Appunti sull’attualità del reddito

Il reddito è una variabile economica che assumerà un’importanza politica e sociale crescente in futuro, senza escludere sbocchi di carattere conflittuale alla questione. Partiamo dall’attualità. L’attuale epidemia ha rivelato come la contraddizione economica, la contraddizione principale dunque, fondamentale avrebbe detto Althusser, assuma ormai anche un carattere biopolitico. Nel caso eminente della Lombardia, il legame altrettanto evidente tra la diffusione dell’epidemia ed il lavoro conferma il “dubbio ecologico”: il capitalismo uccide, non solo sfrutta. Nel caso della Lombardia questa contraddizione è esplosa con effetti devastanti, con la salute spudoratamente declinata a finalità di esigenze produttive. Una scelta che rivela la nudità del re: il capitalismo ha accusato il colpo dell’attuale pandemia globale e così rivela pure il suo vero volto; un modello di gestione della sfera del sociale suicida, perché subordinante ogni sfera della società all’economia, dunque dequalificante (alienante) e riduzionistica per la stessa totalità sociale. Fatto sta che il “Capitale” ha perso terreno esattamente in casa, cioè sul medesimo terreno della tenuta economica del sistema. E’ in questo punto che vogliamo formulare un’ipotesi: il reddito può diventare una variabile politica ad alto contenuto conflittuale nell’eventuale, se ci sarà ovvio, fase della ripresa economica? E’ paradossale ma la ripresa economica è davvero declinata alla profondità dell’attuale pandemia. Alla sua lunghezza nel tempo. Quanto più colpisce duro nel tempo, tanto più l’economia ne soffre. E comunque sia già ha sofferto molto e c’è un’intera classe media che rischia già la sopravvivenza. La sorte della classe media, è legge della storia porta sempre cattivi presagi. O magari anche buoni, in termini di stessa conflittualità sociale. Se i tempi saranno duri si apriranno margini per interventi politici costruttivi da “sinistra”, specie per un intervento critico da scagliare contro il sistema tout court; e sappiamo bene tutti, oggi più che mai come questo sistema se lo meriti. Ora, il capitalismo attuale è sicuramente un capitalismo orientato all’estrazione di plusvalore relativo, con un’avanguardia tecnologica che da centralità alla macchina o addirittura al virtuale. La necessità di un’eventuale ripresa comunque passerà per sacrifici da “dopoguerra”, come un ‘autentica ricostruzione. Già adesso, si è risposto con un reddito di cittadinanza alle difficoltà dell’attuale crisi. Le istituzioni padroneggiano lo strumento già adesso, in un momento critico in modo forse anche sperimentale per il nostro Paese; a fronte delle macerie dello Stato Sociale storico, novecentesco, si risponde con un reddito di povertà , ma si fa subito capire che quello strumento preciso, il reddito, andrà a qualificare una sfera importante nel rapporto tra capitale e lavoro. Un capitalismo tecnologicamente avanzato come quello attuale tornerà nonostante tutto a necessitare autenticamente di lavoro vivo, di plusvalore assoluto, regredendo così ad uno stadio neo-primitivo, con alta intensità di sfruttamento, salari bassi, senza espansione dei consumi, giornate di lavoro lunghe, per estrarre sempre maggior valore e probabilmente, come succede nei sistemi che necessitino di grande velocità, con molto lavoro flessibile. Dove c’è precarietà c’è anche disoccupazione di massa per almeno due ragioni: per esercitare ricatto sulla forza lavoro e perché i dati sulla precarietà si confondono sempre con quelli sulla disoccupazione. Possibile che le istituzioni scelgano di ricostruire uno stato sociale minimo per rispondere ordinatamente alle esigenze della produttività, elargendo appunto un reddito di povertà da ancorare al lavoro, che farà così anche da ricatto per l’accettazione di determinate condizioni di lavoro. La “sinistra” dunque non deve cadere nel solito tranello: trovarsi disarmata di fronte alla debolezza del suo soggetto storico, l’operaio, quando l’operaio sparisca di fronte ad un gioco di specchi. La ricchezza è sociale ed il sociale non è solo rapporto capitale/lavoro. In una fase in cui è la stessa fabbrica a necessitare di disoccupazione, o di un legame inscindibile appunto ad un reddito di povertà, bisogna guardare anche oltre la fabbrica. All’ovvia necessità, storica, di combattere l’intensità diretta dello sfruttamento, nonché quello che Marx definiva “dispotismo di fabbrica”, si dovrà rilanciare la battaglia diretta ad