Brasile: dove regna il complottismo

La paranoia non ha mai smesso di infestare la politica brasiliana. Ora, con Jair Bolsonaro in carica, è più potente che mai—e i suoi praticanti hanno imparato molto dall’internet americana.

All’inizio del 20° secolo il complottismo era semplicemente il modo in cui funzionava la politica brasiliana. La paranoia era dappertutto, e spesso giustificata. Trame occulte e colpi di Stato militari erano di routine e trasversali a tutto lo spettro politico. E alla fine della Guerra Fredda, i cittadini nella giovane democrazia brasiliana avevano ereditato un mondo di sospetti molto radicati, e per capire la loro stessa storia non avrebbero dovuto far altro che volgere indietro lo sguardo, a tutto un insieme di contraddittorie e vorticose narrazioni.

Nel 1930, uno di questi putsch lanciò alla presidenza un uomo che si chiamava Getúlio Vargas. All’epoca i complotti, sia reali che farlocchi, contribuirono a portare il Paese alla dittatura. Nel 1935 un giornale con tendenze di destra pubblicò una storia —completamente falsa—nella quale si raccontava che i comunisti stavano progettando una rivolta che avrebbe eliminato “tutti gli ufficiali non-comunisti”. Ma allora la sinistra, preoccupata per una svolta fascista nel governo di Vargas, tentò effettivamente una vera ribellione. Fu rapidamente schiacciata, ma non prima che Vargas la utilizzasse per consolidare i poteri dittatoriali.

Due anni dopo le forze di destra tirarono fuori un’altra cospirazione farlocca che avrebbe alimentato la paranoia per anni. Il Plano Cohen era un presunto ignobile complotto ebreo-comunista per abbattere il governo. Era un falso, architettato dal generale fascista Olímpio Mourão Filho. Ma fu presentato —e ricevette copertura dalla stampa—come se fosse vero, e Vargas usò questa crisi inventata come giustificazione per mettere in atto un nuovo colpo di Stato e lanciare una dittatura a tutti gli effetti.

Quello che accadde nei successivi tre decenni dette ulteriore alimento alla cultura cospirazionista del Brasile. Nel 1962, a democrazia ripristinata, a Washington degli ufficiali espressero preoccupazione per il Presidente João “Jango” Goulart, un riformista liberale: in una conversazione registrata, il Presidente John F. Kennedy e l’Ambasciatore degli Stati Uniti Lincoln Gordon concordarono di informare in modo discreto l’esercito brasiliano che avrebbe potuto agire “contro la sinistra” se ce ne fosse stato bisogno. Gli USA portarono avanti operazioni segrete in Brasile, e Kennedy mandò nel Paese l’addetto militare Vernon Walters. La destra brasiliana cominciò a diffondere l’accusa che stava maturando un golpe comunista, anche se erano loro stessi a pianificarlo. Quando il golpe supportato dagli USA cominciò il 31 marzo 1964 il mandato a Rio de Janeiro fu affidato a Mourão Filho—lo stesso uomo che tre decenni prima aveva creato il Plano Cohen. Il generale che assunse la carica di primo “presidente” nella dittatura che ne seguì, Humberto Castelo Branco, era stato compagno di stanza di Walters—il militare di JFK a Rio—negli anni ‘40.

Non è sorprendente che il Brasile sia terreno fertile per le teorie del complotto. Quello che avete appena letto è la vera storia di come il potere e la politica in Brasile hanno oscillato avanti e indietro dalla democrazia alla dittatura nel 20° secolo; o almeno è la cosa più vicina alla verità che abbiamo. Ma questo racconto è emerso soltanto dopo anni di ricerche, dopo che gli storici hanno studiato migliaia di documenti declassificati; per molto tempo chiunque avesse indovinato la verità sarebbe stato per definizione un complottista. Questo perché potenti attori avevano effettivamente cospirato dietro le quinte —per denigrare la sinistra, per allineare Brasília a Washington, per mentire all’opinione pubblica—ma senza alcuna prova, i cittadini migliori potevano soltanto fare teorie sulla loro natura.

Questi episodi mettono in rilievo un modello ricorrente e un tema dominante nella politica del complottismo brasiliano: le forze che cercano di stravolgere le gerarchie sociali in questa società stratificata di solito perdono, e quelle che vincono spesso usano come arma teorie cospirazioniste per giustificare i loro stessi movimenti. Come risultato, le teorie del complotto in Brasile di solito finiscono per rafforzare i poteri esistenti. Il più grande Paese dell’America Latina ora ci rinfresca la memoria su come la diffusione di voci e la disinformazione possono supportare il potere delle élite e sovvertire la democrazia.

