A Livorno non si nasce più..

A Livorno, come in altre città italiane, non si nasce più..
Nell’ultimo rapporto ISTAT per ogni 100 persone decedute arrivano soltanto 67 bambini  rispetto ai 96 di  dieci anni fa.  Livorno è ormai un paese di anziani dove ci sono solamente il 12,3% dei giovani da 0 a 14 anni.. I dati economici relativi alla disoccupazione giovanile, al salario minimo in Italia (in questi giorni in Spagna è stato approvato il salario minimo mensile a 900,00 euro), al costo delle case in affitto, al reddito dei nonni che non può reggere per sempre, alla chiusura continua di fabbriche e aziende nel nostro territorio, all’istruzione sempre più cara (dove nelle scuole materne i genitori devono comprare pure la carta igienica e dove i costi delle nostre università sono ormai proibitivi per la maggioranza dei  redditi italiani..) dovrebbero mettere d’accordo tutti per spiegare questo calo devastante delle nascite. Eppure nella narrazione dominante degli ultimi anni assistiamo ad una colpevolizzazione   continua dei giovani, bamboccioni, immaturi, dediti ad apericena, canne e contrari ai lavori che vengono proposti, magari a 4 euro l’ora oppure gratuitamente..tirocini e altre forme di lavoro sotto pagato.. Inoltre secondo l’Istat sette under 35 su dieci  vivono ancora con i genitori e la colpa di questo fenomeno viene data anche alla famiglia, soprattutto la generazione del 68, che ha viziato figli e nipoti per poi prolungare l’adolescenza verso un tempo infinito.
Ma è davvero così?
Ma pensiamo davvero che il dato economico, PIL o crescita continua, isolato da un contesto sociale e culturale o il ritorno alla sovranità nazionale e alla famiglia tradizionale (dove si continuano a riscontrare femminicidi e violenze nonostante  le varie crociate, rosari, essere madri cristiane..) basti per riempire le nostre culle?
La nascita di un figlio è legata ad un insieme di piani economici e di linee sociali che condizionano l’immaginario collettivo e l’orizzonte di senso delle nuove generazioni. La famiglia, la scuola, il quartiere, il lavoro, le paure e i sogni  non sono più gli stessi di prima. La società dello spettacolo e la società del consumo si sono fuse in un ibrido invisibile che è arrivato, attraverso tv, giornali e social, dentro le nostre case, i nostri pensieri ed il nostro linguaggio. Oggi il potere disciplinare e la società di controllo hanno persino superato le previsioni di Foucault e Deleuze: il mondo del capitalismo digitale, con i suoi algoritmi e i suoi big data, riesce a mettere a regime valore economico, immaginario sociale, lavoro duro (riders e non solo), vita materiale, relazioni e orizzonti futuri.
Ma pensiamo ancora che la Livorno del Vernacolo e delle infradito sempre e comunque, la Livorno del cantiere Orlando dei 60 o quella di Protti e Lucarelli, quella degli ormeggiatori degli anni 70 o delle pensioni d’oro, tra le più alte in Italia fino al 2007, siano ancora a portata di mano? Pensiamo veramente che Instagram, Amazon o League of Legends abbiamo lasciato intatta la nostra città, la capacità di immaginare il  futuro e le aspettative della nuove generazioni? Se ci giriamo intorno, nei treni e negli autobus, nelle scuole e nei pub, nei centri commerciali e nelle vie del centro ci potremmo accorgere che non c’è più l’altro da conoscere o il libro da leggere, un progetto di trasformazione politica o un tempo dedicato alla riflessione, ma solo spazi senza relazioni, luoghi di passaggio e tempi virtuali senza distanza, dove possiamo trovare soltanto un interminabile “ videogioco che c’è talmente tanto che non c’è proprio, forse non ci sarà nemmeno il narcisismo per come lo abbiamo conosciuto prima e durante e dopo questa impennata tre punto zero – probabilmente ci sarà un automatismo cognitivo e una paralisi dell’emotivo, come già si vede se si pone occhio a quando si va in giro per le città, sui mezzi pubblici o in quei templi istantanei e aerei che sono gli eventi. Aspettate e vedrete se non vi dà la buonanotte tutto questo, bambine & bambini.” (Giuseppe Genna)
Siamo di fronte ad una trasformazione epocale dove essere, pensare, lavorare, giocare e nascere vanno ripensati totalmente con nuove idee e con nuovi linguaggi, progettando spazi e tempi diversi da quelli attuali . E per farlo bisogna cambiare i rapporti di forza economici, culturali, sociali, di genere, tecnologici  ed è necessario farlo insieme, tre generazioni almeno, soprattutto donne e giovani. Nascere di nuovo e partire …”Esiste quel che volete costruire, quello di cui siete capaci ma esistono anche i segni di ciò che vi chiama a partire, ad andare oltre quello che sapete fare, costruire, «sistemare». Il potere della partenza. Costruire e partire. Non c’è contraddizione fra i due. Saper rinunciare a quel che si costruisce perché qualcos’altro vi ha fatto cenno in direzione della vera vita. La vera vita, oggi, situata al di là della neutralità mercantile, e al di là delle vecchie idee di gerarchia. (“La vera vita” Alan Badiou)

Di seguito due articoli di Codice Rosso dedicati all’analisi del territorio di Livorno:

https://codice-rosso.net/livorno-incagliata/
https://codice-rosso.net/?s=deflazione

Print Friendly, PDF & Email
Copy link

In questo sito usiamo cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire al sito di funzionare correttamente e per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore .

Privacy policyCookie policy.