L’uscita economica dal Covid sarà traumatica, lo dice ufficialmente il governo

In queste settimane è forte l’impressione che una parte del paese non abbia realizzato bene quello che sta accadendo. Anche chi è rimasto economicamente schiacciato dal lockdown ha un‘idea della “ripresa” come qualcosa di abbastanza simile al periodo immediatamente precedente all’epidemia.  Se andiamo a vedere le previsioni ufficiali del governo, contenute nel DEF, le cose stanno invece in maniera differente.

Bisogna anche ricordare cosa è il DEF: il documento di previsione economica-finanziaria che accompagna governo e parlamento verso la legge di stabilità cioè la legge finanziaria di fine anno, il più importante provvedimento che regola il bilancio dello stato.

Certo, l’esecutivo prova a dare una lettura soft del contesto economico italiano precedente alla crisi, usando una espressione popolare nei blog finanziari, il cigno nero, per definire uno scenario di inizio 2020 di una economia sostanzialmente sana colpita da un disastro esterno. Nel DEF infatti troviamo: ”
se non si fosse materializzato il cigno nero della crisi epidemica l’economia italiana avrebbe potuto registrare un ritmo di crescita in graduale miglioramento nell’anno in corso” Non è così se andiamo a vedere Bloomberg che mostra come già prima del lockdown l’economia italiana avesse subito una seria contrazione.  Effetto locomotiva che frena all’improvviso perdendo qualche vagone? Possibile ma anche indice di ciò che storicamente si sa dell’economia italiana nella globalizzazione: quando c’è un rallentamento economico complessivo, che stava avvenendo a prescindere dal covid l’Italia si pianta per prima e fa più fatica a ripartire di altri.

Detto questo le cifre del DEF sono crude, al contrario di quanto avvenuto nello stesso documento degli anni passati quando, ad aprile, le previsioni erano sempre piuttosto morbide. Negli anni passati l’obiettivo era far passare in Europa la manovra convincendo UE ed eurozona che l’Italia stava nei parametri di rigore mentre oggi si tratta di far capire quanto è drammatica la situazione per ottenere una certificata solidarietà finanziaria in sede UE. Alcuni dati del DEF

-nel corso del 2020, il Pil italiano si contrarrà dell’8% per poi rimbalzare del 4,7% nel 2021.

Il deficit è destinato a volare al 10,4%, secondo il DEF “tenuto conto dell’impatto finanziario del Decreto con le misure urgenti di rilancio economico“, per poi rallentare al 5,7% l’anno prossimo.

molto alto il rapporto debito pubblico-Pil, atteso crescere dal 134,8% di fine 2019 al 155,7% nel 2020, per poi allentare il passo – ma neanche poi tanto -al 152,7% nel 2021.

sincera quando nera questa serie di valutazioni: i consumi sono attesi per quest’anno in flessione del 7,2% e gli investimenti fissi lordi del 12,3%; per le esportazioni è atteso un crollo – 14,4% e per le importazioni un tonfo -13,5%; il tasso di disoccupazione dovrebbe peggiorare all’11,6%, l’occupazione scendere del 2,2% a fronte di un crollo del monte di ore lavorate pari a -6,3%; per i redditi da lavoro dipendente, il Def parla di una flessione del 5,7%.

C’è un altro punto molto importante che vale la pena di citare per esteso: l’esecutivo mette a bilancio la possibilità di una seconda ondata di epidemia e anche quella dell’assenza di un vaccino per i primi mesi del 2021

a differenza di quanto ipotizzato nello scenario di base, nella seconda metà dell’anno, una volta intrapreso un sentiero di graduale riapertura dei settori produttivi e di allentamento dei vincoli ai movimenti dei cittadini, potrebbe verificarsi una recrudescenza dell’epidemia. Quest’ultima, a sua volta, renderebbe necessarie nuove chiusure delle attività produttive e restrizioni ai movimenti dei cittadini. Con una nuova caduta della produzione, il calo del Pil annuale nel 2020 si aggraverebbe e la ripresa prevista per il 2021 tarderebbe a verificarsi, ancor più se non si riuscisse ad arrivare a vaccinazioni di massa entro il primo semestre dell’anno prossimo“.

Lo scenario, in quel caso, sarebbe da nervi ancora più saldi: si vedrebbe il Pil italiano crollare del 10,6% e recuperare nel 2021 con una crescita media che secondo il DEF “risulterebbe pari a solo al 2,3%“. Di conseguenza,  “un maggiore recupero della perdita di prodotto subita nel 2020 avverrebbe solamente nel 2022, anno non coperto dalla previsione qui presentata“.

Il punto più importante riguarda le condizioni con le quali l’Italia è entrata nella crisi a prescindere dal primo, secondo o terzo scenario del DEF. Nel 2019, dopo 12 anni dall’inizio della crisi che ha portato al botto di Lehman Brother , l’Italia si è trovata con un prodotto interno lordo ad un livello più basso rispetto al PIL del 2007. Fenomeno che non era avvenuto neanche a seguito della difficile ripresa dalla seconda guerra mondiale. Una cosa è certa: quali che siano gli eventi futuri l‘Italia è uscita da una spirale di crisi per entrare in un’altra. Se vogliamo il cigno nero è questo, certificato dagli stessi numeri del governo.

A cura della redazione di Codice Cosso.

 

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