Paura, delirio e magia nella Londra vittoriana: “Morte astrale” di Franco Pezzini
Anche la Londra vittoriana, come l’illuminismo secondo Horkheimer e Adorno, possiede una sua profonda “dialettica” fra luce e tenebre, fra esteriorità e interiorità. Se il regno della regina Vittoria, durato dal 1837 al 1901 segna l’apoteosi della potenza imperialistica britannica e Londra è il cuore pulsante di quell’imperialismo venato di rigore e razionalità, è anche vero che la capitale del regno, proprio in questo periodo, si connota come una delle città più tenebrose d’Europa. Certo, è la letteratura a rivestirla di tali connotazioni, ma non solo: hanno anche una gran parte le sue mille contraddizioni sociali, i fatti di cronaca, gli efferati delitti come quelli del fantomatico “Jack lo Squartatore”, le dicerie popolari. Ecco dunque una metropoli avanzatissima, intrisa di rivoluzione industriale, di fabbriche, di progresso galoppante che possiede un ventre oscuro fatto di marginalità e di violenza, di povertà, di sfruttamento industriale delle classi più povere della popolazione (compresi i bambini, che nella realtà stavano molto peggio che nei romanzi di Dickens). È la metropoli occidentale da cui partono le navi dei romanzi di Conrad dirette in India e in Oriente, territori di conquista coloniale ed è quella in cui – da quello stesso Oriente ‘irrazionale’ – nel romanzo di Stoker giunge il vampiro Dracula col suo carico di inquietudine e di morte.
Nel lato in ombra della metropoli non ci sono soltanto povertà e sfruttamento, ci sono anche la magia, l’occultismo, le società segrete, figure fantastiche e mostruose scaturite magari da personaggi e situazioni reali poi trasformati in entità ‘mitiche’ dalla diceria popolare. In questo arzigogolo di vicende, personaggi e situazioni si tuffa l’avventura messa in scena da Franco Pezzini che è proprio un maestro nel dipingere le atmosfere, intrise di molto cinema Hammer, di una Londra che vive il suo ultimo anno di età vittoriana. Nel suo romanzo Morte astrale, uscito per Polidoro lo scorso febbraio, una grande parte dell’azione scenica si ambienta a Londra nel 1900. E, si potrebbe aggiungere, chi più di Pezzini conosce questo tipo di atmosfere? È lui, infatti, l’autore di Victoriana. Maschere e miti, demoni e dèi del mondo vittoriano uscito per Odoya nel 2016: un saggio-manuale-romanzo che ci conduce dentro i risvolti magici e fantastici di quella pulsante e contraddittoria metropoli. Adesso, Morte astrale si dipana come un’avventura dalle connotazioni picaresche attraverso le strade di Londra e fra i suoi vicoli malfamati (ispirati, più che a Dickens, al Paul Féval di I misteri di Londra) in cui alcuni strampalati e geniali personaggi, tra i quali il libraio Finisterre e la gallese Ariadne, giunta da poco nella capitale, si danno da fare per scoprire i loschi piani di occultisti, alchimisti e manovratori dell’occulto (come in una versione vittoriana del Pendolo di Foucault di Eco), cercando di sfuggire a terribili creature forgiate dalla magia. È curioso notare che nel romanzo incontriamo come personaggio anche lo scrittore Arthur Machen, un grande maestro della letteratura horror e weird, autore di Il grande Dio Pan e I tre impostori. E certe atmosfere londinesi, sature di un mistero che si cela dietro un’apparente ordinarietà, che incontriamo nella narrativa di Machen, le ritroviamo con piacere anche nel romanzo di Pezzini: strade, piazze (anche le più celebri e note di Londra), negozi, vicoli, interni domestici, alberghi e locande, tutto si riveste di un alone misterioso che è difficile decifrare, che possiede un ‘doppio fondo’ di verità, in cui il concetto stesso di realtà pare irrisoriamente capovolto.
Ad alternarsi alle vicende ambientate nella Londra del 1900 incontriamo, in un montaggio alternato, le avventure di Wolfram von Eschembach, il poeta tedesco autore del Parzival, uno dei maggiori poemi epici del medioevo, che si reca nel 1209 a Venusburg, alla corte del vescovo-conte Clinschor, anch’egli praticante di occultismo. Le vicende del 1209 si legano a quelle del 1901, come la sopravvivenza di un mito oscuro ed arcaico: la magia e le pratiche magiche per sovvertire il mondo e impadronirsene. Su questo non diremo di più: basti accennare che si tratta di un mito distruttivo che dal 1209 fa ancora paura ai primi del Novecento. Esso sopravvive come la veste mitica della fanciulla Obie, amata da Wolfram e divenuta probabilmente elemento essenziale nella pratica occultista e alchemica di Clinschor, che non a caso appare in sogno a Wolfram come una “fanciulla-fiore” che protende i suoi arti come viticci ad aggredire il poeta. Ebbene, Pezzini qui coglie perfettamente nel segno perché la figura della fanciulla-fiore, secondo quanto scrive Furio Jesi in Germania segreta, è presente nel Parsifal di Wagner laddove le “fanciulle-fiore sono immagini demoniche”, quindi emblema di un mito non genuino, trasformato e traslato in negativo, nei suoi aspetti più demonici. E – continua Jesi – la fanciulla-fiore, stavolta mito genuino, tornerà in un’opera di Thomas Mann, il dramma Fiorenza, del 1905, quindi in un anno assai vicino ai primi del Novecento in cui si ambientano le restanti vicende di Morte astrale.
Resta una suggestione, per certi aspetti inquietante, forse anche di più dell’occulto, dei mostri e della magia che evocano sapientemente le pagine del romanzo di Franco Pezzini, e resta in modo forte e significativo dopo la lettura del libro. In queste pagine incontriamo due forze che si contrappongono, anche se non nettamente e banalmente delineate: quelle del bene e quelle del male, coloro che vogliono difendere l’esistenza e la vita e coloro che vogliono distruggerla. Nelle pagine di Morte astrale si paventa la distruzione del mondo o, quanto meno, di città e nazioni: come nel Duecento, così anche a inizio Novecento si possono usare corpi celesti come armi (lo stravolgimento della natura e del corso naturale dei fiumi, ad esempio, è sempre stata una prerogativa delle streghe, anche di quelle del mondo greco-latino) per distruggere città e paesi. Come e in che modo si può fermare – si chiede Ariadne – chi vuole usare la magia per distruggerci? La magia, forse, nella nostra suggestione, è l’altra faccia delle armi atomiche, delle distruzioni paventate, della follia di dominio e di distruzione che caratterizza anche i giorni nostri. Sono così folli e irrazionali i potenti del mondo sterminatori di innocenti, coi loro missili e le loro bombe atomiche, che sembrano simili ai vecchi pazzi maghi manovratori dell’occulto e dell’alchimia, figli d’un altro tempo arcaico e lontano. La loro tecnologia distruttiva è la metamorfosi della magia e dell’occulto sotto la squallida e mortifera veste tecnicizzata che caratterizza il nostro tempo, crudele e irrazionale come l’universo in cui la magia dominava. E come l’Ariadne del romanzo, non facciamo altro che scervellarci per trovare il modo di fermarli.
gvs
Franco Pezzini, Morte astrale, Polidoro, Napoli, 2025, pp.425, euro 18,00.


