Livorno calcio: Basta con Robertino & C., staccare la spina

Questo Natale all’insegna del coronavirus sarà inevitabilmente un po’ più casalingo del solito. Niente spostamenti; pranzi e cene solo con i familiari più stretti; regali, televisione. Molti di noi rivedranno “Una poltrona per due”, film che da anni viene puntualmente riproposto la sera della vigilia.

La trama la conosciamo tutti. Mortimer e Randolph, i due soci di un giovane e brillante consulente finanziario (Dan Aykroyd) hanno opinioni diverse sul perché nella vita si diventa un uomo di successo o un criminale: per Mortimer dipende dalle caratteristiche innate, per Randolph è decisivo l’ambiente in cui si è vissuti. Scommettono un simbolico dollaro e per dirimere la questione organizzano un singolare esperimento: con l’aiuto di un investigatore privato incastrano il protagonista, facendolo arrestare per furto e spaccio, e mettono al suo posto un nullafacente di colore che vive di espedienti (Eddie Murphy). Il primo rischierà di diventare un delinquente, mentre il secondo se la cava benissimo nell’ambiente della borsa, a dimostrazione che a fare la differenza sono soprattutto la fortuna e le opportunità. Alla fine comunque entrambi si dimostreranno molto abili, capiranno di essere stati usati come cavie e si vendicheranno dei due scommettitori.

Mentre pensavamo al film di Natale ieri mattina è spuntata sul display del telefonino la solita foto ingrugnita di Robertino Spinelli che, chiamato in causa dagli ultimi pasdaran del Gabibbo giallo, continua ad offendere e sbeffeggiare i livornesi. Ce lo siamo immaginato nei panni di Louis Winthorpe III, il personaggio interpretato da Dan Aykroyd, in un remake del film ambientato a Genova. Sarebbe curioso vedere come andrebbe a finire se un giorno lo arrestassero per spaccio (nel film la droga viene messa nella tasca del protagonista dall’investigatore) e lo togliessero dalla comoda posizione che ricopre nel gruppo imprenditoriale paterno.

Riuscirebbe a cavarsela, come Louis Winthorpe? Difficile a dirsi… Dal punto di vista imprenditoriale nel curriculum di Robertino non emerge niente di rilevante (se si cerca Roberto Spinelli su Google i primi tre risultati sono un negozio di scarpe di Roma, un medico di famiglia di Imperia e un frantoio di Carmignano). Sul piano sportivo risalta invece lo splendido campionato alla guida dell’Alessandria nel 2000-2001, ultimo posto e retrocessione in C2, con articoli della stampa locale che parlano di “tifosi furibondi” e di “violenta contestazione”. La vicenda terminò con una cessione della società che poi fallì (toh, ma guarda un po’…) nell’agosto 2003. E con lui c’era il suo amicone Lamanna, che Robertino ha pensato bene di portare anche qui da noi, che negli anni successivi avrebbe preso 26 punti di penalizzazione a Cuneo con fallimento e ripartenza dalla Terza Categoria.

Eppure il nostro rampollo non dovrebbe avercela tanto con Livorno e i livornesi, anche perché in tutti questi anni, a quanto è dato di sapere, nel bilancio della società non si trovavano soldi per sistemare gli scaldabagni negli spogliatoi ma per lui qualche spicciolo c’è sempre stato.

E qui si arriva alle note dolenti: nessuna amministrazione comunale della nostra città, lo abbiamo scritto decine di volte, ha mai voluto incaricare un revisore di dare un’occhiata ai conti di Re Mida Spinelli, quello che aveva sempre i bilanci in ordine e che piangeva per quanti soldi ci rimetteva nel Livorno calcio, per poi quest’anno sentir dire da tutti i nuovi soci che nel bilancio del Livorno ci sono più buchi che nel gruviera.

Ma quello che fa ancora più pena è che in città qualcuno continui a chiamare in causa il duo comico Aldone e Robertino chiedendogli di salvare il Livorno, dimenticandosi che dopo anni di fallimenti sportivi sono stati loro a creare quel mostro di società senza soldi e senza dignità che si è appropriata dei colori amaranto. Se erano stufi bastava che vendessero a uno dei gruppi che si erano fatti avanti, che non saranno stati gli sceicchi del Paris Saint Germain ma non erano neanche degli scaramacai… Ma dopo il disastro dell’anno scorso c’era da fare ancora l’ultimo spregio alla città, forse per puro risentimento (per cosa poi?) o forse nel tentativo di architettare un’ultima fantasiosa operazione finanziaria.

E allora dobbiamo leggere sulla stampa che i giocatori devono mangiare a casa propria perché il ristorante del CONI di Tirrenia non fa più credito: troppi i conti non pagati dalla società. Oppure che i ragazzi del settore giovanile, quelli che dovrebbero rappresentare il futuro del Livorno ed essere orgogliosi di giocare con la maglia amaranto, arrivano al campo per allenarsi e trovano chiuso perché la società non paga l’affitto da tre mesi. Roba da far impallidire anche i classici della commedia all’italiana. E Robertino vorrebbe anche gli applausi…

Qualcuno spera ancora in Navarra, che da quando è venuto a Livorno ha raccontato un sacco di favolette e di cui l’unica cosa certa che si sa è che sta mettendo le mani sul business dei rifiuti in città: ci risulta infatti che abbia acquistato una o due imprese che si occupano di questo settore. Il sindaco ne sa qualcosa? Ci sono stati accordi con istituzioni o imprenditori privati che riguardano il Livorno?

