I fattori che hanno innescato le proteste a Cuba

di Andrea Puccio

Blackout, crisi economica e la nuova ondata di contagi covid-19 si aggiungono alle difficoltà generate dal blocco. Domenica scorsa (11/07) Cuba ha vissuto le più grandi manifestazioni contro il governo, dal “maleconazo” del 1994. Le proteste sono state convocate sui social network, con l’hashtag #SOSCuba, iniziate nella città di San Antonio de Los Baños, provincia di Artemisa, e sono state registrate in 8 città dell’isola.

Le manifestazioni sono cominciate con le proteste per i blackout elettrici e per gli sviluppi della nuova ondata di contagi covid-19 e si sono concluse con slogan come “libertà, patria e vita”.

Poco dopo le manifestazioni, il presidente cubano ha visitato il municipio di San Antonio de los Baños, 36 km a ovest dell’Avana, per dialogare con la popolazione. Sempre domenica, Miguel Díaz Canel ha invitato i comunisti cubani a difendere la rivoluzione. “Le piazze appartengono ai rivoluzionari”, ha detto in una trasmissione televisiva nazionale. Il popolo della rivoluzione è sceso per le vie delle città in sostegno della rivoluzione e del governo ma queste manifestazioni non sono state trasmesse dai sempre poco attenti mezzi di informazione.

I media internazionali affermano che sono stati effettuati circa 20 arresti di manifestanti, tuttavia l’informazione non è stata confermata dalle autorità cubane. È utile ricordare a tale proposito che numerosi atti vandalici contro negozi sono stati compiuti dai manifestanti, il più grave a L’Avana, dove gli insorti hanno rubato tutto quello che conteneva il supermercato. Magari tra gli arrestati ci sono anche coloro che hanno compiuto tali atti, ma questo è un particolare secondario per i nostri giornalisti al servizio del padrone statunitense.

Questo lunedì (12/07), il capo di Stato cubano ha convocato il suo gabinetto di ministri per fornire spiegazioni sui problemi denunciati nelle proteste. Dopo aver denunciato che le manifestazioni sono state promosse e guidate da agenti dell’imperialismo, Diaz Canel ha riconosciuto la legittimità di alcune critiche, ma ha evidenziato che il motivo di fondo del malcontento è il blocco economico. “C’è una minoranza di controrivoluzionari che ha cercato di guidare queste manifestazioni. Ma la maggioranza delle persone che hanno partecipato erano insoddisfatte, mostravano di aver patito incomprensioni e avevano il desiderio di esprimere qualche problema”, ha dichiarato il presidente cubano.

I blackout elettrici

Una delle lamentele emerse sono a causa dei continui blackout elettrici nello stato di Artemisa e in altre regioni del Paese. Il governo cubano si giustifica dicendo che, dal 2019, con l’applicazione di nuove sanzioni unilaterali da parte della Casa Bianca, Cuba ha avuto serie difficoltà nell’importazione di combustibili e nella fornitura nelle centrali termoelettriche nazionali.

Secondo il ministro dell’Economia sono necessarie 207.000 tonnellate di gasolio per alimentare le centrali termoelettriche e generare energia per l’intera isola. La domanda mensile è di circa 60-70 mila tonnellate di gasolio, che equivale a circa 60 milioni di dollari. Inoltre, solo nel 2021 sono stati necessari 350 milioni di dollari in più per acquistare carburante, a causa dell’aumento della domanda durante la pandemia e delle difficoltà di importazione.

“Molti dei problemi che si accumulano oggi non sono dovuti alla pandemia, ma ai vincoli finanziari”, ha affermato il ministro dell’Economia Alejandro Gil Fernández. La promessa è che entro la fine di luglio verranno riattivati ​​due impianti, Antonio Guiteras, a Matanzas (ovest dell’isola), e Felton, nello stato di Holguín (parte orientale del Paese), aumentando la fornitura di energia elettrica di 500 MW .

La pandemia

Cuba sta attualmente vivendo una nuova ondata di contagi da covid-19 e accumula un totale di 238.491 casi, di cui quasi 205.000 guariti, mentre i decessi sono stati 1.537, secondo il Ministero della Salute Pubblica.

Alcuni giorni fa sono stati registrati 6.923 nuovi casi, cifra record dall’inizio della pandemia nell’isola. Matanzas, Santiago e L’Avana, le zone turistiche più popolose del Paese, concentrano il 59% dei contagi da covid-19. Inoltre, l’isola ha già registrato vari casi delle varianti Alpha e Delta, rispettivamente del 50% e del 60%, più contagiosi del primo ceppo del virus. Questo fatto ha influito sul recente aumento dei casi. Secondo il Ministero della Salute Pubblica (Minsap), nel 2021 la media mensile era di 30.000 contagiati. Tuttavia, solo il 2,16% della popolazione cubana è stato infettato dal virus.

Cuba è stato il primo paese dell’America Latina a sviluppare un proprio vaccino contro il virus sars-cov2. Tra 46 candidati, la biomedicina cubana ha sviluppato cinque dei propri immunizzanti, con le formule Abdala e Soberana 02 che hanno un’efficacia superiore al 92% con l’applicazione di tre dosi. Finora sono stati vaccinati circa 4 milioni di cubani (dei poco più di 11 milioni) in questa prima fase della campagna di immunizzazione, denominata “intervento sanitario”.

Come strategia di contenimento, 205 medici e 330 infermieri di altri stati sono stati inviati a Matanzas, lo stato più colpito. Sono stati predisposti anche due hotel come ospedali da campo, che saranno gestiti da un gruppo di professionisti della Brigata Henry Reeve, quella che è stata all’estero per combattere la pandemia in altri paesi, compreso il nostro.

