Comunicazione e culture

Ezechiele 25:17, of course

Numerosi media italiani hanno definito “gaffe” il ricorso a un falso versetto biblico derivato da un film da parte di Pete Hegseth, attuale segretario della difesa degli Stati Uniti, durante una funzione religiosa tenutasi al Pentagono mercoledì 15 aprile. Pensando di riportare un passo delle Sacre Scritture – scrivono i media –, Hegseth ha finito per riportare il fantomatico versetto “Ezechiele 25:17” declamato dal personaggio Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) nel film Pulp Fiction (1994) di Tarantino prima di portare a termine la sua missione di sicario: uccidere un uomo.

Il segretario della difesa statunitense Hegseth, con un passato da ufficiale della Guardia Nazionale dell’esercito statunitense, direttore esecutivo di Vets for Freedom e Concerned Veterans for America e conduttore televisivo per Fox, riferendosi a una recente missione di Ricerca e Salvataggio in Combattimento (CSAR) denominata “Sandy 1” volta a recuperare un pilota americano abbattuto in Iran, ha invitato i presenti a unirsi a lui in una preghiera ove ha infilato parte del versetto “Ezechiele 25:17” pronunciato dal sicario in Pulp Fiction: «Il cammino dell’aviatore abbattuto è assediato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che, in nome del cameratismo e del dovere, guida i dispersi attraverso la valle delle tenebre, poiché egli è veramente il custode di suo fratello e colui che ritrova i figli perduti. E io mi abbatterò su di voi con grande vendetta e furiosa collera, su coloro che tentano di catturare e distruggere mio fratello; e voi saprete che il mio codice identificativo è Sandy 1, quando la mia vendetta si sarà abbattuta su di voi. Amen».

In realtà, con buona pace dei media italiani, non si tratta affatto di una “gaffe”, visto che la cultura di personaggi come Hegseth permette tranquillamente di mescolare religione, scienza, ragione di Stato o di denaro, fiction, fake news e miti metropolitani concedendo loro medesima credibilità e dignità.

Nel sostenere che è diventato sempre più difficile definire il confine tra sogno e realtà, lo scrittore James Ballard ha sostenuto che «l’ambiente esterno in cui tutti viviamo, ciò che siamo abituati a chiamare realtà, oggi è una fantasia creata dai mass media, dai film, dalla televisione, dalla pubblicità, dalla politica – che ormai non è altro che un ramo della pubblicità. Ho detto più volte che oggi stiamo vivendo all’interno di un enorme romanzo, come personaggi dentro una storia immensa. È molto difficile dire cosa sia la realtà. Un campo d’erba che cresce ai bordi di un’autostrada è più reale della pubblicità dell’ultimo film di Arnold Schwarzenegger? Quale dei due è la realtà? Io direi che la pubblicità di Schwarzenegger è più reale di un campo d’erba che cresce. Schwarzenegger rappresenta le più grandi mitologie commerciali della fine del XX secolo. Tristemente l’erba potrebbe morire domani a causa dello smog o dei gas emessi dalle macchine che passano lungo la strada. Questa differenza tra realtà e sogno è molto difficile da analizzare e, in diversi modi, il sogno è la nostra realtà. È più sensato pensare che i nostri sogni siano reali» (J. Ballard, All that Mattered was Sensation, Krisis Publishing, Brescia 2019)

E se è difficile dire se è oggi è vissuto come “più reale” un campo di erba o la pubblicità di un film, figurarsi se si può andare per il sottile nel distinguere tra versetti contenuti in Testi Sacri millenari e versetti declamati da un attore in un film. Figuriamoci se si può distinguere fra la Commedia di Dante e la versione a fumetti realizzata dalla Disney, con protagonista Topolino (ricordiamo che il sottosegretario italiano all’istruzione, recentemente, credendo di citare Dante ha citato Topolino). Quanto affermato da Ballard è stato ulteriormente amplificato dall’universo digitale contemporaneo: religione, scienza, ragione di Stato o di denaro, fiction, fake news e miti metropolitani, a tutti è concessa la medesima credibilità e dignità. Ezechiele 25:17, of course. È la cultura dei social, cari media… altro che “gaffe”.

Per Codice Rosso, Max Renn e Guy van Stratten