Il calcio italiano e il suo governo
La recente sconfitta contro la Bosnia della Nazionale italiana di calcio ha negato alla rappresentativa azzurra l’accesso alla fase finale dei Mondiali di calcio 2026 ed è costata le dimissioni al Commissario Tecnico Gennaro Gattuso e al presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) Gabriele Gravina. Allargando lo sguardo all’ultimo ventennio, si può vedere come alla guida della FIGC si siano succeduti tre presidenti, a cui si deve aggiungere una breve parentesi commissariale, e svariati Commissari Tecnici. Se nel 2012, sotto la guida di Cesare Prandelli, la Nazionale è giunta a giocare la finale del campionato europeo, soltanto due anni dopo il mancato superamento della fase a gironi dei Mondiali è costato la panchina al CT e la presidenza federale a Giancarlo Abete, sostituiti rispettivamente da Antonio Conte e Carlo Tavecchio senza ottenere risultati di prestigio. Affidata a Giampiero Ventura la Nazionale non è riuscita a qualificarsi alla fase finale dei Mondiali del 2018 e ciò ha determinato un nuovo terremoto ai vertici federali la cui dirigenza, dopo un breve periodo di reggenza da parte del commissario Roberto Fabbricini, è stata assegnata a Gabriele Gravina. Sotto la gestione di quest’ultimo, la squadra azzurra, guidata da Roberto Mancini, pur vincendo gli europei del 2021, ha fallito nuovamente la qualificazione ai Mondiali del 2022. Il nuovo Commissario Tecnico, Luciano Spalletti, subentrato nel corso degli Europei 2024, è stato esonerato per aver fallito l’ammissione diretta alla Coppa del Mondo 2026 e sostituito da Gattuso che, come detto, a sua volta, non è riuscito a qualificare la squadra. È così che si è arrivati alla crisi conclamata dei nostri giorni che ha indotto il CT e lo stesso presidente della Federazione a farsi da parte.
Le tre mancate qualificazioni consecutive alle fasi della fase finale dei Mondiali della rappresentativa italiana hanno scatenato un serrato dibattito sullo stato di crisi del sistema-calcio italiano e, come spesso è avvenuto nella storia di questo paese, molti commentatori si sono concentrati sugli effetti negativi sulla Nazionale derivati dall’eccessiva presenza di giocatori stranieri nei campionati nazionali – motivazione che fatica a spiegare le spiegare le difficoltà delle squadre di club nelle competizioni internazionali – prestando scarsa attenzione a una serie di problematiche strutturali con cui si trova a convivere il calcio italiano. Per comprendere meglio i vecchi e nuovi mali che affliggono quest’ultimo, vale sicuramente la pena di leggere il recente volume Il governo del pallone (il Mulino, 2026) di Massimo Cervelli e Alberto Molinari in cui viene ripercorsa la storia della FIGC, fulcro del sistema-calcio sul piano sportivo, tecnico e organizzativo, mettendo in luce il suo intersecarsi, sin dagli albori, con gli interessi economici e le logiche politiche, oltre che con le questioni sociali.
Dopo aver ricostruito lo sviluppo della Federazione dall’età pionieristica amatoriale ed elitaria del calcio al primo dopoguerra, quando tale gioco si è diffuso nel tessuto sociale italiano, gli autori ricostruiscono la funzione della FIGC nell’Italia fascista, che ne fa un modello organizzativo per irreggimentare lo sport, dunque il suo ruolo nel secondo dopoguerra nel processo di ricostruzione e negli anni del boom economico, quando il calcio viene coinvolto nei processi di modernizzazione che pongono le basi per l’attutale sua trasformazione in fenomeno spettacolarizzato sempre più globale, finanziario e mediatico. Cervelli e Molinari ricostruiscono puntualmente come la FIGC si sia rapportata nel corso della sua storia con le ingerenze esercitate dalla politica, l’indebitamento delle società, gli squilibri regionali in termini di impiantistica sportiva, la gestione dei settori giovanili, gli scandali del calcio-scommesse, del doping e della partite pilotate, la violenza negli stadi e le manifestazioni di razzismo.
Gli autori evidenziano dettagliatamente ricorrenze e passaggi-chiave che scandiscono la storia della FIGC e del sistema-calcio nazionale. Guardando alle ingerenze della politica sul calcio, gli autori si soffermano sul ruolo avuto dalla Carta di Viareggio del 1926 nell’aprire la strada alla completa fascistizzazione dei vertici sportivi italiani e, nel secondo dopoguerra, sull’intervento diretto nel 1953 di Giulio Andreotti, all’epoca sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che, supportando le istanze contrarie alla presenza di giocatori stranieri nei campionati italiani, vieta la concessione di permessi di soggiorno ai calciatori non italiani. Ad ogni insuccesso della Nazionale, la Federazione si è puntualmente ritrovata a fare i conti con la presenza di atleti stranieri nel calcio nostrano, considerati da molti come causa principale del mancato sviluppo del vivaio italiano. A partire dalla chiusura ai giocatori stranieri – fatta eccezione per i cosiddetti “rimpatriati” sudamericani di origine italiana – nell’Italia fascista degli anni Venti, la chiamata alla serrata nei loro confronti si è ripetuta dopo svariati fallimenti ai Mondiali, da quello brasiliano del 1950 a quello cileno del 1962, da quello inglese del 1970 fino ai più recenti. Un momento cruciale in questo infinito dibattere circa la presenza di giocatori stranieri in Italia si ha a metà anni Novanta, quando la “Sentenza Bosman” impone l’abolizione del tetto al numero di atleti comunitari negli organici dei club.