Negli ultimi 100 anni, la più potente teoria cospirazionista brasiliana è stata di gran lunga la storia di un complotto comunista internazionale per distruggere la nazione. “Il pericolo rosso è la minaccia più potente usata per spaventare i brasiliani—sia nel passato che oggi. È una storia che molti di noi pensavano che sparisse dopo la fine del 20° secolo, ma è tornata alla grande” mi ha detto lo storico Rodrigo Patto Sá Motta, autore di On Guard Against the Red Menace: Anti-Communism in Brazil, 1917-1964. “Senza dubbio le teorie del complotto hanno ripetutamente favorito l’autoritarismo in Brasile”.

Di recente queste tradizioni si sono consolidate di nuovo, e hanno contribuito a portare il Paese nelle mani di Bolsonaro. Facendo robusto uso di strumenti digitali, e tuffandosi a pesce nel vuoto politico creato da un enorme scandalo di corruzione, membri della famiglia Bolsonaro hanno ingigantito le conseguenze della paura di un complotto comunista. Gli spiriti della Guerra Fredda hanno infestato la politica nel quinto Paese più popolato del mondo, e mentre un’altra crisi politica è in gestazione, la leadership amplifica il pensiero complottista.

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Il Brasile è molto più simile agli USA di quanto molti nordamericani si rendano conto. È un enorme insediamento coloniale europeo occidentale che ha cacciato la popolazione indigena, importato africani schiavizzati e poi ha ben accolto immigrati europei e asiatici. Entrambi i Paesi hanno la stessa gerarchia razziale, nella quale comandano chiaramente i bianchi (anche se in Brasile sono una minoranza), i cittadini dalla pelle più scura hanno maggiori probabilità di soffrire la povertà o il carcere, e i popoli indigeni sopravvivono a malapena ai margini della società. Tutti gli anglofoni sanno che si sta distruggendo l’Amazzonia; quello che di solito non sanno è che la foresta è spesso abbattuta a vantaggio di allevatori di bestiame regolarmente dotati di grandi fibbie alla cintura, stivali e cappelli da cowboy. Il Brasile è anche molto più propenso a guardare agli USA per ispirazione culturale che all’America Latina di lingua spagnola—e questo è vero oggi, nell’era degli intellettuali di destra su YouTube, come lo era nel 20° secolo.

Poco prima del golpe supportato dagli USA nel 1964, il Brasile era alle prese con cambiamenti sociali molto simili a quella dinamica società del nord: i progressisti chiedevano che tutti i brasiliani avessero diritto di voto, compresi i poveri e i brasiliani neri esclusi dalle leggi sull’alfabetizzazione, e lottavano per migliorare le opportunità educative. Ma il regime militare schiacciò la democrazia e solidificò l’ordine sociale del Paese con il sostegno delle classi bianche e privilegiate, usando sempre la minaccia del comunismo per giustificare i suoi crimini.

La dittatura brasiliana aiutò i suoi omologhi cileni ad abbattere Salvador Allende nel 1973 e poi partecipò alla creazione dell’Operazione Condor, una rete del terrore transnazionale (spalleggiata dagli USA) che ricercava e giustiziava coloro che erano considerati nemici dai regimi militari sudamericani in tutto il continente e in tutto il mondo. I leader di queste dittature vedevano subdole trame comuniste dovunque volevano, e usavano la minaccia di una rivoluzione per giustificare gli omicidi di massa. Il generale argentino Jorge Rafael Videla, il leader della più letale dittatura del continente, disse che stava combattendo una vasta “cospirazione contro la Civiltà”—e spesso mischiava l’Ebraismo, l’omosessualità e la psicoanalisi freudiana con la sovversione comunista, secondo le teorie dello storico Federico Finchelstein.

Quando questa minaccia non era abbastanza potente da tenere i cittadini sottomessi, i radicali di destra fabbricavano eventi per supportare la loro costruzione di paure. Ai moderni teorici cospirazionisti nel mondo piace negare esecuzioni di massa e altri atti di violenza definendole operazioni “false-flag”, ma in Brasile queste operazioni sono state davvero realizzate regolarmente dai terroristi o dai militari per creare le condizioni di ulteriori repressioni. La più famosa di queste sono le bombe del Riocentro: nel 1981, ufficiali dell’esercito contrari al ritorno alla democrazia in Brasile progettarono di piazzare degli esplosivi a un concerto del 1° maggio che si sarebbe svolto nel più grande centro espositivo dell’America Latina, per poi incolpare la sinistra per la violenza e prolungare la dittatura. Ma una delle bombe esplose prima del tempo, rovinando tutto.

