Comunicazione e culture

Copenaghen ecologica e popolare

Molti anni fa, negli anni Cinquanta, il mio omonimo Guy van Stratten, in Rapporto confidenziale di Orson Welles, nei suoi viaggi attraverso il mondo si era recato anche a Copenaghen a trovare il Professore, un ammaestratore e domatore di pulci. In effetti, in quegli anni, al parco di divertimenti della capitale danese, i Giardini di Tivoli, esisteva un vero e proprio circo di pulci ammaestrate che poi ha chiuso per “mancanza di attrici”. Con AS Jane, recentemente, abbiamo fatto un viaggio a Copenaghen e, fra le altre cose, non ci siamo imbattuti in pulci ammaestrate ma semmai in straordinari “mercatini delle pulci” nei suoi quartieri più popolari. Ci ha colpito positivamente l’atmosfera della capitale danese, improntata a un ecologismo e a un rispetto per l’ambiente (e per l’essere umano, qualsiasi sia il colore della sua pelle) sconosciuti dalle nostre parti, e abbiamo scritto queste righe (gvs).

Avevamo letto come Copenaghen fosse una città ecologica ed ecosostenibile ma, adesso che ci siamo stati, ce ne siamo resi conto di persona. È una città in cui è grande il rispetto per l’ambiente e per la natura, un luogo dove non si abbatterebbe mai un albero per motivi futili. Girando per le strade e lungo i canali ti rendi conto subito di questo profondo rispetto: i parchi, gli alberi, il verde cittadino sembrano costituire dei veri e propri spazi sacri. Ad esempio, abbiamo letto su questo sito che “le fattorie urbane sono piccoli spazi verdi dislocati in tutta la città che permettono alle persone di coltivare e acquistare i propri prodotti! Questo sostiene le iniziative ecologiche in tutta la città e offre anche uno spazio dove i residenti possono acquistare e coltivare i propri prodotti. Ciò riduce la quantità di emissioni di carbonio nell’atmosfera, diminuendo al contempo l’insicurezza alimentare all’interno della città!”. E allora abbiamo subito pensato agli “orti urbani” di Livorno, uno spazio autorganizzato dove i cittadini possono coltivare prodotti per una scelta di consumo ecosostenibile. Ma i politici locali sono così intelligenti che, invece di espandere spazi simili a questo in altri luoghi della città, lo vogliono cementificare! Sarebbe stato troppo bello avere dalle nostre parti uno spazio di questo tipo. Se a Copenaghen queste esperienze vengono incentivate, da noi vengono soffocate sotto la spinta della speculazione edilizia. Ma quella di cementificare è un’abitudine tutta italiana, improntata al menefreghismo e – diciamola tutta – al criptofascismo anche (e soprattutto) quando viene promossa da una sedicente sinistra. Proprio di questi giorni, poi, è la notizia che a Livorno c’è il progetto di abbattere altri alberi. Abbattere alberi: in Italia è il mantra che si ripete sempre; vengono distrutti per fare spazio a cemento, che siano abitazioni, parcheggi o centri commerciali. Oltre alle fattorie urbane, a Copenaghen ci sono tantissimi parchi e gli alberi sono onnipresenti per le strade.

368e8f2e 9f53 48c9 971a d0ea521dcbc4A Copenaghen, nonostante sia una grande città, una capitale europea, circolano pochissime auto. Roma, Milano, o anche la stessa Livorno, al confronto, si trasformano in inferni inquinati dall’onnipresenza pervasiva di queste scatole di latta a motore. Tutti vanno in bicicletta e, per attraversare la strada, bisogna stare attenti alle biciclette e non alle auto. Sicuramente, il mezzo migliore per visitare la città è proprio la bicicletta ma è facile anche vedere diversi quartieri andando a piedi, come abbiamo fatto noi. E, spostandoci a piedi, abbiamo scoperto diversi quartieri dall’anima prettamente popolare. Certo, anche qui ci sono svariate zone turistiche e ‘gentrificate’, come il Nyhavn (il porto nuovo) o alcune zone del centro. Però, a dirla tutta, ci è sembrato che Copenaghen sia sfuggita più di altre città al pervasivo processo di gentrification che ha trasformato centri urbani grandi e piccoli in musei a cielo aperto o in Disneyland tutte uguali con annessi negozi e ristoranti. La zona più turistica è il Nyhavn, caratterizzato da una serie di case colorate che si trovano lungo il canale, punteggiato di ristoranti per turisti. Sulla guida abbiamo letto che qui, da ragazzo, Hans Christian Andersen, prima di diventare il famoso autore di fiabe, prese una stanza in affitto svolgendo diversi lavori. Certo, da quei tempi, le cose sono davvero cambiate: quelle case che erano umili e popolari e quelle strade lungo il canale che immaginiamo, all’epoca, piene di pescatori, marinai, mercanti che frequentavano povere botteghe adesso sono percorse esclusivamente dai turisti e sono popolate solo da ristoranti e negozi di souvenir. Anche il quartiere centrale è turistico, percorso da una strada (che abbiamo sempre cercato di evitare) piena di negozi e di brand internazionali, eppure ci sono degli angoli che – sembra – ancora non hanno venduto l’anima al turismo livellatore. E anche alcuni locali, come le vecchie e fumose bodega (dove ancora si può fumare), sono frequentati dalla gente del posto.

