Livorno calcio: e vissero tutti felici e contenti

di Nello Gradirà

Il Livorno è diventato la riserva di caccia di club con cui qualche anno fa giocava la partitella del giovedì. Se n’è andato anche Murilo… non che fosse Neeskens, per carità, ma qui il problema è che se continua così non rimangono neanche undici giocatori da mandare in campo. Scrive Il Tirreno che per trattenere lui, Agazzi, Marsura e Porcino sarebbero bastati 60mila euro, meno di quanto dovrebbe guadagnare in un anno tale Ivano Balestriere, assunto (non si è capito da chi e in base a quali ragionamenti) come “Addetto all’organizzazione e alla direzione del comitato esecutivo”. Questo Balestriere (lo vediamo in tutto il suo splendore a destra nella foto sopra il titolo, tratta da teleischia.com) sarebbe un “imprenditore ischitano” che ha un’imprescindibile esperienza nel mondo del calcio in qualità di ex presidente della squadra isolana in Eccellenza. Su di lui abbiamo trovato su un sito informativo di Caserta un simpatico articolo dell’aprile 2019: “Porsche, rolex da 30mila euro e catenoni d’oro, punta al regno della monnezza di Caserta”, si legge. Balestriere viene definito un “ex mozzarellaro” riciclatosi nell’ambiente dello smaltimento dei rifiuti. In precedenza il suo nome si ritrova in mezzo agli imputati di un procedimento per un giro di fatture false che sembra essersi concluso con la prescrizione.

Nel suo curriculum quindi c’è tutto quello che negli ultimi tempi è richiesto per entrare a far parte della dirigenza del Livorno. Sul fatto che poi questo Balestriere (e qualche altro bel tomo piombato a Livorno in cerca di fortuna) gli 80mila euro del suo stipendio li prenda veramente avremmo dei dubbi, visto che tra tutti i componenti dell’attuale consiglio di amministrazione non ce n’è uno che abbia un centesimo.

Poi leggi i giornali ed entri in un universo parallelo: Spinelli ha salvato il Livorno. Grazie all’attivismo del sindaco e alla magnanimità del presidente della Lega Pro Ghirelli, che non ha calcato la mano con una penalizzazione troppo severa, il Gabibbo giallo, nonostante la sua volontà di non farsi più carico della gestione del Livorno, ha generosamente tirato fuori i soldi per evitare il fallimento e l’esclusione dal campionato e la squadra amaranto potrà giocarsi le sue carte per la salvezza.

I titoli dei quotidiani e dei siti web sono tutti per lui. Ma che bravi, che bel risultato! Ora a parte il fatto che la situazione tragicomica in cui il Livorno è finito da un paio d’anni (dopo altri sette o otto di risultati deprimenti) è tutta da addebitare all’incompetenza e al menefreghismo della famiglia Spinelli, ci piacerebbe capire cosa vuol dire aver salvato il Livorno. Per ora si è evitato il fallimento, ma i soldi per la gestione della squadra (compreso il settore giovanile) chi ce li mette? Certo, a Ghirelli l’unica cosa che interessa è che non ci sia l’ennesimo fallimento a campionato in corso che falsi il torneo e dimostri ancora una volta in maniera palese lo stato comatoso in cui versa la serie C. Perchè è colpa di dirigenti come lui se una banda di avventurieri, come lui stesso l’ha definita, si può appropriare di società gloriose e distruggerne il titolo e la tradizione sportiva. Per il sindaco idem: l’importante è evitare il fallimento, poi se il Livorno arriva un’altra volta ultimo “strascicato” beh, sono risultati sportivi, non vorrete mica che il sindaco si occupi anche di fare la squadra… E a Spinelli bastava allontanare lo spettro della bancarotta fraudolenta stile Ghirardi a Parma, uno che come lui aveva ceduto la società a un gruppo di improbabili per lasciare il cerino in mano a qualcuno a cui qualche mese di galera faceva il solletico (Manenti & C.). Per tutti la prospettiva è la stessa: portare il Livorno in serie D sul campo e una volta tra i dilettanti la sparizione della società amaranto non farà più rumore, basta ripescare qualche squadretta di paese e i gironi sono fatti. Poi si darà la colpa agli imprenditori livornesi che se ne fregano delle sorti della squadra (sarebbe interessante vedere quante società al giorno d’oggi sono guidate da imprenditori locali animati dalla passione sportiva).

