Spinelli, la farsa infinita

In questi anni abbiamo più volte criticato la catastrofica gestione del Livorno Calcio da parte di Aldo Spinelli (ultimamente supportato dal figlio Robertino con compiti limitati alle sue specifiche competenze, cioè le sparate offensive contro la città). Dopo la retrocessione di quest’anno, con la quale è stato toccato un abisso mai raggiunto in termini di vergogna sportiva, sembrerebbe perfino superfluo parlarne ancora: mai in corsa per la salvezza, 14 sconfitte interne su 19 incontri, doppiati anche dalla penultima in classifica, staccati di 33 punti dal pur modesto Pisa… Ma il problema è che qui non sembra per niente chiaro né a livello di tifoseria, né di stampa locale, né di istituzioni cittadine che ormai grazie alla famiglia genovese siamo oltre i confini del tragicomico.

Ci tocca leggere sulla stampa articoli dove si sostiene che il direttore sportivo Cozzella ha avuto mandato di completare la rosa per il prossimo campionato di C, alla quale “mancano cinque giocatori” (ovviamente nel frattempo era stato richiamato Breda già che lo si doveva pagare), però come sempre “prima di comprare bisogna sfoltire”, mentre per quanto riguarda eventuali compratori Spinelli deve valutare seriamente per il bene della città la loro consistenza, e che “esacerbare gli animi e metterlo alle strette è controproducente”. Un tizio si premura perfino di avvertire che un’eventuale contestazione potrebbe comportare degli assembramenti con il rischio di contagio da coronavirus. E sembra addirittura che ci sia “già una strategia per recuperare il rapporto con il presidente”.

Siamo alle droghe pesanti: il Livorno non è retrocesso per caso, né per qualche errore di mercato sempre possibile e comprensibile, che tutti fanno prima o poi. Errore che comunque si poteva tranquillamente rimediare mettendo una toppa dopo poche giornate di campionato con qualche svincolato, poi sostituendo il fenomeno Breda con un allenatore di categoria, poi facendo un buon mercato di gennaio come l’Empoli che grazie agli innesti invernali è passato dalla zona playout ai playoff.

Ma qui siamo alla quinta retrocessione in dieci anni, una più indecorosa dell’altra, frutto di una gestione incompetente, arrogante, vittimista, devastante, ridicola, priva di qualsiasi valore sportivo e completamente avulsa dalla realtà, caratterizzata da una tirchieria patologica e da un impulso irrefrenabile a raccontare bugie.

Incompetente perché per fare un campionato onesto in serie B, visto il livello tecnico del calcio di oggi, basta spendere una cifra modestissima e prendere dei ragazzi giovani individuati nelle categorie inferiori da qualche osservatore; ma Spinelli non ne ha osservatori, e ci auguriamo per lui che certi acquisti (come Sven Braken tanto per non fare nomi) nascondano qualche operazione speculativa perché se lui o qualcuno dei suoi collaboratori avesse veramente pensato di aver preso dei campioni allora ci vorrebbe la camicia di forza. Una gestione arrogante perché è costruita su una continua conflittualità con tutto e con tutti: con la città, e davvero non si capisce che cos’abbia Spinelli contro una città che gli ha permesso di rimanere nell’ambiente del calcio che conta e di guadagnare anche qualche spicciolo (a meno di non credere alle solite panzane del bagno di sangue e roba del genere), con i giocatori, trattando a pesci in faccia e allontanando sistematicamente quelli che contano qualcosa nello spogliatoio, con gli allenatori che non fanno gli yes-man e con i personaggi simbolo della storia amaranto (vergognoso l’attacco di uno come Robertino Spinelli a Igor Protti).

Arroganza che fa il pari con il servilismo verso quelli che Spinelli continua a considerare i poteri forti del calcio, ma la realtà è che, finita l’era Moggi, Spinelli di amici nel palazzo non ne ha più.

Un presidente che per anni è andato avanti con i favori di Lucianone oggi è fuori contesto e se non vuole investire è bene che vada al parco con i nipotini. Anche perché l’età è quella che è e d’ora in poi figuracce come la famosa intervista a Sportitalia con la telefonata in diretta al procuratore potrebbero moltiplicarsi.