Altre problematiche con cui, in maniera ricorrente, la FIGC si è trovata a confrontarsi riguardano gli scandali del calcio-scommesse, delle partite pilotate e del doping, eventi che hanno hanno minato la credibilità del sistema-calcio italiano sia sul versante interno che internazionale, il crescente indebitamento dei club, l’arretratezza sia strutturale che in termini gestionari degli stadi, la formazione dei quadri tecnici e dirigenziali, il divario Nord-Sud nell’impiantistica sportiva, lo sviluppo dei settori giovanili e la violenza negli stadi che, pur facendo capolino già nell’immediato primo dopoguerra, assume portata sempre più rilevante con le nuove forme di tifo organizzato a partire dagli anni Settanta per attraversare in maniera esponenziale i decenni successivi.
Il profondo cambiamento di matrice neoliberista che ha attraversato la società italiana degli anni Ottanta e Novanta ha aperto le porte a un profondo rinnovamento del calcio nazionale che se da un lato ha manifestato, per qualche tempo, una indiscutibile forza attrattiva nei confronti dei grandi campioni stranieri, con l’entrata in gioco delle sponsorizzazioni e delle trasmissioni delle partite ad opera delle emittenti private a pagamento che hanno immesso nel sistema grandi flussi di denaro, dall’altro ha palesato un incremento vertiginoso dell’indebitamento dei club esponendoli alle recenti mire predatorie di grandi gruppi finanziari stranieri interessati a derivare profitti dai prestiti alle squadre in cambio dei futuri introiti televisivi e del calciomercato, subordinando la dimensione sportiva e agonistica a quella finanziaria. La spinta neoliberista impressa al calcio internazionale dalla FIFA guidata da Gianni Infantino e la potenza economica di un numero ristretto di club europei hanno di fatto spostato gli equilibri del calcio nazionale e internazionale assoggettandolo a specifiche esigenze economiche palesando la debolezza del sistema italiano in tale contesto.
Se ripercorrerne la storia della FIGC, organismo centrale del sistema-calcio nazionale sul piano sportivo, tecnico e organizzativo, ricostruita puntualmente da Cervelli e Molinari, significa riflettere sulle trasformazioni dell’Italia contemporanea, tra sport e politica, consenso e scandali, identità collettiva e spettacolo globale, non di meno la lettura del volume si rivela utile anche al fine di cogliere i mali storici e presenti del calcio italiano, evidenziando come, con buona pace di tanti commentatori nostrani, la “questione stranieri” non possa di certo esaurire il dibattito attorno alle cause del malessere in cui versa il calcio italiano.
L’approccio storico a cui ricorrono nel loro Il governo del pallone Cervelli e Molinari, entrambi membri della Società Italiana di Storia dello Sport, per indagare le vicende della FIGC, attore di primaria importanza nelle vicende dello sport più seguito in Italia, consente loro di utilizzare un fenomeno collettore di grandi emozioni e passioni della società di massa come il calcio per approfondirlo, oltre che dal punto di vista sportivo, nei suoi molteplici intrecci con la dimensione politica, economica e sociale, e, più in generale, per indagare, attraverso una prospettiva inedita, alcuni passaggi cruciali della storia italiana contemporanea. Lungo tale prospettiva si muovono anche altri loro lavori precedenti, come L’allenatore di calcio in Italia. Storia socioculturale di una professione (Biblion, 2024) di Cervelli, che propone una meticolosa ricostruzione della storia dell’allenatore di calcio in questo paese, prima figura professionista dell’universo calcistico nazionale, e I migranti del pallone. I Calciatori stranieri in Italia, Un secolo di storia (Le Monnier, 2023) realizzato da Molinari insieme a Gioacchino Toni, ove le vicende dei calciatori stranieri approdati in Italia, oltre ad approfondire le tendenze e le contraddizioni storiche del calcio, consentono di ricostruire una storia della società e del costume nazionali.
Per Codice Rosso, Max Renn
Massimo Cervelli, Alberto Molinari, Il governo del pallone. Storia della Federazione Italiana Giuoco Calcio, il Mulino, Bologna 2026, pp. 360, € 28,00


