Al ballo mascherato della viralità

[Pubblichiamo qui una parodia della canzone di Fabrizio De André, Al ballo mascherato, inserita in Storia di un impiegato (1973). A seguire, il testo originale. Il titolo, Al ballo mascherato della viralità, è stato già utilizzato da Wu Ming per un articolo (che riprende solo nel titolo la canzone di De André), uscito lo scorso 8 aprile su Giap, sull’obbligo di portare le mascherine. La canzone qui sotto riscritta può essere solamente letta oppure, meglio ancora, cantata e suonata sulle note deandreiane.]

 

Conte drogato da troppe sconfitte
cede alla complicità
di Salvini che gli espone la praticità
di un’autocertificazione da esibire per necessità.
La Azzolina che si crede la Montessori
impone una DAD che accentua la disparità,
io con la mia passeggiata porto la novità,
la passeggiata che debutta per la città,
al ballo mascherato della viralità.

Borrelli alla porta di Francia e Germania
spia chi fa meglio di lui:
lì dietro si raccontan provvedimenti normali
ma lui saprà poi renderli tanto speciali.
E se un viaggio lontano non lo si può più far
neanche con un’autocertificazione grande come un lenzuolo,
per regalarmi solo un po’ di felicità
faccio una passeggiata in tutta normalità
al ballo mascherato della viralità.

La passeggiata ha una natura gentile
e spinta da imparzialità
sconvolge l’improbabile autorità
di un’assai discutibile italianità.
Bandiera appesa ai palazzi del centro città,
adesso non ha più rivali la tua vanità
e il gioco a nascondino non si ripeterà
se un drone mi insegue per la mia immunità
al ballo mascherato della viralità.

Al supermercato c’è una festa di carnevale
e tutti rincorrono la loro identità
con mascherine eleganti ed anche un poco di stile
impegnati solo a comprare e mai a dissentire.
E se dai loro carrelli estraggon cibarie a quintali,
io col mio certificato me ne vo in libreria
e fo una passeggiata lunga per la città
al ballo mascherato della viralità.

Conte pretende commozione ed affetto
e inciampa nella sua autorità,
affida a una tuta da ginnastica il suo ultimo ruolo
ma lui passeggia dopo, prima il suo cane da solo.
La Merkel si approva in frantumi di euro,
dovrebbe accettare la passeggiata con serenità,
il martirio è il suo mestiere, la sua vanità,
ma ora accetta di passeggiare soltanto a metà,
l’Italia e gli italiani le fan tanta pietà
al ballo mascherato della viralità.

Qualcuno ha lasciato i lampioni per strada
accesi soltanto a metà,
quel poco che mi basta per contare i multati,
stupirmi della loro stupidità
e adesso puoi togliermi i piedi dal collo,
amico che mi hai insegnato il “come si fa”,
se no ti porto in strada proprio sotto ad un drone,
senza mascherina e senza autocertificazione,
fra la Finanza e la Municipale là nel centro città
al ballo mascherato della viralità.

 

per Codice Rosso, Jean-Paul de Sainte Julie

 

 

Fabrizio De André

Al ballo mascherato
(F. De André, G. Bentivoglio, N. Piovani)

Cristo drogato da troppe sconfitte
cede alla complicità
di Nobel che gli espone la praticità
di un’eventuale premio della bontà.
Maria ignorata da un Edipo ormai scaltro
mima una sua nostalgia di natività,
io con la mia bomba porto la novità,
la bomba che debutta in società,
al ballo mascherato della celebrità.

Dante alla porta di Paolo e Francesca
spia chi fa meglio di lui:
lì dietro si racconta un amore normale
ma lui saprà poi renderlo tanto geniale.
E il viaggio all’inferno ora fallo da solo
con l’ultima invidia lasciata là sotto un lenzuolo,
sorpresa sulla porta d’una felicità
la bomba ha risparmiato la normalità
al ballo mascherato della celebrità.

La bomba non ha una natura gentile
ma spinta da imparzialità
sconvolge l’improbabile intimità
di un’apparente statua della Pietà.
Grimilde di Manhattan, statua della libertà,
adesso non ha più rivali la tua vanità
e il gioco dello specchio non si ripeterà
“Sono più bella io o la statua della Pietà”
dopo il ballo mascherato della celebrità.

Nelson strappato al suo carnevale
rincorre la sua identità
e cerca la sua maschera, l’orgoglio, lo stile,
impegnati sempre a vincere e mai a morire.
Poi dalla feluca ormai a brandelli
tenta di estrarre il coniglio della sua Trafalgar
e nella sua agonia, sparsa di qua, di là
implora una Sant’Elena anche in comproprietà,
al ballo mascherato della celebrità.

Mio padre pretende aspirina ed affetto
e inciampa nella sua autorità,
affida a una vestaglia il suo ultimo ruolo
ma lui esplode dopo, prima il suo decoro.
Mia madre si approva in frantumi di specchio,
dovrebbe accettare la bomba con serenità,
il martirio è il suo mestiere, la sua vanità,
ma ora accetta di morire soltanto a metà,
la sua parte ancora viva le fa tanta pietà,
al ballo mascherato della celebrità.

Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno
accesa soltanto a metà,
quel poco che mi basta per contare i caduti,
stupirmi della loro fragilità,
e adesso puoi togliermi i piedi dal collo,
amico che mi hai insegnato il “come si fa”,
se no ti porto indietro di qualche minuto,
ti metto a conversare, ti ci metto seduto,
tra Nelson e la statua della Pietà,
al ballo mascherato della celebrità.

Print Friendly, PDF & Email
Copy link

In questo sito usiamo cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire al sito di funzionare correttamente e per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore .

Privacy policyCookie policy.