Editoriali

Fragili in attesa di vaccino

Quello che mi turba e che ci siano in questa epidemia da covid-19 molti figli di un dio minore, più esposti al contagio e con buone possibilità di contagiarsi gravemente, senza essere stati vaccinati con congruo anticipo. Mi riferisco ai malati fragili, a quelli affetti da patologie croniche o dalla compresenza di più patologie (comorbilità) e che fino ad ora sono stati messi in panchina in attesa di vaccinazione. Sono una moltitudine (14 milioni di cronici e 8,4 milioni ultra 65enni) che compaiono come fantasmi senza alcuna visibilità mediatica. In Toscana sono circa 800.000 e non possono essere trattati con i vaccini vettoriali, ma solamente con i vaccini al Rna come Pfizer-BioNTech o Moderna più costosi e con disponibilità limitata e ballerina. Questo pubblico di malati fragili saranno vaccinati, secondo il calendario delle vaccinazioni programmato del governo, nel periodo aprile-maggio, in pratica in coda a buona parte della popolazione. Tale contraddizione, di cui non si comprendere la logica che protegge per ultimo i più deboli, è una caratteristica delle nostre politiche sanitarie. C’è da ricordare che per far posto ai reparti covid-19 il nostro rimpicciolito sistema sanitario ospedaliero aveva già messo nell’angolo i cronici e le altre patologie riducendo posti letto e posticipando o bloccando le visite programmate. Bisogna ricordare ai signori della guerra al virus che chi è colpito da malattie croniche o da comorbilità ha già la vita abbastanza condizionata e dipendente dal buon funzionamento del sistema sanitario in cui la prevenzione e il monitoraggio clinico giocano un ruolo di primo piano per la salute dei pazienti. La numerosa platea di cittadini con problemi di salute doveva essere vaccinato per buon senso tra i primi insieme agli ultra 80 enni e al personale sanitario o a chi svolge un lavoro per sua natura a rischio di contagio e non aspettare la piena della terza ondata. Turba l’oscuramento mediatico di questa fascia di popolazione che parrebbe essere figlia di un dio minore. Come pure sarebbe necessario ed utile conoscere nel dettaglio, al fine di avere la verità sullo stato della salute della nazione, l’incremento dei decessi per altre patologie, probabile riflesso della disarticolazione in emergenza covid-19 delle strutture sanitarie. Forse a riguardo distingueremo dati poco confortanti se riferiti agli indici precedenti l’ondata epidemica e che forse darebbero sostanza alle nostre preoccupazioni e al senso comune di una buona parte della popolazione. D’altra parte la plancia di comando risulta piuttosto affollata di esperti, con grossi sbilanciamenti di genere afflitti anche da robuste preoccupazioni di ordine economico oltre che sanitario. Pertanto risulta molto difficile trovare il punto di equilibrio tra interessi così divergenti, né tanto meno credo che tutti siano stati in corsia o abbiano esercitato su campo, in modo da avere esperienze concrete su cosa significa lavorare in trincea per buona parte della giornata per giorni e giorni o di cosa provino famiglie e pazienti. La faccenda si complica e di molto se prendiamo in considerazione anche i malati psichiatrici e il mondo della disabilità troppe volte lasciato ai margini e a carico di strutture insufficienti, sulle spalle delle famiglie senza cure e aiuti anche a titolo economico, sufficienti a far fronte all’emergenza. Tutto questo non può che aumentare quella frattura già abbastanza ampia tra società e politica che mette a nudo l’impreparazione e l’incapacità di una buona parte del mondo politico troppo portato alla chiacchiera inconcludente. Infine non sarebbe male poter conoscere la variazione dei dati relativi ai suicidi, altro aspetto questo molto scomodo di cui male e poco si parla, anzi, su questa questione il livello di silenzio mediatico e molto alto e non se ne capisce la ragione. In Italia mediamente si tolgono la vita quasi 4000 persone all’anno (dati Istat 2019) il 23% va dai 24 ai 44 anni e la depressione non è l’unico fattore di rischio. Il suicido e il tentato suicidio, sono marcatori di un fortissimo disagio, acuito dall’emergenza virale, rivelatore dello stato in cui versa la nostra società. Il suicidio e il tentato suicidio non sono problemi privati da mettere sotto il tappeto che esulano dalla politica e dalle sue responsabilità, sono semmai terribili atti di accusa del sistema e dei suoi valori. Un problema di tutti, quindi pubblico, da dover affrontare con maggior chiarezza e determinazione in special modo in tempi come questi segnati dalla povertà, dalla mancanza di lavoro e dall’ isolamento sociale.

{D@ttero}

Foto di Pete Linforthhref :
https://pixabay.com/it/illustrations/vaccinare-coronavirus-corona-virus-4833616/