Territorio

Apocalypse Garibaldi, elicottero sopra la piazza e sotto un mare di chiacchiere

Le ridotte dimensioni di Piazza Garibaldi non fanno capire che si tratta del luogo centrale dello scontro politico livornese da oltre quindici anni. Se guardiamo alle polemiche della politica ufficiale vediamo invece come centrodestra e centrosinistra si accusano  a vicenda proprio a causa di piazza Garibaldi. Inoltre, guardando la piazza, e i suoi accessi limitati, è difficile pensare che in tre lustri non sia emersa una soluzione a quello che viene indicato come il suo problema centrale: lo spaccio.La novità è che piazza Garibaldi è stata considerata una zona rossa e, di conseguenza, si è materializzato un vero e proprio blitz di polizia diretto dall’elicottero. Certo, l’esiguità della rete smantellata, da 1000 euro di droghe vendute al giorno secondo le stesse fonti di polizia, fa capire che in questi casi conta soprattutto lo spettacolo della legalità ripristinata.

Si tratta comunque del blitz più spettacolare di sempre ma dopo almeno quindici anni di operazioni repressive l’impatto di queste operazioni è conosciuto infatti, anche quando portano ripetuti arresti, queste retate non riescono a ottenere un cambiamento reale. Avviene che un’operazione “smantella” una piazza dello spaccio, ma la cronaca successivamente riporta la necessità di nuove operazioni. Accade da quindici anni, avverrà domani grazie a una sorta di cooperazione sociale tra bianchi nativi e immigrati: i primi alimentano continuamente la domanda di droghe, i secondi ricompongono permanentemente l’offerta di strada nonostante le operazioni di polizia. Come ogni incontro tra domanda e offerta si tratta di un processo sociale che travalica sia gli aspetti repressivi che la retorica delle piccole pratiche socializzanti “contro il degrado”. Si sta parlando di Livorno che è una città con una demografia caratterizzata da una popolazione con una percentuale significativa di over 70, pari al 21,5%, superiore alla media regionale (20,0%) e nazionale (17,8%). Di fronte a questi fenomeni è quindi difficile parlare, al momento, di società civile da mobilitare “contro il degrado” quando alla demografia alta si aggiunge il ruolo del porto come hub della droga, di livello europeo, e le operazioni di polizia e carabinieri indicano Livorno come attraversata da una rete di spaccio che distribuisce diverse tipologie di sostanze suggerendo un mercato locale diversificato e molto attivo. E qui emerge il primo problema, di questo scenario, che però non ha molto a che vedere con l’arresto o meno degli spacciatori: Livorno oggi ha poche energie sociali da mobilitare , specie quelle che fanno la differenza nella gestione da basso di territori complicati. Si profila infatti il panorama di una città invecchiata e scoppiata, attraversata da piccole economie illegali in città e grandi traffici transnazionali al porto, che va analizzata a fondo se si vuol capire il potenziale sociale futuro del territorio.

L’economia di Piazza Garibaldi, come quella di molti quartieri livornesi,  si presenta come un campo di forze contrapposte tra le attività economiche formali in declino e l’emergere di un’economia illecita. Sul versante dell’economia legale, le fonti documentano la presenza di chiari indicatori di crisi commerciale e di abbandono. In netto contrasto, l’economia illecita, in particolare lo spaccio di stupefacenti, ha prosperato, sfruttando il vuoto sociale lasciato dal fallimento del commercio lecito. La piazza è diventata una “piazza di spaccio attiva 24 ore su 24”. Questa attività criminale non è un fenomeno casuale, ma si innesta in modo funzionale nell’ambiente degradato, dove la crisi dei fondi commerciali e degli spazi pubblici crea le condizioni  per l’insediamento di reti di spaccio. Gli interventi di sicurezza repressivi, e le stesse pratiche di riqualificazione, rischiano  fallire completamente se non affrontano la radice economica del problema, ovvero la necessità di riattivare un tessuto sociale, commerciale e produttivo che renda preferibile un uso del territorio alternativo a quello dello spaccio. Insomma una città invecchiata, scoppiata e in declino economico (per chi vuol vedere i dati) ha piazza Garibaldi come icona del proprio malessere che però è diffuso e radicato in modo reticolare su buona parte del territorio.

Di fronte a tutto questo, centrodestra e centrosinistra sanno rispondere con due modi diversi e conflittuali di fare spettacolo. Il centrodestra favorendo i blitz con l’elicottero, per sequestri da mille euro, il centrosinistra con gli spettacolini low-cost di piazza e delle piccole pratiche partecipative sostanzialmente rivenduti, a chi ancora vota, come rigenerazione urbana. Cosa faranno in futuro questi soggetti? Nulla, ripeteranno le accuse reciproche che si lanciano da quindici anni, le stesse pratiche ritenute giuste sempre con risultati nulli mentre il territorio, silenziosamente, cambia di pelle in modo sinistr0.

A chi vuol entrare nel mondo reale conviene suggerire un gioco: simulare le evoluzioni di piazza Garibaldi secondo le regole dello ABM, agent-base-modeling, in grado di far capire come, in un luogo dato, cambiano i comportamenti di spacciatori, abitanti e forze di polizia. Di li’ si riescono a capire le dinamiche di mutazione degli hotspot dello spaccio, di cambiamento degli stili di vita degli abitanti del quartiere (cosa molto più utile di dar retta ai siti che urlano le notizie) e la logica degli interventi delle forze dell’ordine. Ricostruito questo scenario viene testato l’impatto delle politiche possibili sul territorio. Un gioco che è quindi molto utile se si vuol fare politica cercando di cambiare la propria città. Sennò preparatevi ai prossimi quindici anni: saranno come oggi, con maggiore disgregazione sociale, con il centrodestra che vuole l’occupazione militare del territorio e con il centrosinistra che eleva piccole pratiche a chissà quale cambiamento urlando al complotto della destra. Insomma, il vuoto con una quantità trascurabile di politica ufficiale attorno.

Per Codice Rosso, nlp