una riappropriazione della ricchezza sociale, nella sua duplice definizione di reddito diretto ed indiretto. Nella sua definizione di reddito diretto possiede sostanza economica, parla cioè il linguaggio sociale dell’attualità; nell’altra definizione di reddito indiretto possiede invece la profondità e l’ampiezza per vivificare quell’attività politica mirata a confrontarsi con la nozione di ricchezza sociale, a cui possiamo benissimo fare inerire pure le battaglie ambientali. In una società che pensa tutto nei termini dell’economico, se volessimo essere pragmatici dovremmo muoverci sul terreno delle lotte economiche. E’ l’eterno ricatto a cui è costretta la sinistra e sappiamo bene come, cedendo bellamente ad un ricatto si rischi di morire. Ma per ribaltare il piano ed uscire dalle corde in una fase storica in cui è chiamata a rispondere, occorre anche che inizi a scardinare quel medesimo terreno su cui subisce il ricatto, decostruire e distruggere per ricostruire e ricucire. Siamo esattamente in questo aut aut storico. Dunque rilancio, difficilissimo sia chiaro sul terreno dell’economico ma sviluppo anche, immediato di meccanismi di gestione del sociale non mediati in ultima istanza dall’economico. Che non significa estinzione dell’economico, bensì suo ridimensionamento a sottosistema , funzione di un tutto sociale, di un tutto organico. Quindi, esigenza di muoversi su un terreno concreto che la storia ci consegna nell’ordine dell’economico; scardinamento dello stesso terreno sul quale camminiamo attraverso percorsi di costruzione immediata di socialità non ridotta all’economico, in cui l’economico sia semplice funzione del sistema sociale. La nozione di reddito indiretto a questo punto della riflessione può essere ben esaltata. Partiamo da esempi concreti. Il reddito indiretto esprime storicamente conflittualità; la lotta per l’abitare, la lotta per le utenze. Da sempre avanguardie delle lotte sociali, anche nei periodi di retroguardia, essendo esse stesse battaglie di retroguardia, ma sempre solide e continue negli anni appunto per questo, a mantenere vivo il sintomo di un cambiamento. Basate comunque su una necessità economica, poiché l’incapacità di pagare un affitto traduce concretamente una deficienza del salario. Si parte sempre dall’economico e si sfocia col reddito indiretto in una qualche forma di riappropriazione che scavalca direttamente le leggi dell’economico. Pensiamo parossisticamente alla questione valsusina. L’economia di mercato che impone una grande opera a determinate condizioni: lo sconvolgimento di interi ecosistemi sociali, economie di base e locali, ambiente e condizioni di vita; una totalità sociale, appunto. E’ l’economico che declina sempre il sociale alle proprie esigenze. D’altronde il terreno storico come dicevamo sopra è quello ed è in quel punto che si manifestano sempre le principali contraddizioni. Le lotte ambientaliste stesse vanno a proteggere l’ambiente da aggressioni di ordine economico. Il reddito è quella variabile che misura la distribuzione della ricchezza economica sociale, dunque se espressa nella sua attitudine indiretta arriva ad esprimere il ridimensionamento stesso dell’economia, ossia la declinazione dell’economia ad esigenze di carattere sociale; come dire, prima l’ambiente, l’ecosistema sociale, il territorio, poi l’economia di mercato. Questa tensione assume forme anche di alta conflittualità, scardinando e scavalcando l’economia sul suo stesso terreno.
Ci sembra, per concludere e riassumere ipotizzare dunque la crucialità del reddito per almeno tre ragioni:
1)Sul terreno della distribuzione del reddito istituzionale in futuro si snoderà un prolungamento del conflitto tra capitale e lavoro. Reddito e lavoro si legheranno e si dovrà portare conflitto anche nella distribuzione di suddetto reddito. Come si lotta per alzare i salari si dovrà lottare pure per questo.
2)Il reddito è una variabile economica, dunque è di attualità storica e restituisce pragmatismo allo stesso discorso rivoluzionario. L’evoluzione del capitalismo si armonizza bene alla sua urgenza.
3)Specie nella sua forma indiretta, il reddito inizia ad aprire spaccati di società, oltre l’economia che declina a se l’intera società. Individua già traiettorie sviluppabili di società dunque oltre il mercato che piega tutto a se, oltre il capitalismo dunque, come terreno di sperimentazione immediata di una società diversa.

DIEGO SARRI

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