Visioni

Noi vaghiamo nell’universo su un atomo opaco del male – Un film fatto bene di Franco Maresco

Recensione di “Un film fatto bene” di Franco Maresco

Se un fondamentale autore di cinema degli ultimi decenni come Franco Maresco dichiara a una testata specializzata (ma “popolare” come Film TV) a proposito della sua ultima opera “Un film fatto per bene”, in sala da poco e presentato a Venezia, qualcosa come ciò che segue, prima di scrivere una recensione bisogna pensarci per bene, o forse non farlo proprio:” è la cosa più vicina a quello che volevo per esprimere il mio annichilimento di fronte alla banalizzazione, all’appiattimento di qualsiasi cosa e quindi l’assoluta inutilità del continuare a fare cinema o arte in generale. Ancora 30/40 anni fa quando ho iniziato a lavorare, sembrava, sebbene non credessi che “la bellezza avrebbe salvato il mondo”, sembrava ancora che il cinema, il teatro, la letteratura potessero avere un senso o almeno ci si poteva illudere che ci fosse ancora uno spazio per l’arte. Oggi no, in poco tempo, accelerato dalla tecnologia, è tutto finito, è crollata ogni illusione in questo senso è un film durissimo senza speranza. Non si può prescindere da questa consapevolezza”.

E quindi, a essere rigorosi e consequenziali, potrei anche mettere un punto e la non – recensione, il testo migliore da ipotizzare, potrebbe anche finire qui, con una semplice glossa per chiudere: andatevi a vedere questo film per capire questa durissima dichiarazione di Franco Maresco, non state a farvelo spiegare da me.

Non servirebbe a nulla informarvi, come dice lui nella stessa intervista, che il film, che ha l’aspetto di un mockumentary e ricorda molto nella sua struttura Belluscone (anche qui c’è un amico che ricerca il regista scomparso che ha abbandonato un film, in quello c’era il grande Tatti Sanguinetti, qui invece c’è l’amico e sodale Umberto Cantone), sia più simile invece a un vero documentario, seppure sembri perfettamente sceneggiato e pensato: nel senso che è vera la storia che Maresco doveva girare un film su di un episodio palermitano di Carmelo Bene, che il regista ha davvero litigato con Andrea Occhipinti/Lucky Red e l’altro produttore, poi è sparito e alla fine, per salvare il salvabile, la decisione è stata di fare un film su tutta quanta questa storia, non essendoci nessuna possibilità di girare il film su Bene che lui avrebbe voluto fare, nel modo in cui lui avrebbe voluto farlo (ma l’aura del Maestro Carmelo in qualche modo aleggia per tutto il film).

Dice Maresco nella stessa intervista che nel suo cinema c’è un “peccato di presunzione”, cioè l’idea di voler fare sempre  qualcosa di definitivo, un “atto di fede” che adesso è difficilissimo, chi dice il contrario lo dice per una questione di sopravvivenza, per non attaccarsi “alla canna del gas o (al)la  canna di una pistola”:  penso che non ci siano migliori parole per fotografare la situazione attuale, in particolare quella italiana, da tutti i punti di vista, soprattutto quello culturale, di questa atto di accusa e insieme dichiarazione di disperazione totale; per questo “Un film fatto per bene” è un’opera estremamente necessaria in questo momento, e INDISPENSABILE è andarlo a vedere. Non tanto per avere delle speranze impossibili in questo momento storico, ma per una questione di sanità mentale, secondo me: andarlo a vedere, passare questi 100 minuti circa con il meraviglioso teatrino dell’assurdo di Franco Maresco, che a un certo punto ritorna addirittura negli studi della leggendaria TVM, dove sono nati i primi vagiti di quello che sarebbe diventato Cinico TV, per rimettere in piedi la stessa modalità di crudeltà e di improvvisazione, di potenze espressiva, con questo metamovie fatto anche assemblando materiale prodotto con i mezzi più disparati (cellulare, digitale, pellicola), farà bene alla vostra sanità mentale, se siete fortunati ad averne ancora una.

È una fortuna, secondo me, anche il fatto che questo film esca prima dell’inizio della vera e propria nuova stagione, in poche sale, perché dovrete andarvelo a cercare, lo troverete se amate il cinema, potrete usarlo come un vaccino, un amuleto, un talismano, qualcosa che vi protegga dall’arrivo nefasto dei film mainstream che cominceranno a impestare le sale italiane tra circa un mesetto, che dovete vedere sineddoticamente anche prima della proiezione di questo film, in forma di trailer e già la loro forma sgraziata, banale, omogeneizzata, standardizzata non potrà non disturbarvi, quando davanti ai vostri occhi si presenterà il carosello sgangherato e geniale dell’immaginario mareschiano. Ma voi sarete in tal modo protetti, sarete puri nel vostro sguardo, quindi potrete andare avanti e magari accettare la scommessa di questo film che, cito ancora il regista, è in realtà quella che lui ha fatto con i suoi collaboratori e che vi invito a sperimentare:” io sostengo che dopo una ventina di minuti la sala si svuoterà e rimarranno solo i più masochisti e quelli che la notte prima non hanno dormito”. Io la notte prima avevo dormito benissimo, quindi non posso che concludere che sono masochista, insieme a tutti gli altri spettatori che erano in sala con me, che hanno spesso ridacchiato – un riso amarissimo ma inevitabile e spontaneo – di fronte alle immagini di “Un film fatto per bene”. Se poi volete sapere delle inquadrature, della sceneggiatura, degli attori, di Antonio Rezza che fa la Morte Depressa (moio!), di Francesco Musa e delle varie altre maschere non – attoriali estreme, della colonna sonora, del messaggio implicito ed esplicito, se tutto è a posto oppure no, vi vorrei rispondere come faceva il buon Paviglianiti in Cinico TV, ma sono troppo buono per farlo in questo momento: correte in sala subito e lo scoprirete da voi.

Falco Ranuli