Alcuni interrogativi sul vaccino anti-covid della Pfizer

Redazione BBC News

Basandosi su risultati preliminari, la Pfizer e la BioNtech hanno annunciato lunedì scorso che il loro vaccino contro il coronavirus funziona in nove casi su dieci e che inizieranno le procedure per ottenere l’approvazione di emergenza. Le compagnie hanno comunicato che il loro prodotto, che come altri nove si trova nella fase tre dello studio clinico, è stato provato su 43.500 persone senza che sia stato rilevato alcun effetto collaterale importante. Anche se la notizia porta speranza nella lotta contro la pandemia, la comunità scientifica ha avvisato che bisogna essere cauti e che è necessario disporre dei dati completi degli studi prima di poter asserire in maniera definitiva che il vaccino è sicuro ed efficace per essere distribuito a livello di massa.

I risultati preliminari pubblicati dalla Pfizer e dalla BioNtech sono quello che gli esperti chiamano una “analisi provvisoria”, come spiegano il bioingegnere Harry Al-Wassiti e il professore di biologia farmaceutica Colin Pouton, entrambi dell’Università Monash; e Kylie Quinn, ricercatrice in scienze biomediche all’Università RMIT, in Australia. Un’analisi provvisoria è “un primo sguardo ai dati prima che venga completato lo studio per capire se c’è qualche indizio che il vaccino possa funzionare”, scrivono questi ricercatori in un articolo di The Conversation. Inoltre ricordano che finora quello che si è letto è soltanto un comunicato stampa, che per i dati non c’è ancora stata la revisione paritaria e che quando verrà completato lo studio la stima dell’efficacia potrà essere cambiata. In ogni modo dopo l’annuncio sorgono diverse domande. Queste sono le risposte ad alcune delle più comuni.

1. Come funziona il vaccino Pfizer e quanto è efficace?

Il vaccino è progettato per insegnare al sistema immunitario a combattere il coronavirus. È un nuovo tipo di vaccino chiamato ARN, che utilizza un piccolo frammento del codice genetico del virus. Introducendolo nel corpo, il sistema immunitario riconosce l’agente esterno e comincia ad attaccarlo. Il vaccino viene dato in due dosi, a distanza di tre settimane, e i dati preliminari indicano che protegge più del 90% delle persone dallo sviluppare sintomi di covid-19. È importante chiarire che non ci sono vaccini ARN che siano stati approvati per essere usati sulle persone. Su questo tipo di vaccini sono state fatte ricerche in precedenza e sono stati somministrati in studi clinici per trattare altre malattie. Il vaccino sarà analizzato da agenzie regolatrici di tutto il mondo, che decideranno se può essere approvato l’uso delle dosi.

2. Chi la riceverà per primo?

Le compagnie hanno anticipato che se tutto va bene hanno la capacità di fabbricare 1 miliardo e 300 milioni di dosi entro la fine dell’anno prossimo, ma potrebbero associarsi con altri per aumentare ulteriormente la produzione. In diversi Paesi si dice che i primi a ricevere il vaccino sarebbero i gruppi a rischio, per esempio le persone anziane, dato che l’età è uno dei maggiori fattori di rischio della malattia. Si è proposto anche che il personale sanitario sia uno dei primi gruppi a riceverla. Anche se rimangono da fare dei passi perché il vaccino possa iniziare ad essere distribuito, si sa che diversi Paesi avevano concordato pre-accordi con la Pfizer per la fornitura delle dosi, come Stati Uniti, Regno Unito e Spagna. In America Latina, Paesi come Messico, Ecuador e Perù hanno già comunicato a suo tempo pre-accordi con la Pfizer e altre case farmaceutiche sviluppatrici di vaccini anticovid. I tempi d’attesa possono variare secondo la regione e la logistica, ma la maggioranza dei Paesi confida che nella prossima primavera verranno già iniziate le prime campagne di vaccinazione.