“La prognosi non è favorevole, ma possiamo aiutare l’efficacia dei nostri vaccini riducendo la circolazione nel territorio e colmando il distanziamento sociale. La situazione è complessa ed è necessario che la nostra gente sia consapevole delle misure necessarie da seguire”, ha dichiarato il ministro José Angel Portal Miranda. Il governo cubano mette in evidenza i buoni risultati del Paese vista la mancanza di risorse per rispondere all’emergenza sanitaria. Tra il 2020 e il 2021, secondo il ministero dell’Economia, sono stati stanziati 184 milioni di dollari per combattere la pandemia.

Il costo giornaliero di un paziente in isolamento negli alberghi sanitari è di 990 pesos cubani (circa 35 euro), mentre un paziente in terapia intensiva genera una spesa giornaliera di 13.045 pesos cubani (circa 470 euro). Tutti i contagiati da covid-19 sono assistiti dal sistema sanitario pubblico dell’isola, quindi tutti i costi sono a carico dello Stato. Inoltre, Cuba contesta la denuncia internazionale di una crisi sanitaria nel Paese, proprio quando il tasso di mortalità nell’isola è di 137 morti per milione di abitanti, una cifra inferiore alla stragrande maggioranza delle nazioni della regione.

Nel caso del Brasile, il tasso di mortalità è di 2.500 morti per milione di abitanti, in Argentina è di 2.179 per milione di abitanti, mentre il Perù guida la classifica mondiale con 3.509 morti per milione di peruviani. Però per questi paesi non si richiede un intervento umanitario internazionale. Forse l’intervento è solo la scusa per far mettere i piedi sull’isola agli eserciti stranieri.

La crisi e la riforma economica

Dal gennaio 2021 Cuba ha attuato la “Tarea Ordenamiento”, una riforma economica che, tra le altre misure, ha unificato le due valute nazionali (Peso Cubano Convertibile – CUC – e Peso Nazionale Cubano – CUP), ha aumentato i salari del 450%. Allo stesso tempo, sempre a gennaio, il governo degli Stati Uniti ha ulteriormente intensificato il blocco economico, applicato dal 1962, includendo il Banco Financiero Internacional S.A. de Cuba (BFI) nell’elenco delle società sanzionate. Secondo il ministro dell’Economia Alejandro Gil, il BFI sarebbe l’ente bancario incaricato di raccogliere i dollari dello Stato e rivenderli sul mercato internazionale per reinvestirli nel Paese. È anche attraverso il BFI che Cuba riceve donazioni internazionali. Attualmente in banca sono bloccati circa 1,5 milioni di dollari in aiuti internazionali.

“Gli obiettivi della riforma [Tarea Ordenamiento] sono stati raggiunti solo parzialmente, perché il blocco ha limitato la nostra capacità di utilizzare i dollari raccolti per essere reinvestiti nel paese”, ha detto Gil in una conferenza stampa.  Durante il periodo della presidenza Trump, gli Stati Uniti hanno applicato 243 misure coercitive unilaterali contro Cuba che si aggiungono alle precedenti. Il blocco, ha generato una perdita cumulata di 147,8 miliardi di dollari. Solo nel 2020, durante la pandemia, il Paese ha registrato perdite per 3,5 miliardi di dollari a causa dell’imposizione del blocco, che a giugno è stato condannato per la 29esima volta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Le ripercussioni

Il governo cubano riconosce i problemi economici, ma ribadisce che le manifestazioni del fine settimana sono state alimentate da una campagna contro il sistema socialista instaurato nel paese. “Tuttavia, cosa metteva in risalto la stampa internazionale? Il problema elettrico, le carenze di prodotti o gli acquisti in dollari? E qual è la causa di queste insoddisfazioni? È il blocco. Quindi si tratta di un discorso ipocrita”, ha dichiarato il presidente Miguel Díaz Canel.

Il ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez, ha sottolineato che la maggior parte degli account che hanno promosso le convocazioni di manifestazioni di protesta appartiene ad utenti che si trovano fuori dal Paese. “Tutti coloro che cercano di apparire ora come salvatori di Cuba non sono interessati alla salute o al cibo del popolo cubano. Vogliono cambiare un sistema per imporre un governo che privatizzi i servizi pubblici e che quindi finisca per non tenere conto delle esigenze di tutti. Il nostro governo garantisce i diritti di tutti, rivoluzionari e non”, ha dichiarato Díaz Canel.

In diversi paesi del mondo, i movimenti popolari e i partiti di sinistra hanno indetto manifestazioni di solidarietà con il motto “Cuba non è sola”. Allo stesso modo, anche varie autorità straniere hanno espresso il loro sostegno. Il presidente boliviano Luis Arce ha dichiarato: “Esprimiamo il nostro pieno sostegno al popolo cubano nella sua lotta contro le azioni destabilizzanti. Più Cuba avanza nel campo della salute e della scienza, più affronta la disinformazione e gli attacchi stranieri”.

Il capo di stato messicano, Andres Manuel López Obrador, ha detto che la prima cosa da fare per aiutare Cuba sarebbe togliere il blocco economico, “questo sarebbe un gesto veramente umanitario”. Il segretario esecutivo dell’Alleanza Bolivariana dei Popoli della Nostra America (ALBA-TCP) – Sacha Llorenti – ha biasimato la complicità dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) con le manifestazioni di protesta, affermando che “le mani di Almagro, macchiate di colpo di stato e di sangue, intendono intromettersi di nuovo negli affari di Cuba. Questo programma interventista fallirà, perché la rivoluzione cubana non dipende da nessun’altro che non sia il popolo cubano stesso”.

Fonte: https://www.occhisulmondo.info/2021/07/13/i-fattori-che-hanno-innescato-le-proteste-a-cuba

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