Partecipazione se ci sei batti un colpo!

In sostanza la politica locale è portata per carattere e forma mentis ad escludere la partecipazione come pratica politica di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte pubbliche. Ai compagni che si indignano per questa affermazione rispondo elencando: il rigassificatore, la discarica del Limoncino, l’inceneritore del picchianti, l’ospedale a Montenero, il piano del traffico, i parcheggi, la rigenerazione degli spazi urbani dei quartieri nord, e altro ancora. In concreto l’amministrazione pubblica si è sempre distinta per una sorta di allergia alle pratiche partecipative e deliberative. Ha sempre preferito svolgere la sua attività a tutela del pubblico interesse esclusivamente tra addetti ai lavori pubblici e privati (stakeholder), mentre i cittadini sono rimasti sempre fuori dall’uscio. Questa sorta di Apartheid politica nei confronti delle tecniche partecipativo-deliberative si esplicita nell’assegnare a tale pratiche solo recinti dialogici e consultivi ben delimitati, in modo da non incidere le fasi della formazione-conclusione del procedimento amministrativo. Forse il timore di perdere il timone della politica locale e di proteggere il campo di azione delle istituzioni rappresentative dall’azione dal basso del popolo sono alla base dell’opposizione verso l’impiego delle tecniche partecipative. La democrazia rappresentativa non sopporta nel nostro territorio intromissioni e influenze che possono in qualche modo limitare il suo campo di intervento e di controllo.
La classe politica indigena non intende che il coinvolgimento dei cittadini nelle problematiche relative alle situazioni concrete e nel trattamento della cosa pubblica, siano fonte di ricchezza democratica e non un campo minato pronto a far esplodere conflitti e disaccordi. Casomai questi aspetti prendono forza e vigore proprio quando si chiudono i condotti di comunicazione alla pari. Occorre conoscere che la partecipazione non è mai contro a prescindere ma si chiede sempre per qualcosa di utile dove si vuole avere voce in capitolo se non altro perché le scelte, alla fine, toccano tutti noi volenti o nolenti. Occorre menzionare ai signori del castello “Fides” che abbiamo una legge regionale (n°46/2013) che individua nell’ apertura dei processi partecipativi una modalità per sviluppare general Intellect, valorizzare il territorio e le sue potenzialità, co-progettazione e co-produzione di politiche, costruzione di reti di relazioni sociali, di trattamento costruttivo dei conflitti, di valorizzazione dei beni comuni.
Occorre, quindi, dare luogo a processi partecipativi strutturati dal basso verso l’alto (bottom-up) sulle questioni centrali del nostro territorio per superare la consuetudine degli approcci settoriali e tecnocratici e passare a politiche integrate che pongano l’ambiente, la salute, il turismo, il lavoro, l’abitare, come direttrici da seguire prioritariamente dell’attività politica. Ci sono diversi nodi da aggredire: c’è il nodo del nuovo ospedale e delle alienazioni delle aree e immobili ASL da integrare nella sfera di un’urbanistica partecipativa, evitando così il pericolo di svendite ai fini di cassa e senza alcuna funzione sociale. Occorre recuperare tali spazi per la popolazione adeguandoli ai suoi bisogni clinici, diagnostici e terapeutici. Questo procedendo con una prospettiva di recupero e rivalutazione del già costruito come struttura di una rete territoriale efficiente di supporto e sostegno sanitario post ospedaliero alle famiglie (ad esempio: Monte Rotondo come centro multifunzionale di riabilitazione intensiva ospedaliera per pazienti in uscita da reparti per acuti che hanno disabilità complesse suscettibili di modificazione e che necessitano di assistenza medica specialistica riabilitativa ed infermieristica nelle 24 ore; per riabilitazione intensiva extraospedaliera ai pazienti di qualsiasi eziologia (neurologica, ortopedica, cardiaca) in fase successiva a quella ospedaliera, quando non è più necessaria assistenza medica e infermieristica a tempo pieno); c’è il nodo del nuovo modello di sviluppo e delle nuove tecnologie 5G e della riqualificazione ecologica di Livorno e delle sue aree industriali costruite in buona parte a ridosso dei quartieri residenziali da integrare con una portualità ecologica (elettrificazione delle banchine per bloccare le emissioni nocive delle navi durante la permanenza in porto) e la costruzione di una zona franca per il rilancio economico del porto di Livorno e paracadute per gli effetti della futura automatizzazione dei servizi portuali. Rotterdam e Amburgo docet ( vedi i link in fondo all’articolo); c’è il nodo della mobilità urbana da integrarsi con i flussi commerciali e turistici e con il rilancio di una vocazione turistica tutta ancora da costruire congiuntamente ad una città della cultura e dell’accoglienza; c’è il nodo dell’abitare sociale da congiungere al modello di città da costruire senza divorare altro territorio e per rispondere alla fame di case ed affitti contenuti che non siano la vecchia riproposizione dei quartieri dormitorio costruiti in questi decenni, senza alcuna cura per la qualità della vita dei cittadini; c’è il nodo del commercio e dei centri commerciali e della progressiva desertificazione del centro storico e dei luoghi più caratteristici di Livorno da integrarsi con il recupero alla socialità delle diverse culture etniche ; c’è il nodo della questione legata alla gestione dei rifiuti (inceneritore, discarica, delocalizzazione delle attività industriali tossiche, nubi maleodoranti, inquinamento delle falde e dei terreni industriali) ancora mai veramente affrontato; c’è il nodo del tempo libero e dello sport che soffre la mancanza di strutture adeguate da dislocarsi in diversi punti del territorio cittadino (un unico campo scuola, mancanza di strutture indoor per varie discipline sportive, stadio vecchio inaugurato nel 1936 da Edda Ciano che risulta inadeguato per collocazione e stato delle strutture) e tanto altro ancora. Tutte queste problematiche dovrebbero essere trattate con le indicazioni dell’Agenda 21: “la partecipazione uno strumento fondamentale per il successo delle politiche di sostenibilità …” e del trattato di Aarhus (ratificato dalla L.108/01) sul ruolo dell’informazione e della partecipazione per la gestione delle politiche del territorio e del coinvolgimento di cittadini“la partecipazione dovrà avvenire dall’inizio di una procedura, quando tutte le opzioni sono aperte (art.6.co.4)”.
Riepilogando: informazione, consultazione e coinvolgimento reale, concreto e attivo. A conclusione e a titolo esemplificativo si cita la scala di Amstein (1969) che colloca ai primi scalini la manipolazione e la terapia come strumentali al marketing politico. Ebbene Livorno è rimasta per anni ferma su questi due scalini e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Forse sarebbe maturo il tempo di provare a salire la scala verso l’alto evitando Il tokenismo cioè la pratica di fare solo uno sforzo superficiale o simbolico per dare la parvenza di essere inclusivi verso i cittadini.

{Dattero}

https://www.youtube.com/watch?v=wiKS-RYf-cY

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Automatizzazione-toglie-lavoro-il-caso-del-porto-di-Rotterdam-Operai-dimenticati-dalla-politica-c98cd4b0-a2c7-4a8d-b4d6-509e991c5ba7.html

https://tg24.sky.it/tecnologia/2017/02/20/amburgo–il-porto-intelligente-che-spaventa-i-portuali.html

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