DAD(raghi) e schizofrenia
Nel suo primo discorso al Parlamento, il presidente del Consiglio Mario Draghi aveva avanzato l’ipotesi di fare lezione anche in estate. Un’idea che si era guadagnata le prime pagine dei giornali (Il Corriere della Sera, ad esempio, aveva titolato: “Scuola, il programma di Draghi: recupero delle ore perse e potenziamento degli Its”), ma che è rapidamente caduta. Comunque, al di là del fatto che non venga poi messa in pratica, interessante, qui, è capire come possa essere nata tale idea, considerata dal presidente del Consiglio talmente importante da essere espressa nel suo discorso di insediamento.
L’ipotesi del prolungamento delle lezioni in estate presuppone, a rigor di logica, l’ammissione che la DAD o la DDI non siano servite a nulla, che non abbiano rappresentato altro che tempo sprecato. Eppure, lo scorso aprile il governo non la pensava così: con il Decreto Scuola del 6 aprile 2020, la didattica a distanza, di fatto, diventava obbligatoria, ed era definita dalla ministra Azzolina come la “chiave di volta del sistema educativo del momento”. Schiere di consulenti digitali del MIUR appoggiavano la DAD e scrivevano, col loro odiosissimo gergo tecnico, che “occorre cambiare metodologie, lavorare sulle interazioni a distanza e su minilesson efficaci, stalkerare gli studenti che si nascondono o non partecipano, registrare, documentare, includere, non generare altre ansie, fare cultura”. Questi personaggi hanno evidentemente un’idea tutta personale della cultura, incentrata sull’odio nei confronti degli studenti, tanto da ‘stalkerarli’. E, personalmente, a novembre, sui social, ricordo docenti – schierati contro gli studenti che protestavano a favore della riapertura delle scuole – che blateravano insulti nei confronti dei ragazzi scesi in piazza dicendo che “se ne devono stare zitti”. Nel frattempo, la DAD si è trasformata in DDI, cioè “Didattica Digitale Integrata”, cioè normalizzata, integrata nell’orario scolastico a fianco della didattica in presenza. Ora, come è possibile una tale schizofrenia? La DAD e la DDI sono importanti e fondamentali ma non sono servite a nulla e bisogna andare a scuola in presenza in estate. Si dirà, ma la Azzolina era nel governo Conte e l’idea è stata avanzata da Draghi. Ma si deve anche ricordare che l’attuale ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, è stato il braccio destro di Lucia Azzolina.
L’idea iniziale di prolungare le lezioni in presenza sarebbe indice di una forma di schizofrenia del presidente del consiglio anche in merito alla sua decisione di rafforzare gli Istituti Tecnici Superiori, considerati come il pilastro dell’educazione. La predilezione del governo va verso le scuole tecniche e tecnologiche; la DAD e la DDI fanno parte delle cosiddette “nuove tecnologie” (e allora perché affermare implicitamente che non sono servite a niente?) e tutto va nella direzione di una tecnicizzazione della scuola e del sapere a scapito dei licei e della dimensione umanistica in essi presente (personalmente, rifarei mille volte il liceo classico che, a suo tempo, ho frequentato). Tutto ciò corre nella direzione di una aziendalizzazione ulteriore della scuola, un ulteriore asservimento al capitale. Diamo un’occhiata a questo sito, dove si possono leggere frasi agghiaccianti come questa: “Il nuovo ministro dell’Istruzione del governo Draghi aveva già esposto le sue idee di di riforma della scuola in un saggio edito da Il Mulino, uscito a ottobre scorso, dal titolo “Nello specchio della scuola”. Il testo evidenzia la necessità dell’istruzione di formare lavoratori qualificati ed esseri umani capaci di coltivare la propria indole in senso civile, intellettuale e spirituale, concentrandosi poi sul nesso tra sviluppo, capitale umano e crescita economica, in un’epoca in cui la competizione internazionale si gioca proprio sul capitale umano, evidenziando come rafforzare l’istruzione sarebbe stato di enorme aiuto a uscire dall’emergenza pandemica”. Parole come “capitale umano”, “crescita economica” e “competizione internazionale” fanno accapponare la pelle.
Ma anche questa continua schizofrenia che proviene dai piani alti del potere non può che comunicarci brividi di orrore: è da marzo 2020 che ne subiamo le conseguenze, con i DPCM in cui si afferma tutto e il contrario di tutto. Ci troveremo di fronte un nuovo governo che finge di considerare come prioritaria la scuola ma che invece non farà altro che trasformarla in una squallida azienda asservita al capitale, tecnologizzata, digitalizzata e allontanata nella dimensione virtuale della didattica a distanza. Un governo che, invece di affrontare in modo razionale il problema della pandemia, dotando una volta per tutte le scuole di ogni garanzia per una apertura continuativa in sicurezza, le chiuderà di nuovo, abbandonando a se stessa un’intera generazione. Continuare con la politica della chiusura delle scuole sarebbe un atto criminale nei confronti di un’intera generazione di giovani, ragazzi e bambini che, da un anno, è stata costretta fra le mura domestiche, mitragliata continuamente da un clima di terrore. Una generazione che è preda di attacchi di ansia, di stress, di disagio psicologico e che, sempre di più, deve ricorrere alle cure di psicologi e psicanalisti. Questo sì che è un problema serio, che dovrebbe essere posto come prioritario da un governo che ha veramente a cuore la scuola pubblica e le nuove generazioni. Ma se lo stesso governo mostra inequivocabili segni di disagio psicologico e di schizofrenia, davvero, andremo poco lontano. Sotto l’egida del governo Draghi ci attendono tempi sempre più bui e sempre più disumanizzanti. Adesso tocca a noi alzare il culo e riempire le strade.
Guy van Stratten