Una gestione da sempre ridicola: mai vista una squadra professionistica che viene costretta a trasferte in pullman di dieci-undici ore per risparmiare sui costi del viaggio o che in pieno inverno non dispone neanche dell’acqua calda per fare la doccia dopo gli allenamenti. O una società di serie A che per rimettere a posto i cessi negli spogliatoi aspetta che lo faccia il comune e per ridipingere la curva che lo facciano i tifosi.

Quest’anno il capolavoro: mezza rosa licenziata per non prolungare i contratti di due mesi dopo lo stop per il coronavirus, mandando in campo una squadra che avrebbe avuto difficoltà a salvarsi anche in serie D, con la faccia tosta di cuccarsi il bonus per la valorizzazione dei giovani.

O per meglio dire per aver mandato allo sbaraglio -contro squadre che l’anno prossimo giocheranno contro Inter e Juventus- qualche ragazzino superstite di uno dei peggiori settori giovanili d’Italia, dove categorie intere sono trasmigrate a Pisa e si respira aria di totale smobilitazione (altro che Livornello!). È intervenuto addirittura l’ufficio inchieste per capire se il Livorno stava falsando il campionato e se fosse legittimo prendersi il bonus per i giovani in questo modo.

Roba da non credere: perfino i campionati di Eccellenza sui campi di Grassina e Foiano della Chiana erano più dignitosi di questa schifezza ma verso Spinelli non sembra esserci nessuna concreta contestazione (sarà per evitare assembramenti?)

Qui bisogna soffermarsi sulla questione Comune: il sindaco è rimasto bruciato dalla faccenda Yousif ed è scomparso dalla scena.

Così per rimediare a un errore se ne sta facendo un altro ancora più grave: certo, è stato un errore fare da garante per Yousif e presentarsi a Genova in pompa magna cercando di attribuirsi il merito di un possibile cambio di proprietà. Intanto sarebbe stato necessario verificare scrupolosamente la consistenza di Yousif (a quanto pare bastava chiedere al vicino di casa come ha fatto qualcuno due mesi dopo). Poi è stata un’ingenuità far uscire comunicati stampa che annunciavano la cessione prima del tempo. Ma la soluzione non è sparire: troppo comodo farsi avanti quando si pensa di guadagnarci in immagine e poi disinteressarsi quando il gioco si fa duro.

Le cose da fare sono due: la prima è togliere lo stadio a Spinelli (la convenzione risulta scaduta e non rinnovata) per esprimere chiaramente la volontà di tutta la città di farla finita con questa farsa. Spinelli la sua squadra se la porti a Fauglia, sui terreni che cerca inutilmente di sbolognare a qualche pollo. E qui se è necessario ci faremo promotori di una petizione perchè il Comune faccia finalmente questo passo.

Seconda cosa da fare: emettere un bando per una manifestazione d’interesse per la ristrutturazione dello stadio e la valorizzazione della zona sportiva, unica operazione nell’ambito della quale il calcio a Livorno può avere un futuro: basta leggere i giornali per accorgersi che in questo momento in Italia sono decine le società che stanno lavorando a nuovi stadi. A Livorno c’è un’urgenza in più: basta guardare i ferri arrugginiti che escono dal cemento per capire che non solo il Picchi è vecchio ma anche notevolmente pericoloso. Certo se Spinelli rimane non c’è il pericolo di un sovraccarico sulle gradinate ma la speranza è che questa situazione duri poco.

Livorno ha una delle zone sportive più belle d’Italia e non è pensabile che non ci siano imprenditori interessati a questa operazione. Che non dev’essere una speculazione stile Porta a Terra, Porta a Mare o il Centro del Levante ma deve tenere ben fermo il principio dell’interesse pubblico e dell’utilizzo pubblico delle strutture. Deve avere come priorità lo sviluppo di una scuola calcio e di un settore giovanile di buon livello e la promozione di quei valori sportivi che Spinelli non sa nemmeno dove stiano di casa. A questa operazione potrebbe anche affiancarsi una forma di azionariato popolare che forrmalizzi la presenza degli sportivi e di tutti i livornesi nella nuova gestione societaria e degli impianti.

In poche parole: sveglia! Il tempo stringe, Spinelli sta lentamente strangolando il calcio livornese e ci aspetta un’altra stagione deprimente. Mandiamolo via con tutti i suoi trombettieri.

 

Nello Gradirà

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