Livorno:aule vuote & diritto allo studio.
“L’Art. 33 e l’Art. 34 della Costituzione italiana sanciscono l’importanza del Diritto all’istruzione. Il Diritto allo studio è intangibile e irrinunciabile e le istituzioni hanno il dovere di garantirlo. Nell’Unione Europea il diritto all’istruzione è sancito dalla “Carta dei diritti fondamentale” dell’UE, secondo la quale l’Art. 14 recita: Ogni persona ha diritto all’istruzione e all’accesso alla formazione professionale e continua è […]. Il diritto allo studio riguarda dunque il percorso scolastico successivo all’obbligo e quello universitario, canali di formazione non obbligatori che il cittadino ha libertà di intraprendere e di concludere e che lo Stato deve garantire attraverso l’erogazione di borse di studio a coloro che si dimostrano capaci e meritevoli ma privi di mezzi economici. La presenza di scuole pubbliche costituisce un vincolo costituzionale, infatti, il secondo comma dell’art. 33, afferma che la Repubblica deve occuparsi di istituire scuole statali per tutti gli ordini ed i gradi (Wikipedia)”. Il richiamo al principio costituzionale del diritto allo studio non è banale. Il diritto allo studio è irrinunciabile e i nostri enti territoriali preposti hanno l’obbligo di operare al fine di renderlo effettivo. Purtroppo nella nostra città da anni questo diritto deve fare i conti con i magri bilanci delle istituzioni territoriali e della politica di contenimento della spesa pubblica che da tempo ha colpito anche la scuola. Su questo sfondo si inserisce la situazione degli istituti scolastici superiori di Livorno che ha toccato il fondo con il respingimento di quasi settanta studenti dal Liceo Cecioni che avevano scelto l’indirizzo “scienze umane” per mancanza di aule costringendo le famiglie ad iscrivere i propri figli in altri istituti. Il fatto è che non è la prima volta che questo accade. Ciò testimonia alcune realtà oggettive: la mancanza di un’efficace orientamento scolastico, il mancato adeguamento-potenziamento strutturale degli istituti scolastici alla richiesta del territorio, l’evidente stato di abbandono di alcuni luoghi che forse potrebbero coprire la cronica mancanza di aule, la mancata e preventiva conoscenza dei flussi scolastici e del impegno delle strutture esistenti sul territorio sulla base delle reali frequenze durante l’anno scolastico. In termini concreti questo si paga con un esborso di denaro pubblico per gli affitti di fondi privati dislocati nel territorio, in modo da sopperire alla carenza di aule. Il dramma di questo modus operandi si paga poi in termini di insuccesso scolastico e di abbandono degli studi. Che fare di fronte a tanto scempio? Certamente potrebbe essere utile mettere in piedi una cabina di regia insieme alle varie dirigenze scolastiche per un monitoraggio sull’utilizzo delle sedi scolastiche in base ai precedenti storici e al numero reale di inscritti e di frequenze. Questo consentirebbe di mettere in luce eventuali spazi scolastici e un loro razionale utilizzo consentendo di venire incontro alle richieste delle famiglie e delle scuole. Il liceo Cecioni, visto che gli organici dei docenti non sono stati ancora chiusi definitamente, potrebbe riaccogliere gli studenti che sono stati invitati al cambio di scuola. Ciò sarebbe possibile se la provincia si decidesse di assegnare completamente al Cecioni l’edificio del ITG Buontalenti occupato da solo sette classi tra l’altro con numero ridotto di alunni per classe. Si parla da anni di trasferire L’ITG negli spazi vuoti dell’IPSIA L. Orlando traslocando anche gli uffici amministrativi nei locali della ex segreteria dell’IPSIA occupata fino allo scorso anno dal CPIA e perciò già strutturalmente in buono stato e in parte predisposta all’accoglienza degli uffici amministrativi. In pratica si verrebbe a creare un unico maxi istituto liceale con adeguati spazi, in quanto i due edifici sono connessi tra di loro da corridoi di comunicazione attualmente in parte chiusi per dividere le due scuole. Questa scelta produrrebbe un bel po’ di risparmio all’amministrazione. Soldi che potrebbero essere utilizzati per la manutenzione degli edifici scolastici e per adeguamenti strutturali e informatici. Tale scelta avrebbe anche una ricaduta positiva sull’ITI che riprenderebbe possesso delle sue sette aule attualmente utilizzate dal Cecioni nella sua struttura. Il polo tecnico che si verrebbe a formare negli spazi dell’IPSIA L. Orlando composto dall’ edificio Cemento attualmente occupato e ristrutturato dall’ITI e dal trasloco di tutto L’ITG, potrebbe essere un ottimo volano di rilancio per la stessa istruzione tecnico-professionale attualmente in sofferenza oltre a produrre efficienza e risparmio sulle strutture laboratoriali di chimica e fisica che risulterebbero centralizzate per il biennio comune. Per quanto riguarda la situazione del Liceo Enriques l’attuale scelta di dislocare una parte degli alunni nel edificio del liceo classico non pare una scelta molto funzionale. Sarebbe stato molto opportuno anche per vicinanza provvedere a ristrutturare l’edificio Calafati posto in zona porto invece che spendere seimila euro il mese in affitti dei fondi di porta a mare attualmente occupati dalle classi del Nautico più numerose per rispettare i criteri di profilassi anti Covid-19. Insomma le strutture ci sono basterebbe procedere con buon senso e con sguardo prospettico e programmare le azioni necessarie prima che i classici cavalli fuggano dalla stalla. Qualità queste che pare la politica abbia smarrito da tempo aumentando la frattura fra istituzioni e società civile.
[D@ttero]
Immagine da: https://www.pexels.com/it-it/foto/scuola-stanza-sedie-seduta-289740/

