessità. Per la resistenza invece, l’opposizione è una noia. Spesso inevitabile purtroppo, ma pur sempre una noia: non avremmo fatto volentieri a meno del padrone? Non avremmo fatto a meno del capitale e del suo odioso sfruttamento? E della violenza di genere, del razzismo e della degradazione ecologica? Prima che arrivi il potere, la resistenza è già lì: la resistenza viene prima, prima dello scontro, prima del potere. È in questo primato della resistenza che scopriamo il suo aspetto creativo, autonomo, affermativo. La resistenza non si limita mai alla lotta contro un nemico solo: oltre quell’opposizione, c’è la voglia di un mondo diverso, la voglia di solidarietà, emancipazione e uguaglianza. E allora perché aspettare il “contro”?
È attraverso questa lente che The Primacy of Resistance ci permette di scovare resistenze ovunque: nel creare nuove relazioni, nel pensare mondi nuovi, nell’immaginare alternative, nell’organizzarsi per cambiare lo stato di cose esistente. Resistenze magari disperse e isolate, ma che comunque mantengono viva la possibilità di essere codificate in un movimento più ampio, più robusto, rivoluzionario. Questo è il dinamismo che trasforma l’esistente contro la staticità del potere.
Il primato della resistenza è una traiettoria sottile ma constante nel pensiero filosofico politico. Si passa da Étienne de La Boétie, che immagina uno stato di natura libero e cooperativo precedente all’accidente sfortunato del potere, al primato delle lotte operaie sullo sviluppo del capitale teorizzato da Mario Tronti e da cui, secondo Deleuze, Foucault prende spunto per la sua idea di resistenza. Una traiettoria trasversale che rimette in moto dei concetti sempre inattuali e per questo resistenti. Concetti che provano a cambiare il modo di guardare alle resistenze di oggi, anche se per fortuna le resistenze non aspettano la teoria per creare mondi nuovi. La resistenza viene prima. Prima anche di un libro sul primato della resistenza!

A cura della redazione di codice rosso