Già, il sindaco: dopo la vicenda Yousif è totalmente sparito dai radar. L’ultimo segno di vita è un comunicato nel quale chiedeva ai proprietari del Livorno di farsi carico delle pendenze della società. Forse non ha ancora capito che questi non hanno una lira e che nella lontana ipotesi che qualche soldo arrivasse allora ci sarebbe davvero da preoccuparsi, vedi il caso della banca che garantiva la fideiussione indagata per violazione delle norme contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo internazionale.

Apriamo una parentesi: su questa notizia, pubblicata sul nostro sito, non c’è un organo di stampa locale che abbia ritenuto opportuno un approfondimento. Eppure a differenza nostra sono pagati per fare i giornalisti e di tempo e mezzi per fare inchiesta ce ne avrebbero più di noi.

Invece continuano ad intervistare a turno tutti i caratteristi della commedia senza fargli le uniche domande che abbiano un senso: ma voi in concreto cosa fate per vivere? Come pensate di gestire una società professionistica di calcio se le vostre attività hanno lo stesso fatturato di una merceria? Dite che i soldi arriveranno, ma chi ve li darebbe e perché?

Il direttore sportivo Michele Ciccone, intervistato da Tuttoc.com, dichiara: “Livorno non merita tutto ciò: e comunque non gliel’ha ordinato il medico a certi imprenditori di fare questi passi nei confronti di società blasonate, e il Livorno lo è: è stata nel calcio che conta veramente, con moltissime partecipazioni in serie A e in serie B”.

Ciccone, continua il sito “biasima questo sistema in cui spesso si affacciano faccendieri e avventurieri di ogni tipo: ‘Bisogna fermarli. Oltretutto in una piazza come Livorno. Piuttosto andate in Seconda categoria, se vi piace il calcio. Il professionismo è una cosa seria, c’è gente che campa grazie ad esso (…) chi sono queste persone? Sono sempre le stesse che gironzolano in questo mondo, cercando di intrufolarsi in qualche società: qual è il motivo?’.

E qui torniamo al sindaco: la famiglia Spinelli ha la responsabilità di aver portato in società personaggi che non sono all’altezza (usiamo una metafora) del Livorno Calcio. L’attuale situazione è talmente compromessa (vedi il caso del ristorante, o dei campi per le giovanili, le penalizzazioni che arriveranno, i giocatori che si stanno svincolando) che è molto probabile l’esclusione dal campionato e il fallimento della società. Oltre al danno vogliamo anche la beffa di Robertino che ci infama una volta alla settimana o togliamo lo stadio a questa gente, mandiamo via tutti e ripartiamo?

Nei nostri articoli abbiamo parlato dell’economia dei fallimenti, abbiamo ricordato, come dice Ciccone, che attualmente con la complicità della Lega personaggi senza arte né parte (vedi Manenti a Parma anni fa) possono infilarsi in società blasonate per pura e semplice mitomania o come prestanome della criminalità organizzata. Il rischio non è soltanto quello di ritrovarsi una società di calcio in mano a qualche clan (vedi l’esempio dell’Asti) ma che attraverso il calcio la criminalità organizzata trovi uno spiraglio per infiltrarsi in un territorio. Questo non preoccupa il sindaco?

La situazione che sta vivendo oggi il Livorno ha qualcosa di osceno e insopportabile, ma non è l’unica nel panorama calcistico nazionale. Le istituzioni locali dovrebbero aprire una vertenza con la Lega Calcio e il Ministero dello Sport non solo perché alla nuova società che dovrebbe nascere sia consentito ripartire dalla serie D, ma perché finalmente cambino le regole per tutti e non sia più possibile che al vertice di una società professionistica arrivi gente di cui non si sa neanche che attività svolge e come campa. Non è concepibile che per comprare una Panda a rate ci vogliano fior di garanzie mentre per mettere le mani su una società di calcio che ha fatto la coppa UEFA basti avere una buona dose di faccia tosta. Poi ci si stupisce che in dieci anni sono fallite 150 società professionistiche. Ma anche quell’altro fenomeno di Ghirelli, il presidente della Legapro, cosa ci sta a fare? Non aveva promesso “tolleranza zero”?

Questo campionato farsesco, con partite a porte chiuse che non si dovrebbero neanche giocare, e dei cui risultati non ce ne importa nulla, è un’occasione unica per fare piazza pulita di tutto il marcio e ricostruire sulle macerie della gestione Spinelli. Dopo di che, e anche questo lo abbiamo detto diverse volte, ripartire su nuove basi con una società legata al territorio e rispettosa dei valori e della tradizione sportiva della nostra città. Con tanti saluti a Robertino e ai suoi compari.

Nello Gradirà

Foto tratta da Quilivorno.it

 

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