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Alla fine degli anni ‘80 i media brasiliani riportarono che una testa calda di destra aveva progettato un altro attentato con una bomba. L’importante rivista Veja accusò un giovane capitano dell’esercito di nome Jair Bolsonaro di aver progettato di piazzare esplosivi in un’accademia militare alle porte di Rio, a quanto si scriveva per protestare contro i bassi salari dei soldati. (Il complotto non fu mai realizzato e Bolsonaro ha negato di essere stato coinvolto). Poco dopo Bolsonaro lasciò l’esercito ed entrò in politica, cominciando una carriera trentennale nella quale ha difeso la tortura e ha detto che il cambiamento in Brasile avverrà soltanto grazie all’assassinio politico e al massacro di civili innocenti. Ha inveito contro l’omosessualità e il politically correct così come ha esaltato la violenza anti-comunista, mentre tutto il suo entourage, una nuova generazione di brasiliani conservatori, prendeva ispirazione dall’internet in lingua inglese.

Tutto questo ha messo Bolsonaro nella posizione di continuare una tradizione di complottismo. “L’anti-comunismo ha una lunga storia nel Paese, ed è stato strumentalizzato in momenti diversi. Questa è una delle analogie tra il nostro momento attuale e il golpe del 1964” mi ha detto Flávia Biroli, una scienziata politica dell’Università di Brasília. “È importante ricordare che anche l’idea di degrado morale stava dietro all’anticomunismo—la minaccia alla famiglia era citata allora ed è citata oggi. Bolsonaro mette insieme questi due elementi e lo fa molto bene”.

Negli ultimi due decenni i politici di sinistra hanno prevalentemente governato il Brasile. Era l’epoca della “marea rosa” sulla quale una generazione di leader di sinistra hanno vinto elezioni in America Latina, facendo leva sulla domanda cinese delle merci di queste nazioni. Ma dietro le quinte una costellazione di pensatori conservatori, influenzatio dalla cultura internet Americana e guidati dalle teorie complottiste, stavano lentamente conquistando il potere una considerevole fama. Diertro il successo della sinistra nella regione videro una cospirazione internazionale, e il rischio del totalitarismo—o di un collasso stile Venezuela, o entrambi—all’orizzonte. Quando il Brasile ospitò la Coppa del Mondo nel 2014, l’editorialista di Veja Rodrigo Constantino guardò il logo del torneo di calcio —dove c’era del rosso, diversamente dalla bandiera del Brasile—e disse che probabilmente si trattava di propaganda socialista subliminale.

Constantino è profondamente ispirato dal pensiero USA di destra: di recente in un corso on line ha lanciato l’allarme sulla “radicalizzazione” del Partito Democratico, mutuato da pensatori come Ann Coulter e Dinesh D’Souza. Ma il guru principale del pensiero cospirazionista brasiliano, il padrino della crociata anticomunista, è Olavo de Carvalho. “Olavo,” com’è spesso chiamato, è un ex astrologo e oscuro filosofo con un certo numero di libri pubblicati, anche se è più famoso per i video su YouTube, i tweet e i post su Facebook che pubblica da casa sua in Virginia, dove vive dal 2005. I suoi saggi includono critiche basate sul senso comune al politically correct dei primi anni del XXI secolo, e le sue uscite on line contengono quel tipo di sfrenate provocazioni —ha dichiarato che la Pepsi usa feti abortiti come dolcificante, e fa frequenti riferimenti al sesso anale —che conquista sempre ingressi e attenzioni.

Come la teoria della bandiera di Constantino e la paura della cospirazione continentale, le sue idee erano state per lo più ignorate o ridicolizzate dai media mainstream. Ma poi un’esplosione politica ha lasciato un cratere nel punto dove prima si trovava l’establishment politico. Un’indagine anticorruzione dallo stile da crociata, nome in codice “Car Wash,” ha rivelato che nel corso di alcuni tormentati anni i politici brasiliani hanno usato regolarmente tangenti per gestire l’economia e governare il Paese. Non si trattava di poche mele marce —era tutta la macchina che si era formata dopo la caduta della dittatura.

