Territorio

Orti urbani: Lettera della LIPU al Comune di Livorno e alla ditta Frangerini

Pubblichiamo, di seguito, la copia della lettera che la LIPU ha inviato, con PEC, al Comune di Livorno e alla ditta Frangerini, in merito agli ultimi sviluppi relativi al futuro del terreno conosciuto come Orti di via Goito.

 

1 ottobre 2026

Al Comune di Livorno

Alla ditta Frangerini Impresa S.r.l.u.

Inviata con PEC comune.livorno@postacert.toscana.it info.frangerini@legalmail.it e, p.c. agli organi di informazione

Oggetto: commento sulla gestione degli Orti di via Goito a Livorno. Prot. n. 336/2026.

Gentilissimi, innanzi tutto, tendiamo a sottolineare il nostro ruolo di “avvocati difensori” di quelle tante forme di vita che abitano sul Pianeta Terra da molto prima degli esseri umani: animali e piante che parlano una lingua diversa dalla nostra, non votano nelle cabine elettorali, e i cui diritti, compreso quello di avere la propria casa (habitat), troppo spesso vengono ignorati.

Entrando nel merito della gestione degli ecosistemi urbani, con particolare riferimento al terreno noto come Orti di via Goito a Livorno, nessuno di noi vuole lasciare tutto com’è. Non lo facciamo neppure nelle nostre oasi naturalistiche, che sono perlopiù inserite in contesti non urbani, dove assicuriamo comunque la sicurezza e una fruizione adeguata. Appare evidente che nel caso in oggetto ci troviamo in città, e quindi occorre una gestione adeguata. Ma un conto è entrare in un terreno con mezzi pesanti, un altro è fare interventi limitati e puntuali, con approcci “soft” e sotto la guida di esperti naturalisti. In proposito abbiamo sentito parlare di mini-cantieri e di cantieri privi (o quasi) di impatto ambientale. Oltre a divulgare le teorie ecologiche, noi siamo anche ornitologi che percorriamo il territorio e ci confrontiamo con quello che accade nel concreto. Al momento – e riferendoci a quanto sta accadendo quotidianamente in diverse zone della città – non abbiamo riscontri di cantieri che esprimano una sensibilità e un’attenzione verso gli aspetti ecologici e naturalistici, da parte delle diverse componenti degli addetti ai lavori, che possano fungere come esempi e buone pratiche. Questo ci lascia con non poche perplessità.

Da parte nostra abbiamo – anche molto recentemente – espresso la nostra rinnovata disponibilità a confrontarci con l’Amministrazione Comunale di Livorno, in merito ai criteri di gestione ecologica delle aree verdi urbane, mettendo a disposizione la nostra esperienza (peraltro, spesso veniamo invitati come relatori da tante altre amministrazioni in giro per l’Italia), quanto meno per esporre il nostro punto di vista e le nostre proposte, senza al momento trovare un riscontro concreto.

Dopotutto abbiamo alle spalle decenni di continuo sviluppo urbanistico della città di Livorno, che hanno trasformato quelli che erano terreni aperti e seminaturali in nuovi quartieri, aree industriali e commerciali (Banditella, Picchianti, Porta a Terra, Levante, Magrignano, Leccia, Scopaia…).

E di fronte abbiamo evidenti crisi ambientali, sempre più pesanti (tra cui ondate di calore estivo, inquinamento, dissesto idrogeologico), con le enormi sfide che attendono sia noi che le generazioni future. Livorno (insieme a tante altre città) non ha bisogno di altro cemento sui terreni liberi, e di ulteriore consumo di suolo. Ben vengano quindi le attività edilizie, ma come recupero di aree già impermeabilizzate e di miglioramento e restauro di edifici già esistenti.

Un’altra criticità appare quando si mescolano concetti come ecosistema, ambiente, qualità dell’abitare: parliamo di cose che hanno delle differenze importanti. Che gli edifici vengano costruiti seguendo i più moderni accorgimenti ecologici (ad esempio, in tema di risparmio energetico, di uso di materiali il più possibile sostenibili, di realizzazione di tetti verdi) è opportuno e ci fa molto piacere. Personalmente non ho remore verso chi lavora correttamente e con perizia.

Ma tutto questo non va attuato nei terreni ancora aperti, permeabili e ricchi di biodiversità. Oggi esistono leggi europee e nazionali che lo prescrivono, con chiarezza, a cominciare dalla Nature Restoration Law e dal Decreto legislativo 80/2026.