La prospettiva è chiara ma la stampa locale sembra essere vittima di una nube di gas allucinogeno. Qualcuno dopo i quattro spiccioli cacciati dal Gabibbo spera addirittura di vederlo attivo nella prossima campagna acquisti di gennaio (per vent’anni a gennaio ha svenduto, figuriamoci ora).

Altri aspettano i consigli di amministrazione del Livorno come se fossero il congresso di Yalta, raccontando di quanto sia importante il contributo dei “piemontesi” (cioè di Aimo, quello che collaborava con Manenti a Parma, e Lamanna, l’amicone di Robertino Spinelli, quello che ha portato il Cuneo in Terza Categoria).

Poi i più allucinati di tutti: quelli che si spingono a ipotizzare che Giorgio Heller, l’attuale presidente, troverà imprenditori disponibili ad acquistare la società, vista la sua grande esperienza nel trovare risorse finanziarie come presidente della Fondazione Roma Capitale.

In realtà la Fondazione, creata dal sindaco fascista di Roma Gianni Alemanno condannato di recente a sei anni per corruzione e finanziamento illecito, non si sa bene cos’abbia mai fatto. Sul sito www.carteinregola.it si legge: “Quali progetti e attività ha svolto la Fondazione, dato che sul sito ne sono citati solo 5, di cui solo due con la relativa documentazione, con una qualità di presentazione peraltro piuttosto lontana dal livello che ci si aspetterebbe  dal vantato ‘prestigio internazionale’? (…) Come è possibile che una Fondazione con progetti e  contatti di respiro  internazionale, nata per ‘rivitalizzare la nostra città’ e ‘lavorare con privati, enti pubblici e di beneficenza per promuovere, organizzare, creare e realizzare progetti strategici che avranno un impatto duraturo su Roma, la regione, in Italia e nel mondo’ avesse come  esponente dell’ufficio di presidenza un podologo, con evidente scarsa esperienza nel settore, tra l’altro successivamente indagato per corruzione dalla procura di Roma (per fatti precedenti all’istituzione della Fondazione) insieme ad altre quattro persone (secondo le fonti giornalistiche anch’essi  entrati nella Roma Capitale Investment Foundation)?”

Ma ce l’hanno internet nelle redazioni di certi giornali? E continuano a intervistare Heller e vari altri personaggi piovuti qui senza neanche chiedergli “Ma scusi, lei i soldi per gestire il Livorno – e per pagare Balestriere- dove li prenderebbe visto che le sue aziende hanno un fatturato annuo di diecimila euro?”

Bisognerebbe entrare nei meandri della mente umana per capire cosa sperano di guadagnare questi giornalisti (qualcuno di professione, la maggior parte per hobby) facendo i violinisti a qualche acrobata senz’arte né parte che nel giro di pochi mesi leverà le tende e tornerà da dov’è venuto. Ma probabilmente più che frutto di un calcolo razionale il servilismo verso il potente di turno è una forma di riflesso condizionato. E questo purtroppo è lo specchio della nostra società.

Intanto al Livorno siamo al si salvi chi può: oltre ai giocatori se n’è andato perfino il dr. Porcellini, dopo una vita da medico sociale degli amaranto. Il settore giovanile continua a rimanere chiuso perché nessuno ha saldato i debiti con i vari fornitori e per l’affitto dei campi. E sulla stampa si continua a leggere di squadre interessate a ingaggiare i superstiti della rosa.

Le altre società fallite (Modena, Cesena, Avellino, Bari…) in un modo o nell’altro hanno ricominciato mentre il Livorno per colpa di Spinelli da dieci anni è in agonia e da due anni è oltre i confini del ridicolo. Ma di provare a ripartire da zero, come abbiamo più volte proposto, cercando cordate serie intenzionate a investire nella zona sportiva della città, neanche se ne parla. E vissero tutti felici e contenti, perché Spinelli ha salvato il Livorno.

 

PS Dopo la pubblicazione di questo articolo è arrivata la notizia che il settore giovanile amaranto ha ripreso le attività. Ne siamo ovviamente felici, soprattutto per i ragazzi che un po’ per i problemi societari, un po’ per la situazione venutasi a creare per la pandemia, hanno avuto grandi difficoltà a praticare l’attività sportiva. Speriamo che duri… Rimane il fatto che non si può gestire il settore giovanile di una società professionistica raccattando qualche spicciolo ogni tanto e vivendo alla giornata.

 

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