“Il popolo brasiliano ha scoperto una cosa che non sapeva e che ha fatto implodere il sistema, e non si è potuto ricostruire un governo stabile o la fiducia nelle istituzioni del Paese” mi ha detto Matias Spektor, un professore di relazioni internazionali all’Università della Fundação Getulio Vargas a San Paolo. E questa mancanza di fiducia ha reso il Brasile, ancora una volta, il brodo di coltura della speculazione più sfrenata. “Le teorie cospirazioniste hanno acquistato molta più importanza negli ultimi cinque anni perché la sfiducia popolare nel sistema politico ha aperto la porta agli estremisti, ai pazzi e soprattutto opportunisti che fanno ricorso a fake news per essere eletti” dice.

Questo collasso di legittimazione del sistema si è verificato nel momento in cui, nel mondo, l’ascesa dei social stava sgretolando un senso di realtà condiviso anche nelle democrazie più stabili. Nel 2016 il Congresso Nazionale brasiliano ha destituito la Presidentessa Dilma Rousseff, mettendo al suo posto il molto più conservatore Michel Temer. Ma anche i tradizionali partitit di centro-destra hanno visto la loro reputazione pregiudicata dalle indagini sulla corruzione in corso, e dal loso appoggio al disastrosamente impopolare Temer. Così Bolsonaro è comparso nel vuoto, proveniente da una distanza sufficiente, dalle frange politiche di estrema destra, da poter proclamare di non essere parte del corrotto establishment.

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L’anti-comunismo violento era sempre stata la bandiera politica di Bolsonaro, e ora proclamava che stava salvando il Paese da nemici interni ed esterni. Il giorno che votò l’impeachment della Rousseff, mi disse che il Paese poteva diventare come la Corea del Nord se il Partito dei Lavoratori non fosse stato fermato. Associando se stesso al Paese più potente della Terra, lui e i suoi figli politici hanno spettacolarizzato il loro appoggio al Presidente Donald Trump.

Le elezioni 2018 sono state strane. Di solito i politici brasiliani si basano sulla pubblicità televisiva. Bolsonaro no. La sua campagna è stata costruita, in buona misura, su messaggi di massa inviati tramite WhatsApp. Le fake news dilagavano; a un certo punto, i messaggi digitali hanno accusato il suo rivale, Fernando Haddad, di cercare di indottrinare la gioventù del Paese all’omosessualità. De Carvalho disse che Haddad sosteneva sia il Marxismo che l’incesto, mischiandoli. Dopo che un individuo tra la folla in un comizio accoltellò Bolsonaro allo stomaco, condusse la sua campagna da un letto d’ospedale, e circolarono dei meme ipotizzando che l’aggressore, che secondo tutte le informazioni era un disagiato mentale che aveva agito da solo, era stato in realtà mandato da potenti forze di sinistra. Bolsonaro vinse facilmente—in parte grazie a un movimento fatto di giovani radicali cresciuti guardando video di YouTube e che disseminavano incessantemente teorie cospirazioniste al servizio del loro progetto politico. Molti, compreso Eduardo Bolsonaro, uno dei figli del presidente, sono Olavisti o profondamente ispirati da de Carvalho.

A meno di due anni dalla sua nascita l’amministrazione Bolsonaro è costantemente in crisi, e risponde a questa pressione moltiplicando le accuse di cospirazione. L’ultima emergenza è il nuovo coronavirus, che ad oggi ha ucciso più di 115.000 brasiliani e ne ha contagiati altri 3 milioni e mezzo —compreso lo stesso Bolsonaro—dopo che l’amministrazione aveva passato la maggior parte della primavera e dell’estate condannando esplicitamente le misure di distanziamento sociale, minimizzando la gravità della pandemia, e respingendo i suggerimenti dei medici.

In aprile, quando Bolsonaro barcollava per le critiche alla sua gestione del virus, il suo ministro degli esteri, Ernesto Araújo—a quanto sembra raccomandato da de Carvalho—postò una lunga recensione di un libro di Slavoj Žižek sul suo blog personale. Diceva che i “globalisti” progettavano di utilizzare la pandemia per introdurre il comunismo nel mondo.

“Il Coronavirus ci sta risvegliando ancora una volta con l’incubo comunista” iniziava. “È arrivato il Comunavirus.”

Vincent Bevins ha lavorato come corrispondente in Sud America e Sud Est Asiatico. Il suo libro The Jakarta Method: Washington’s Anticommunist Crusade and the Mass Murder Program that Shaped Our World, è stato pubblicato nel Maggio 2020.

 
Fonte: https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2020/09/how-anti-communist-conspiracies-haunt-brazil/614665/
 
Traduzione di Nello Gradirà per Codice Rosso
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