Comunicazione e culture

Dalla pandemia alla guerra, da Putin a Chernobyl: cosa c’è dietro tutto questo?

In pochi giorni siamo passati a parlare sempre della pandemia a mostrare immagini e segnali della guerra in Ucraina; dal video gioco “War Thunder” mandato in onda su TG di Rai 2 al carro armato che schiaccia un auto, dalla prima centrale nucleare attaccata da Putin ai bombardamenti su civili e ospedali, alle donne violentate fino al possibile nuovo pericolo nucleare di Chernobyl: ormai la guerra in corso sta diventando un trionfo dell’informazione unilaterale e della confusione mediatica.
Ma questa guerra riguarda molti piani di azione e di lettura ed è impossibile mostrare cause, effetti e sviluppi in un post di Facebook o in un articolo qualsiasi del giornalismo italiano, ormai ridotto a un servilismo mediatico inguardabile.

Una guerra, molte guerre

Una guerra è sempre il risultato finale di un insieme geopolitico, economico, finanziario e sociale costituito da molti fiumi profondi che partono da lontano e da un mare di cause, spartizioni storiche e conflitti precedenti. Fondamentale in questo mare economico e geografico è la ricerca continua di spazi economici e finanziari, risorse energetiche, gas, petrolio, porti e sbocchi, dove è sempre stato molto pericoloso avere paesi confinanti forti e con mire espansionistiche. Ma perché solo questa guerra ci riguarda così tanto? Perché è in Europa? E i bombardamenti nella ex Jugoslavia? Le missioni di pace in Iraq e in Afghanistan? Le bombe intelligenti? I massacri continui in Yemen e Palestina? L’Africa invece?

USA, Nato, Europa

Se da una parte il 1989 segna una data precisa nella storia contemporanea, momento in cui finisce la guerra fredda tra i due blocchi della Nato e del Patto di Varsavia, dove il capitalismo sembra sancire la sua vittoria sul comunismo e dove qualcuno riesce persino a parlare di fine della storia, dall’altra si comincia a intravedere il declino dell’impero occidentale con a capo gli Stati Uniti d’America, “la fine di quel sogno in cui gli Americani sono il punto di riferimento” (I. Wallerstein – Il declino dell’America). Che senso potrebbe avere ancora la Nato se non prolungare l’agonia e i capricci del comando americano? Comunque la Nato nel 2021 ha fatto le sue  esercitazioni di guerra proprio in Ucraina (vedere  la contestata intervista del prof. Orsini nella trasmissione Piazza Pulita). L’Europa cosa sta facendo e in tutto questo a che cavolo serve? L’Europa non esiste in termini politici e sociali e non riesce ad avere quel peso specifico da poter scongiurare qualsiasi conflitto che avviene nel mondo, nemmeno nel suo stesso continente. Lo stesso Occidente sembra ormai defilarsi verso un inevitabile e profondo tramonto…

Nazismo e Zarismo

Nel suo discorso del 4 marzo davanti alla televisione Putin ha parlato chiaramente di voler scacciare il governo neo nazista ucraino dal comando di un popolo che da sempre è amico del popolo russo, pochi giorni prima ha detto che l’Ucraina è un frutto di Lenin! Quindi siamo di fronte tra un conflitto tra un potere neo nazista e un potere neo zarista; ma del nazismo dell’Ucraina di questi anni o dei modi fascistoidi di Putin fino a ieri l’Occidente sembrava fregarsene altamente, eppure se vogliamo un futuro diverso da quello attuale è necessario riconoscere e allontanare, nel nostro passato, ma anche nei giorni attuali, tutto il fascismo e il razzismo che ci circonda, cosa non affatto facile.