In definitiva, presso gli Orti di via Goito il parco esiste già. In questo contesto non serve ripartire da zero, e neppure “riqualificare” o “rigenerare”. Infatti è un ecosistema perfettamente in grado di assorbire e rallentare il deflusso dell’acqua piovana. Lo fa già, tutti i giorni (quando piove !). Idem per trattenere le polveri sottili. Idem per mitigare le ondate di calore estivo. Non c’è bisogno di insegnare alla natura cosa va fatto, con progetti e rendering. Gli alberi vivono e svolgono funzioni essenziali da 300 milioni di anni. Mentre Homo sapiens si è evoluto soltanto 300.000 anni fa (ma ha la pretesa di voler insegnare alla natura).

Per questa zona esistono già delle indagini floristiche e botaniche effettuate da esperti del Museo di storia naturale, e studi ornitologico-faunistici realizzati dalla Lipu a partire dal 2016 e pubblicati su riviste scientifiche, con aggiornamenti molto recenti. Ad ogni modo, ben vengano ulteriori indagini naturalistiche e ecologiche, effettuate da esperti del settore.

Con i suoi 6 ettari circa, una superficie simile alla Villa Fabbricotti, il terreno degli Orti di via Goito è l’ultima (sottolineiamo: ultima) testimonianza significativa dell’ambiente preesistente all’urbanizzazione. Un relitto di campagna e un habitat seminaturale sopravvissuto entro la città.

Un autentico monumento ecologico.

Questo terreno ha bisogno soltanto di una cosa: di essere lasciato in pace. Di essere preservato sostanzialmente nel suo assetto attuale, come verde informale, una tipologia peraltro riconosciuta dalle Linee guida del verde urbano del Ministero dell’Ambiente (ma si veda pure l’art. 78 delle Norme tecniche di attuazione del Comune di Livorno).

Quello che piuttosto necessita è di essere regolamentato dal punto di vista amministrativo. E poi di essere gestito con criteri ecologici, intervenendo con azioni compatibili, limitate e mirate, per potenziare ulteriormente la biodiversità e assicurare una fruizione pubblica sostenibile. Sicuramente, chi dovesse andare a deturpare, ai vari livelli, quest’area e questa realtà, si assumerebbe una grande responsabilità. Non da ultimo rispetto al disposto delle normative vigenti.

Infine, abbiamo letto di una proposta per compensare questa operazione urbanistica, realizzando un “bosco” nella zona della Rotonda. Se non abbiamo capito male, sarebbe quella nota ai livornesi come “il gabbiano”. Ma questo spazio non viene usato periodicamente per luna-park ed eventi di vario tipo? Ma sulla stessa non insiste già un cantiere per un ponte che non si capisce quando verrà ultimato? Ma qualcuno si è preoccupato di consultare (anche in via del tutto preliminare) un esperto in materia, ad esempio un botanico, un ecologo, un agronomo, un paesaggista, per verificarne la fattibilità? Parliamo di un terreno asfaltato e artificializzato da decenni. Per potersi sviluppare adeguatamente, le piante hanno bisogno di tutt’altro substrato. E poi ci troviamo di fronte al mare, con una esposizione pienamente soggetta ai forti venti di libeccio. Non proprio il contesto adatto per far sviluppare un “bosco”…

Tirando le fila, Signor Sindaco, Dottor Frangerini, quale più bel regalo per la città e il suo ambiente sarebbe il dare vita, formalmente, all’Oasi urbana degli Orti di via Goito?

A maggior ragione, nel decennale della tragica alluvione che seminò danni e vittime, anche a breve distanza da questo terreno. Alluvioni i cui effetti devastanti sono notoriamente amplificati proprio dalla cementificazione del territorio, che rende impermeabile il suolo.

Adesso vi salutiamo, ringraziando per l’attenzione, con la speranza che gli usignoli – che in questo periodo stanno partendo per la migrazione – possano tornare la prossima primavera, ritrovando la propria casa (quei cespugli, incolti e macchie di vegetazione spontanea, definiti erroneamente da alcuni come “sterpaglie ed erbacce”) e non le ruspe. Purtroppo, giusto nell’ultimo anno a Livorno abbiamo verificato diverse situazioni del genere. Non c’è alcun motivo di aggiungerne ancora.

Distinti saluti

Marco Dinetti

Responsabile nazionale ecologia urbana Lipu