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Livorno-Ternana: impressioni dell’esordio amaranto

di Nello Gradirà

Sono uno dei tanti sportivi che da tempo hanno deciso di non andare a vedere il Livorno in casa ma soltanto in trasferta, a causa della scarsa simpatia -chiamiamola così- per il presidente e i suoi collaboratori.

Ieri però ho fatto un’eccezione, considerato che si trattava del ritorno del Livorno in C dopo 4 anni tra i dilettanti e che sarebbe stato brutto far vedere agli spettatori di Sky uno stadio non all’altezza.

Faccio i biglietti online e scopro che non ci sono riduzioni per le donne e agli anziani: vabbè, niente di nuovo, è lo stile Esciua.

Arrivo allo stadio e per entrare in gradinata trovo una fila che occupa tutto il parcheggio del camposcuola. Superato il primo sbarramento, ai tornelli c’è gente infuriata perché dopo aver fatto la fila viene rimandata alla fila accanto: una è per i biglietti, l’altra per gli abbonamenti, ma non c’è nessun cartello che lo segnala.

Purtroppo, a causa della fila, mi sono perso il momento più emozionante della serata cioè il saluto a Igor Protti

Dopo circa mezz’ora comunque si entra: da un impianto audio mal funzionante si percepisce a malapena la voce di uno speaker mezzo addormentato, che sbaglierà perfino ad annunciare l’autore del gol amaranto.

Conclusione: la squadra è tornata tra i professionisti ma la società è ancora tra i dilettanti.

E dopo ieri sera si tornerà a fare solo trasferte.

Per quanto riguarda la partita, meglio dirlo subito: questo non è più calcio. Dal punto di vista tecnico non è neanche paragonabile alla serie C dei tempi di Jaconi, ma non è certo una questione di palato fine, dato che abbiamo seguito il Livorno anche con il Cenaia e il Perignano.

Il punto è che ogni dieci-quindici minuti o quasi la partita si interrompe per un controllo interminabile di quella che una volta si chiamava la moviola. L’arbitro ferma il gioco e va a vedere i replay. Dopo tre o quattro di queste pause, che non solo spezzano i ritmi della partita ma ne distruggono il filo logico e agonistico (narrativo si potrebbe dire), non sai più quanto manca alla fine, quando tornerai a casa, come ti chiami e cosa ci fai lì.

La partita diventa una serie senza senso di azioni a se stanti, come nel football americano. Prima o poi per evitare recuperi di venti minuti metteranno il tempo effettivo e si arriverà alla totale americanizzazione del calcio, a cui già da anni ci stiamo avvicinando, ad esempio con quella che qualcuno ha chiamato “la cultura delle highlights” che impone rigori per falli di mano irrilevanti e involontari e la scomparsa delle autoreti, orrori che si aggiungono a fuorigioco fischiati per mezzo naso o un dito mignolo, non richiesti neanche dai difensori, solo in ossequio al Dio della tecnologia.

La cosa straordinaria della partita di ieri è che l’indisponente bellimbusto in maglia azzurra che fischiettava in mezzo al campo non ne ha azzeccata una neanche con il VAR. Passi il fallo fischiato in attacco a Mawete, perché ormai fermata l’azione non si poteva più rimediare, ma l’espulsione di Marchesi ha veramente del clamoroso. Una simulazione così evidente da far pensare che forse il monitor trasmetteva il telegiornale anziché la partita. Sul gol segnato dallo stesso Marchesi l’arbitro sarà stato venti minuti a guardare e riguardare l’azione, alla ricerca del mezzo naso o del dito mignolo di cui sopra, e si può star certi che se li avesse trovati avrebbe annullato il gol. Perché il protagonista della partita di ieri, si era capito subito, doveva essere il VAR, e si doveva dimostrare quanto può essere utile il VAR su richiesta, novità ancora più micidiale del VAR normale.

Non mi sarei divertito neanche un po’, quindi, se non fosse stato per lo spettacolo che ha offerto il pubblico e per la vittoria della squadra.

Per capire quanto vale questa vittoria bisognerebbe sapere quanto vale l’avversario di ieri, quella Ternana che se due mesi fa non si fosse fatta parare tre rigori dalla nostra vecchia conoscenza Plizzari sarebbe in serie B. Ma quest’anno le difficoltà societarie probabilmente non consentiranno ai rossoverdi di replicare il bel campionato passato. In ogni caso il Livorno ha dimostrato grinta e solidità (si è rivista una fase difensiva degna di questo nome dopo gli orrori degli anni scorsi) e ha grandi margini di miglioramento visto che gli ultimi acquisti devono essere ancora inseriti. Forse manca qualcosa in mezzo, ma una partenza all’insegna dell’ottimismo ci voleva dopo i dubbi causati da un precampionato raffazzonato (ritiro con quattro gatti, campagna acquisti all’insegna di prestiti e scommesse). Non confermare l’ossatura dell’anno scorso può essere stata una scelta giusta (nessuno dei giocatori di Indiani alla fine è salito di categoria), anche se c’è da chiedersi se dietro ci sia stato un ragionamento tecnico o solo l’impossibilità di assecondare le richieste economiche dei più.

L’allenatore, anche se chi scrive ha una diffidenza innata per uno stile comunicativo mutuato dai corsi di formazione aziendale, sembra preparato e motivato. Una scommessa anche lui, ma chissà che non sia stata una scommessa azzeccata.

Staremo a vedere. Intanto i tifosi hanno dimostrato che se gli abbonamenti sono pochi non è per una disaffezione ai colori amaranto o al calcio in generale ma solo per scarsa fiducia in questa società. Da cui si attende ancora chiarezza sulla questione del centro sportivo, sulle giovanili e più in generale sul futuro della squadra.