Infosfera

Vi è una guerra vera e crudele in cui morte, distruzione e sangue innocente vengono sacrificati ogni giorno, anche in quelli considerati di dialogo tra le forze in campo. Un’altra battaglia interminabile è in atto da tempo, come abbiamo visto anche in questa pandemia da due anni a questa parte: il dominio dell infosfera, il regno liquido, incontenibile ed esaustivo delle informazioni, delle immagini, dello show linguistico e visivo ininterrotto che ci sovrasta di dati, prese di posizione, di cazzate in cui non riusciamo a distinguere la storia dalla finzione, la scienza dalla stregoneria, fake news da giornalismo vero. Lo spettacolo non deve finire mai… Il capitalismo digitale non sta a guardare, la battaglia degli algoritmi e dei big data continua incessante anche e soprattutto di fronte a questi eventi tragici in cui spazi, tempi, geo localizzazioni, notizie riservate e fake da rilanciare costituiscono un campo di azione di piattaforme, applicazioni, robotica e servizi segreti. La battaglia sul linguaggio, informazione, conoscenza e tecnologia è una guerra iniziata da molto tempo, ma negli ultimi anni si è moltiplicata ed è arrivata ovunque, in maniera pervasiva e invisibile. Attraverso pandemia e guerra in Ucraina, di fronte a questo giornalismo servile nostrano e al racconto mediatico di questi eventi tragici, Giuseppe Genna ci dice: “circa i comparti industriali e quanto essi avranno da affrontare politicamente per esistere, parlerà la variabile del pianeta, l’unico soggetto e più-che-soggetto, che dalla comparsa del Covid sta rivoluzionando strutture secolari e addirittura millenarie. Perché, se si pensa che un magazine possa ancora essere “italiano”, si è davvero nell’Ucraina del pensiero e del risentimento: libertà stracciata, ambiguità intorno agli inesistenti confini, dispositivi di lotta in allerta, errori tecnici provinciali, giostre grottesche e risultati prossimi allo zero di Kelvin in termini di proposta del dibattito.”

La zona grigia del capitale

Il capitalismo sembra non morire mai e in questo conflitto dimostra, ancora una volta, di nutrirsi di sangue innocente in nome del profitto, di territori vitali per la sua esistenza fatta di appropriazione continua di valore, energia, materia, idee e vita. Il capitale si serve di tutto, di consumo sfrenato e di spettacolo da botteghino, di stati nazisti e di zar spietati, di popoli abbandonati e di nazionalismi costruiti a tavolino, di religioni ortodosse e di richiami a patria e famiglia; il capitalismo ormai è inconscio collettivo introiettato ed è “più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo” (M. Fisher – Realismo Capitalista). Si serve, anche in questo conflitto, della sua zona grigia, lontana dai sommersi e dalle vittime senza nome, morti, profughi, città distrutte, costituita da quello spazio indefinito e multilineare dei salvati, delle vie di mezzo, di quelli che ancora ce la fanno ma che non vogliono vedere le ceneri e gli scheletri degli altri, di quelli che vogliono solo sicurezza e confini, quelli che credono che il sovrano di turno li possa salvare, di quel mondo di mezzo costruito da potere pervasivo, finzioni, egoismo e tecnologie al servizio del sistema.

Per far cessare queste guerre tragiche è necessario ripensare rapporti di forza, strumenti, linguaggi, segni, tecnologia e relazioni per iniziare a concepire un altro mondo, un altro futuro e un’altra vita, prima che sia troppo tardi.
Bisogna che di fronte a queste tragedie, pandemie e guerre,  “la crisi del capitale non si trasformi in una crisi dei nostri progetti di trasformazione sociale per divenire al contrario possibilità di liberazione” (Silvia Federici – Reincantare il mondo)
Crediamo fermamente nella pace ma pensiamo anche che il vero conflitto dovrà essere” tra coloro che cercano di costruire o ricostruire un ordine mondiale gerarchico in cui alcuni detengono il privilegio e la maggioranza no e coloro che desiderano costruire un ordine mondiale più democratico ed egualitario possibile.” (I. Wallerstein)