3. Quali sfide affronta il vaccino per la sua distribuzione?

Se il vaccino viene approvato, il raggiungimento degli obiettivi di distribuzione dipende in gran parte dalla soluzione di una sfida logistica relativa alla temperatura alla quale deve rimanere il prodotto. Il vaccino della Pfizer e della BioNtech fa parte di un tipo di vaccini chiamati “ultrafreddi”, perché devono essere trasportati a temperature inferiori ai -70º C. La maggioranza degli altri vaccini non richiedono temperature di immagazzinamento così basse. Questo rappresenta una sfida, perché molti Paesi e aree rurali non dispongono delle attrezzature adeguate per raggiungere queste temperature. L’immagazzinamento ultrafreddo può essere un ostacolo anche negli ospedali più sofisticati degli Stati Uniti, come spiega l’agenzia Reuters. “La catena del freddo sarà uno degli aspetti più complicati della somministrazione di questo vaccino”, ha detto alla Reuters Amesh Adalja, ricercatore principale del Centro Johns Hopkins Center per la Sicurezza Sanitaria.

4. Darà una protezione duratura?

È impossibile saperlo e solo il tempo darà le risposte. Se l’immunità non è duratura sarà necessario vaccinarsi ogni anno, così come si fa contro l’influenza. I dati disponibili non hanno nemmeno mostrato se la protezione contro il covid-19 è uguale in tutti i gruppi di età. Tuttavia studi preliminari indicano che sia i giovani che gli anziani generano una risposta immunitaria. Ci saranno anche persone, come quelle con un sistema immunitario indebolito, che non saranno in grado di ricevere il vaccino.

5. Ci sono effetti collaterali di lunga durata?

In medicina non c’è niente di sicuro al 100%. Anche quando prendiamo una cosa così comune come il paracetamolo ci possono essere dei rischi. I dati, al momento, sono confortanti. La sperimentazione su 43.500 persone non ha prodotto nessuna preoccupazione sulla sicurezza, anche se però si sono riportati lievi effetti avversi. Si ritiene che se ci fossero conseguenze pericolose e comuni per questo vaccino, sarebbero già visibili. Ma bisogna tenere in considerazione che possono comparire effetti avversi isolati quando vengano immunizzate milioni di persone.

6. Significa che finiranno i confinamenti?

Si spera di sì, ma non ancora. Se si immunizza un numero sufficiente di persone, il virus smetterà di propagarsi e non avremo bisogno di altre misure per controllarlo. Il vaccino potrebbe far terminare i confinamenti rigidi, ma è ancora presto per arrivare a questo punto. La sfida comunque è quella di navigare da qui a questo punto. Rimangono ancora le sfide monumentali di fabbricare sufficienti vaccini e somministrarli alla gente. Per tutto questo ci vorrà tempo e fino ad allora abbiamo bisogno di controllare il virus. Quindi fare i test, confinare, rispettare la distanza sociale e usare mascherine rimarrà nelle nostre vite per un po’.

7. Che succede se il virus muta?

I virus mutano continuamente, è quello che fanno. La domanda è se mutano in un modo che cambia il loro comportamento. Al momento non ci sono indizi per dire che sta succedendo questo, anche se è possibile che in futuro i cambiamenti del virus rendano il vaccino meno efficace. Se questo succede, ci sarà bisogno di un nuovo vaccino. Questa non è una cosa rara. Ogni anno si progetta un nuovo vaccino contro l’influenza per combattere i ceppi che stanno circolando. E la tecnologia ARN del nuovo vaccino è molto semplice da modificare, cosicché non dovrebbe essere un problema grave.

8. Cosa c’è ancora da sapere sul vaccino?

L’annuncio ci ha dato l’opportunità di scrivere il titolo, ma mancano ancora dettagli concreti. Non sappiamo se il vaccino eviterà di contagiarsi e propagare il virus o se eviterà solo di ammalarsi. Non sappiamo neanche quanto proteggerà a seconda del gruppo di età. Questo è fondamentale per capire come si userà.

9. Cosa significa questo per gli altri vaccini?

Sono buone notizie. Mostra che un vaccino contro il coronavirus è possibile, cosa di cui non eravamo sicuri un paio di giorni fa. Siccome molti vaccini hanno come obiettivo di attaccare la stessa parte del virus, nota come proteina spike, ci sono speranze che anche questi funzionino. Ci sono circa una dozzina di vaccini in fase finale di sviluppo clinico. Nessun altro vaccino ha mostrato la sua alta efficacia in un tempo così breve. Aspettiamo ancora dati più completi, ma questi risultati sono migliori di quello che molti speravano. Un buon vaccino contro l’influenza protegge circa la metà delle persone, cosicché un 90% al primo tentativo può essere considerato un totale trionfo.

 

Fonte: https://www.bbc.com/mundo/noticias-54888243

Traduzione per Codice Rosso di Nello Gradirà

 

 

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