9fd4a9dc 0a1c 4a85 892f d5728c107022La capitale danese possiede una profonda anima popolare. In estate, quando l’abbiamo vista noi, sembra esserci una grande voglia di fare festa, una enorme e rispettosa festa popolare che si riversa lungo il canale principale. Il canale è lambito da strade asfaltate con le due corsie pedonale e ciclabile, circondate generalmente lungo il percorso da una striscia di verde con piante fiorite, panchine, giochi per bambini. Su questi fiori abbiamo notato innumerevoli api. Oltre le piste esiste una strada per le auto, mai grande e mai a due corsie in senso unico, dove il poco traffico permette di attraversare e raggiungere l’altro marciapiede senza quasi il bisogno di guardare. Come già notato, è più facile fermarsi per permettere l’attraversamento a un ciclista che a un’auto. Nelle giornate più calde (ormai anche qui le temperature si sono alzate e in alcuni giorni si sfiorano anche i 28 gradi) molti giovani si ritrovano sulle strutture in legno predisposte lungo il canale per prendere il sole e tuffarsi in acqua, oppure in piscine costruite sotto forma di recinzioni del mare e, cosa ammirevole, non solo sono gratuite ma in pieno centro città, con alle spalle palazzi antichi e maestosi. Aggiungiamo che il servizio di salvataggio dei bagnini è gratuito, per la vergogna, per esempio, di una città come Milano che ha solo tre piscine comunali, a pagamento.

0eeac82f b7e6 4300 9adc c31dcdbf7433Dopo un ponte pedonale (e, naturalmente, ciclabile) che attraversa il canale di Inderhavnen, ci siamo addentrati nel quartiere di Christianshavn (“havn” significa “porto”, simile al tedesco “Hafen” e lo stesso nome della città è København, “porto dei mercanti”), pieno di un allegro sentore di festa fatta di corpi al sole e di tavolini all’aperto per mangiare. È uno dei quartieri che ci è piaciuto di più, pieno di locali e bar per gente del luogo e non per turisti, spesso ricavati da vecchi hangar o silos portuali riqualificati: un ottimo esempio di riqualificazione di una zona portuale in disuso dal quale dovrebbero prendere esempio molte città italiane. Anche qui ci sono diversi canali, piste ciclabili e stradine che si disperdono in una boscosa campagna, appena dietro le spalle della città. Sui canali abbiamo visto ormeggiati vecchi barconi che sembravano quasi una specie di ‘case-barche’ anch’esse dalla profonda anima popolare nordica, ‘battelli ebbri’ ormai bloccati dopo strani e fantastici viaggi per nordici mari. È questo il quartiere dove si trova Christiania, una “città libera” fondata nel 1971 da un gruppo di squatter nella sede di una ex base militare. Anche Christiania è perennemente attraversata dai turisti ma, inutile dirlo, la gentification qui non è arrivata e il luogo sembra non avere perduto lo spirito che – immaginiamo – la animava all’inizio. Qui abbiamo visitato anche la galleria dell’artista messicano-danese Marios Orozco (che vive qui dal 1981) che, tra l’altro, si è complimentato con noi per le magliette pro Gaza che indossavamo. L’anima popolare e rispettosa di Copenaghen si vede anche da qui: la comune autonoma e autogestita di Christiania riesce a vivere (non a sopravvivere) nel pieno centro di una metropoli europea a misura d’uomo senza minacce di sgomberi o di intimidazioni come, invece, avviene da altre parti. Da noi chiudono i pochi centri sociali, a Copenaghen permettono che un quartiere autogestito viva tranquillamente.

6a257557 3a43 4049 83d3 0b77bb88e202Ci siamo inoltrati anche alle immediate periferie della città, nei quartieri di Vesterbro e Nørrebro, anime ancora più popolari. Vesterbro era (ed è ancora, probabilmente) un quartiere operaio dove si trovavano infrastrutture per la macellazione della carne. Adesso, queste ultime sono state trasformate in spazi di ritrovo culturale o in supermercati dove fare la spesa. Ma più di tutto ci è piaciuto Nørrebro, il quartiere Nord, separato dal resto della città da due laghi artificiali solcati da ponti. Il quartiere si annuncia, subito dopo il ponte principale, con una strada lunghissima e multietnica in cui si trovano tantissimi negozi di vestiti usati e vintage. Qui si respira una piacevole aria multietnica, improntata a un solido e rigoroso – così sembra – rispetto per l’altro. Ma qui, gli immigrati, paiono non costituire un elemento di diversità come per l’ottica italiana: sì, sono immigrati, non sono propriamente ‘bianchi’ come i danesi, eppure non sembrano essere percepiti come dei diversi ma appaiono perfettamente integrati con la gente del posto. Questa è la nostra impressione, e speriamo che veramente sia così. Ci sono per esempio un buon numero di negozi dedicati alla vendita di vestiti arabi tradizionali, con il copricapo. Nelle strade del quartiere ci siamo imbattuti in mercatini e in negozietti interessanti, fra i quali una libreria antagonista e pro-Pal. Nel cuore del quartiere c’è poi un cimitero, che da fuori sembra un parco enorme, con altissimi alberi, che gli abitanti di 69ecc602 1d5c 4efa afc1 bce400864b6dCopenaghen utilizzano come un normalissimo parco nel quale rinfrescarsi dalle giornate più calde (e anche noi ci siamo arrivati in una giornata abbastanza calda per quelle latitudini). Qui sono sepolti Søren Kierkegaard e Hans Christian Andersen. Le tombe sono abbastanza distanti l’una dall’ altra e, sinceramente, questo cimitero non sembra un cimitero, o perlomeno non è triste in nessun modo. Quello che si percepisce rientrando in Italia è il problema del sovraffollamento delle città: Milano ci è sembrata come Città del Messico mentre i danesi, in confronto, sembrano davvero pochi. Forse appartenere a un piccolo stato è una fortuna.

Per Codice Rosso, AS Jane e gvs

(foto da noi scattate in giro per la città)